Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó e Matteo Salvini, a Trieste nel 2019 (LaPresse) 

Editoriali

Un terminal del porto di Trieste all'Ungheria. Un bel caso di deroga al sovranismo

Redazione

Un’estensione di 300 metri del lungomare sarà utilizzato dal paesi di Orbán, che intanto rafforza la Via della Seta con la Cina

La scorsa settimana, Cina e Ungheria hanno istituito un comitato intergovernativo di cooperazione sulla Via della Seta, per dare “nuovo impulso allo sviluppo delle relazioni bilaterali”. L’accordo è stato firmato online dal ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e dal suo omologo ungherese Péter Szijjártó, e Wang ha detto – riassumiamo – che l’Unione europea ha molto da imparare da Budapest, che bisognerebbe guardare al governo ungherese per capire come si fanno affari con la Cina. Curioso: solo un paio di settimane fa il ministro Szijjártó è venuto in visita in Italia, e ha incontrato il ministro dell’Industria Adolfo Urso e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, del quale Szijjártó ha detto – e qui citiamo letteralmente: “L’intera Europa dovrebbe essere grata a Salvini”. Szijjártó conosce bene il ministro delle Infrastrutture perché tre anni fa, da ministro dell’Interno, fu l’uomo che firmò un accordo importante: la concessione all’Ungheria dei diritti su un’estensione di 300 metri del lungomare di Trieste per trent’anni a fronte di un pagamento  di 31 milioni di euro.

 

Durante l’ultima visita di Szijjártó si è passati all’accordo operativo, che dà il via agli investimenti preparatori per consentire alle aziende ungheresi di usare la proprietà ungherese del porto, e iniziare le esportazioni da lì a partire dal 2026. Un bel caso di deroga al sovranismo. Ma c’è di più. L’arrivo a Trieste delle merci ungheresi sembra essere un pallino non proprio di Orbán, ma piuttosto di Pechino: lo sbocco marittimo sarebbe parte del progetto della Via della Seta di cui fa parte anche la ferrovia Budapest-Belgrado, finanziata pressoché interamente dalla Cina. Nel 2019 sembrava che il porto di Trieste dovesse essere venduto a Pechino, poi non se n’è fatto più nulla. Due anni dopo il terminal Plt è stato acquisito dalla società tedesca Hhla, che nel porto di Amburgo è socia di maggioranza del colosso cinese Cosco. Il terminal ungherese sarà costruito invece nell’area dell’ex raffineria Aquila, finora abbandonata.

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