Russia contro Russia

L'opposizione russa è divisa in rivoli e il Cremlino ne beneficia

Micol Flammini

Le accuse incrociate, la "guerra santa" di Kasparov e un "agente straniero" ricoperto di ketchup a Vilnius. Ricostruire il dissenso a Mosca e fuori Mosca

Viktor Shenderovich è uno scrittore, drammaturgo, comico russo. Si professa contrario al Cremlino, ha iniziato ad accusare Vladimir Putin di essere un nuovo Stalin dall’inizio della sua presidenza e si è ritrovato negli ultimi tempi ad affrontare  le accuse da parte dell’opposizione stessa. La Russia contraria a Putin è divisa in rivoli. Pochi oppositori sono rimasti in Russia, perché la dissidenza a Mosca si paga con la vita o con pene detentive molto alte.  Come è accaduto a Vladimir Kara-Murza e Ilya Yashin, che hanno criticato l’invasione dell’Ucraina e dopo processi farsa sono stati portati in colonia penale. La dissidenza si sta spostando all’estero, prova a organizzarsi, a mostrare al mondo non soltanto il volto dell’altra Russia ma anche che il futuro per un’altra Russia esiste. Shenderovich nel suo paese si è ritrovato addosso l’etichetta di “agente straniero”, il modo con cui il Cremlino isola tutto ciò che è contrario alla sua linea. Gli agenti stranieri sono quasi delle spie per Mosca, e chiunque si ritrovi nell’elenco  non soltanto è strettamente sorvegliato, ma sa che in modo aleatorio potrebbe essere sottoposto a un processo dall’esito scontato. Shenderovich sta presentando in alcune capitali europee il suo ultimo lavoro “Concerto di un agente straniero” e a Vilnius è stato accolto da proteste e da una spruzzata di Ketchup rosso sangue in faccia. A contestarlo erano altri russi, anche loro contrari alla guerra, a Putin, al Cremlino. Una situazione simile si è riproposta in Estonia, a Tallinn.

 

Alcune settimane fa Shenderovich ha rilasciato un’intervista in cui raccontava che non riusciva a sperare nella morte dei soldati mobilitati, “sono comunque  nostri ragazzi, ingannati, sfortunati, ma comunque i nostri ragazzi”, e anche riguardo alla Russia diceva: “Questo è pur sempre il nostro paese, la nostra area di responsabilità”. Queste parole sono state prese come una posizione a favore della guerra, come la dichiarazione di fedeltà nei confronti della nazione qualsiasi cosa accada, qualsiasi cosa la nazione faccia in giro per il mondo, anche se si tratta di distruzione e morte. A pesare sulla reputazione di Shenderovich c’è anche il pagamento di una multa al capo della Wagner Evgeni Prigozhin, che in Ucraina con convinzione e violenza aiuta l’esercito di Mosca. 

 

Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, molti russi si definiscono contrari alla guerra, a Putin, alla brutalità, ma comunque dicono di non poter tifare per la sconfitta e l’umiliazione del proprio paese, finendo dalla parte del presidente russo e della sua aggressione. Le parole di Shenderovich sono state messa alla stregua di quelle dei suoi connazionali, ma lui ha spiegato che invece sono state fraintese e aveva intenzione di esprimere anche a Vilnius la sua posizione quando alcuni manifestanti si sono messi davanti al teatro Vaidilos per protestare contro di lui e il suo intervento. E’ sceso tra loro ed è finito ricoperto di Ketchup. 
Anche Garry Kasparov – lo scacchista che aveva sfidato Putin finché nel 2013 non prese la decisione di trasferirsi stabilmente a New York dopo i numerosi arresti – ha criticato Shenderovich, dicendo che in questo momento, nel corso di una guerra, che definisce “santa”, le posizioni devono essere nette: non si può criticare Kyiv e non sono ammesse le sfumature, non si possono rimproverare agli ucraini i costi della guerra, mentre si può rimproverare ai russi di non aver rovesciato Putin. Alcuni oppositori come Ljubov Sobol, stretta collaboratrice e alleata di Alexei Navalny, ha invece preso le difese di Shenderovich, scrivendo su Twitter che, mentre in molti dovevano ancora svegliarsi, lui aveva già paragonava  la Russia di Putin alla Germania di Hitler. Ljubov Sobol scrive: “Non cospargerò il mio capo di ceneri e non dirò che ho permesso la guerra. La maggior parte dei russi prima del conflitto, secondo tutti i sondaggi, considerava l’Ucraina uno stato indipendente. Ho combattuto per tutta la mia vita e non volevo la guerra”. Le sfumature della dissidenza sono molte e Sobol evidenzia uno dei problemi più grandi dell’opposizione che è quello di continuare a contarle tutte queste sfumature, a sottolinearle, con il risultato di mostrarsi disuniti di fronte al Putin e di mettere la Russia contro la Russia. Non c’è mai stata unità, ma con la guerra contro Kyiv è cresciuta la frammentazione e con i suoi pezzi la lotta alla purezza che ha un unico beneficiario: il Cremlino. 
 

Di più su questi argomenti:
  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)