I rischi di escalation

Missili ad alta tensione. Ma Russia e Cina salvano ancora una volta la Corea del nord

Giulia Pompili

Il regime di Pyongyang prende la parola al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e parla di "guerra nucleare", dopo il missile balistico intercontinentale lanciato nelle ore del summit della Nato

Erano almeno cinque anni che un ambasciatore della Repubblica popolare democratica di Corea, il nome formale della Corea del nord, non prendeva la parola alle Nazioni Unite. E’ successo ieri, durante la riunione del Consiglio di sicurezza convocata dopo che il regime di Pyongyang ha lanciato l’ennesimo missile balistico mentre i leader della Nato si riunivano a Vilnius. “Rifiutiamo e condanniamo categoricamente la convocazione della riunione del Consiglio di sicurezza da parte degli Stati Uniti e dei suoi seguaci”, ha detto l’ambasciatore nordcoreano Kim Song, aggiungendo poi che è Washington a portare l’Asia “sull’orlo di una guerra nucleare”. L’America e altri dodici membri del Consiglio di sicurezza avevano richiesto una riunione urgente per condannare il lancio missilistico nordcoreano di mercoledì scorso. E’ stato il ventesimo test missilistico e il quarto missile intercontinentale lanciato sin dall’inizio dell’anno da parte della Corea del nord, il secondo ad avere istallato un motore a propellente solido: tutto in diretta violazione delle risoluzioni dell’Onu che proibiscono a Pyongyang di sviluppare e testare certa tecnologia. La riunione però è finita con un nulla di fatto, per il diritto di veto esercitato da Russia e Cina che rivela, ancora una volta, che Mosca e Pechino hanno un preciso piano di protezione del regime di Pyongyang in funzione anti occidentale.

 

“La Cina ha preso nota del  lancio della Corea del nord. Nel frattempo, siamo  preoccupati per l’aumento della pressione militare e per i ripetuti invii di armi strategiche da parte di un certo paese per svolgere attività militari nella penisola coreana”, ha detto ieri l’inviato cinese all’Onu. Più o meno la stessa posizione della Russia: “Dobbiamo ancora una volta richiamare l’attenzione sulle azioni di Stati Uniti, Corea del sud e Giappone che continuano ad aumentare la portata delle loro esercitazioni regionali e la loro cooperazione militare”. Insomma, i missili nordcoreani – sempre più potenti e sofisticati, nelle mani di un regime che è ormai da anni ufficialmente dentro al Club dei paesi nucleari – sono una risposta al militarismo occidentale in Asia orientale, e non il contrario. 
Il missile balistico intercontinentale di mercoledì ha volato per mille chilometri e ha raggiunto  un’altitudine massima di 6.648 chilometri prima di cadere nel mare del Giappone. Yoon Suk-yeol, il presidente sudcoreano, ha organizzato una riunione d’emergenza del suo gabinetto a Vilnius, in Lituania, dove si trovava per partecipare al vertice della Nato come paese invitato. 


Secondo alcuni analisti, il recente aumento dell’aggressività nordcoreana viene da un lato dalla protezione offerta da Mosca e Pechino sin dall’inizio della guerra d’invasione russa dell’Ucraina, ma anche come reazione alle politiche ostili della Corea del sud. Il governo Yoon ha ripreso la politica della tolleranza zero contro Pyongyang, e nell’ultimo rimpasto di governo, poco più di due settimane fa, ha nominato come nuovo ministro dell’Unificazione Kim Yung-ho, docente di Scienze politiche conservatore, noto per le sue posizioni contro la violazione dei diritti umani in Corea del nord e favorevole a un regime change a Pyongyang. Nel nominarlo, il presidente Yoon ha detto che troppo a lungo il ministero dell’Unificazione era stato interpretato come “il ministero degli aiuti alla Corea del nord”, e che questa consuetudine politica andava cambiata.

 


Subito dopo la riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la potente sorella del leader nordcoreano Kim Jong Un, Kim Yo Jong, ha detto che il lancio missilistico nordcoreano è una risposta alla “politica ostile” degli Stati Uniti contro il Nord e un legittimo esercizio di autodifesa dalla “devastazione della guerra nucleare” provocata dal blocco occidentale.
La situazione in Asia orientale è sempre più tesa, e Mosca e Pechino, per i loro interessi,  proteggono il regime di Kim – che sin dall’inizio della pandemia non ha ancora riaperto i suoi confini, e secondo gli osservatori la popolazione starebbe attraversando una delle peggiori carestie dagli anni Novanta.
 

  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.