Foto di Ludovic Marin, pool via AP, via LaPresse  

Leadership e alleanze

La Polonia ha dato una scossa alla riluttanza dell'asse franco-tedesco

David Carretta

L'appoggio di Varsavia all’Ucraina ridisegna l’equilibrio europeo: il paese di Morawiecki si candida come contropotenza militare della Francia. E Macron, oggi a Monaco, teme un'unione polacco-ucraina nel caso dell'entrata di Zelensky nell'Ue

Bruxelles. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco oggi gli occhi saranno puntati su Emmanuel Macron. Il presidente francese pronuncerà un discorso sui “mezzi per assicurare la sconfitta della Russia” e sui “meccanismi” per “garantire la sicurezza” in Europa, ha detto l’Eliseo. Malgrado il cambio dei toni di Macron degli ultimi mesi e la volontà dichiarata di sostenere l’Ucraina fino alla “vittoria”, alcuni temono il ritorno delle aperture alla Russia. Ma ci sono altri due invitati le cui parole saranno ascoltate con attenzione: il presidente e il premier della Polonia, Andrzej Duda e Mateusz Morawiecki. Varsavia è in prima linea nello sforzo di difesa dell’Ucraina. Che sia alla Nato sulle forniture di armi o nell’Unione europea sulle sanzioni contro Mosca, la Polonia sta svolgendo un ruolo di leadership, surclassando l’asse franco-tedesco della reticenza.

 

Il ruolo della Polonia nella difesa dell’Ucraina più che da Monaco sarà riconosciuto con la visita di Joe Biden nel paese dal 20 al 22 febbraio: il presidente americano pronuncerà un discorso a un anno dall’inizio della guerra, avrà un faccia a faccia con Duda e incontrerà i leader del gruppo dei “Nove di Bucarest” (il B9, ne fanno parte i paesi sul fianco orientale della Nato). Biden riaffermerà il sostegno degli Stati Uniti per la sicurezza di tutti i membri dell’Alleanza e renderà omaggio al loro contributo sull’Ucraina. Con l’eccezione dell’Ungheria, il B9 ha rimesso in moto la sua industria militare e svuotato gli arsenali per fornire munizioni, artiglieria, carri armati e perfino aerei di età sovietica (questi ultimi smontati e trasferiti in segreto come pezzi di ricambio). Per dimensioni la Polonia lo ha fatto più di tutti gli altri. Ma, oltre alla priorità storica di Varsavia di tenere lontana la Russia, dietro all’attivismo c’è anche una strategica europea. Risolutamente atlantista e determinata a diventare il primo esercito di terra dell’Ue, la Polonia si candida a occupare il posto del Regno Unito prima della Brexit: la contropotenza militare della Francia in Europa, con cui Parigi è costretta a fare un’intesa più o meno cordiale.

 

Le ambizioni militari della Polonia si misurano in numeri. Il bilancio della difesa polacco era al 2,4 per cento del pil nel 2022 e potrebbe raggiungere il 4 per cento quest’anno. L’esercito è composto da 114 mila uomini, che in futuro dovrebbero arrivare a 300 mila. Ai 647 carri armati in attività nei prossimi anni si aggiungeranno oltre 250 Abrams americani e più di un centinaio di K2 Black Panther coreani (l’accordo con Seul ne prevede fino a mille). Varsavia ha firmato l’acquisto di 32 caccia F-35, da aggiungere ai 48 F-16 attualmente in servizio. Alla Corea del Sud sono stati ordinati altri 50 caccia leggeri Kai T-50 Golden Eagle. La scelta dei fornitori mostra un irriverente disprezzo della Polonia per l’industria della difesa europea che la Francia promuove (del resto in buona parte è francese). 

 

L’Ucraina ha permesso alla Polonia di affermarsi nell’Ue. Varsavia aveva denunciato prima di tutti l’uso del gas come arma da parte della Russia, comprese le manipolazioni del mercato di Gazprom nei sei mesi antecedenti la guerra. Ha potuto rivendicare di aver sempre avuto ragione sulle intenzioni di Vladimir Putin. Sulla pericolosità della Russia, a sbagliarsi erano Francia e Germania. Dal 24 febbraio 2022 le proposte, gli annunci e le posizioni di Varsavia hanno scosso l’asse della reticenza formato da Macron e dal cancelliere tedesco, Olaf Scholz, costringendoli a reagire. Dagli obici ai carri armati da combattimento, passando per i Patriot, è stata la Polonia a trascinare la Germania.

 

Il principale beneficiario dell’attivismo polacco nell’immediato è l’Ucraina. Ma nelle dinamiche dell’Ue c'è sempre il rischio di effetti controproducenti. La diplomazia francese è in allarme perché il centro di gravità militare e politico si sta spostando. Nell’Ue come nella Nato la direzione è l’est. La Germania pende già da quella parte. Scholz ha mandato su tutte le furie Macron dopo il lancio a ottobre di uno scudo missilistico tra 14 paesi dell’est e del nord (anche se la Polonia è assente). La Francia sta inoltre bloccando su un’accelerazione del processo di adesione dell’Ucraina. La ragione ufficiale dello scetticismo francese è che accogliere un paese di 44 milioni di abitanti renderebbe il processo decisionale nell’Ue più complicato. In realtà, la Francia teme l’emergere di un asse alternativo polacco-ucraino in grado di far concorrenza all’asse franco-tedesco. Il discorso di Macron a Monaco potrebbe fornire indicazioni. Se insisterà sulla sua idea di una nuova architettura di sicurezza in Europa che coinvolga la Russia, l’intesa con la Polonia non sarà per nulla cordiale.