Un paese bellissimo

Lo sketch comico degli studenti che si fanno dire da uno di Hamas: siete troppo scemi

Paola Peduzzi

La satira israeliana su due conduttori del telegiornale universitario "Columbia Untisemity News" “Lgbtqh”, dove “h” sta per il gruppo terroristico palestinese perché oggi è “così di tendenza”

Milano. “Eretz Nehederet” è il “Saturday Night Show” di Israele, va in onda da vent’anni, prende il titolo – che vuol dire “un paese bellissimo” – dall’espressione che utilizzò Benjamin Netanyahu nella campagna elettorale contro Shimon Peres e che chiude ogni episodio settimanale. E’ una trasmissione di successo, satirica e colorata, con i protagonisti della politica e della società israeliana  interpretati da comici. 
Nell’ultima puntata è stato trasmesso uno sketch dal titolo “Columbia Untisemity News”, un telegiornale universitario che comincia con il logo di questo ateneo fittizio in cui ci sono due stelle di David cancellate, i colori della bandiera palestinese e il motto “Dal fiume al mare”, che è quello di Free Palestina, che sogna uno stato palestinese dal mare al fiume Giordano, cioè senza lo stato di Israele – i due conduttori, Kelcy e Wordle, lo canticchiano facendoci  un balletto. Il messaggio di benvenuto, con una grande bandiera mezza palestinese e mezza arcobaleno, è per tutti, “Lgbtqh”, dove “h” sta per Hamas, perché oggi il gruppo terroristico palestinese è “così di tendenza”

 

Guardate a tutta questa “propaganda sionista tossica”, dicono i due, indicando due volantini appesi dietro di loro, i famosi volantini che vengono strappati nelle capitali e nei campus occidentali perché considerati “divisivi” con le foto degli ostaggi di Hamas a Gaza: “Davvero, vi sembra Gaza questa?”, dice Kelcy indicando le immagini, “e sorridono!, gli ostaggi sorridono? Sionisti bugiardi!” – Wordle le dice sottovoce: “In realtà non ho idea di come sia fatta Gaza”, ma Kelcy va avanti, “pensano che siamo stupidi?”, e Wordle: “Stupido io? Ho un diploma in astrologia queer post coloniale” e “non sono antisemita, sono racist fluid”.  I due conduttori poi accolgono il loro “bff”, che qui sta per “bestie freedom fighter”, collegato da Gaza: Abu Fatwa ha il volto coperto, la fascia di Hamas e il fucile e salutando dice: “Inshallah uccideremo tutti gli infedeli”. Wordle lo ringrazia, gli dice che gli piace molto la sua fascia e il suo stile “oppression chic”, mentre Kelcy gli chiede preoccupata se sta bene, se è al sicuro. Il miliziano dice che è al sicuro, certo, “in un tunnel sotto l’ospedale di Gaza, sopra di me c’è Allah e ci sono due milioni di palestinesi a proteggermi”. Keley dice che il senso di comunità è così importante e poi i conduttori chiedono se gli aiuti umanitari ci sono, se ha cibo, carburante, medicine. Abu Fatwa risponde che ha tutto, “ho solo fame di razzi” – e Wordle: “Basta che siano organici”. I due conduttori vorrebbero tantissimo essere a Gaza a combattere contro Israele con il miliziano.  

 

Abu Fatwa dice a Wordle: “Vieni quando vuoi, ti aspettiamo, così ti possiamo gettare giù dal tetto, sporco omosessuale”. Wordle è felice, avete sentito?, mi invita a una festa sul tetto! Kelcy è estasiata: “Siete così accoglienti e inclusivi”, “molte shukran”, dice Worlde, dovresti venire anche tu, Abu Fatwa, in America: “Ah ci verremo – dice il miliziano – prima finiamo con Israele, l’America è la prossima”. Che bello, cinguetta Kelcy, “immagino che sarà molto presto”, e Abu Fatwa conferma: “Sì, sarà un blast”. Wordle non sta nella pelle, “sarà una cosa così multiculturale”. Persino Abu Fatwa è sconvolto, “ya Allah, siete così scemi”, dice, e i conduttori-studenti imperterriti: “Grazie, ti amiamo così tanto”. Abu Fatwa continua: “Non mi prenderò nemmeno il disturbo di uccidervi, siete uno spreco di proiettili”. Good vibes only, dice Wordle, e Abu Fatwa: “E’ meglio che ti ammazzi da solo”. Si salutano, ciao, muori, e il gingle finale “che suona ancora meglio” diventa: “Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera dagli ebrei” – in inglese fa rima, ed è per questo che è un motto che funziona.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi