Foto di Rebecca Blackwell, via LaPresse 

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Il piano di DeSantis, che manda immigrati a casa dei liberal

Paola Peduzzi

Da mesi la Florida ricolloca i migranti negli altri paesi degli Stati Uniti caricando le persone sugli autobus senza comunicar loro la destinazione. E spesso è Martha's Vineyard, una delle isole più esclusive del mondo

Il governatore della Florida Ron DeSantis, che è considerato il futuro del Partito repubblicano in questo periodo di enormi grandi dilemmi sull’identità del conservatorismo americano, ha messo a punto un piano chirurgico per colpire i democratici dove fa molto male: la gestione dell’immigrazione. Che questo piano abbia a che fare con la vita e il futuro di persone senza alternative non gli deve essere sembrato rilevante, e non sembra rilevante nemmeno a molti dei suoi sostenitori: in America si vota a novembre per le elezioni di metà mandato, il Partito democratico è in recupero nonostante le premesse di questa tornata fossero nere, e quindi vale tutto.

 

Il piano è questo: da mesi la Florida, così come il Texas e l’Arizona, ricolloca sul territorio americano i migranti che arrivano da loro, che sono stati di frontiera. Il meccanismo è simile a quello europeo, su cui l’Italia preme molto essendo il nostro un paese di primo approdo: la redistribuzione dei migranti negli altri paesi dell’Unione europea in modo da dividersi i costi dell’immigrazione e dell’integrazione di chi arriva sul continente. È una questione controversa — il Regno Unito è uscito dall’Ue anche per questo — e dibattuta, ma il punto è proprio questo: in Europa si discute, si litiga, si cerca una soluzione comune.

 

L’iniziativa della Florida e del Texas è invece autonoma: i migranti vengono caricati sugli autobus senza sapere qual è la loro destinazione, ma nemmeno le autorità del luogo di destinazione sono informate dell’arrivo. L’obiettivo di questa iniziativa è proprio questo: replicare lo choc di vedersi arrivare migranti e di dover gestire l’emergenza. DeSantis nei giorni scorsi ha deciso di dare un’ulteriore svolta mettendo a punto il suo piano chirurgico: gli aerei (in questo caso) con su 50 persone in arrivo dal Texas sono stati mandati a Martha’s Vineyard, una delle isole più esclusive del mondo, regno lussuoso del mondo democratico ricco, sulla costa del Massachusetts.

 

DeSantis ha realizzato il sogno di molti leader  di destra: voi progressisti così accoglienti perché non ve li mettete a casa vostra questi migranti? E per non passare inosservato DeSantis ha scelto la casa più sfarzosa e simbolica, il regno dei Kennedy, dei Clinton degli Obama. dei ricchi e dei potenti. Christina Pushaw, una portavoce di DeSantis, ha fatto la didascalia: su Twitter ha pubblicato una foto della villa degli Obama scrivendo: “Questo bad boy può far stare qui dentro tantissimi immigrati illegali”. I media conservatori, in particolare l’ammiraglia Fox News che sta trasferendo il proprio tifo da Donald Trump a Ron DeSantis, hanno fatto vedere e rivedere un’esponente del Partito democratico dell’isola che in sostanza dice: ma come facciamo, ma dove li mettiamo? 

 

Gli ospiti inattesi sono in gran maggioranza venezuelani: secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, dal Venezuela scappano più persone di quante non scappino dall’Ucraina e dalla Siria. Erano arrivati in Texas, a San Antonio, poi sono andati in Florida e lì sono stati di nuovo spostati. Alla partenza, avevano ricevuto alcune istruzioni: andrete a Boston o a New York, dove sarete ospitati per 90 giorni in un centro adibito all’accoglienza e dove riceverete aiuto per ottenere i permessi per restare nel paese e lezioni di inglese.

 

Non si aspettavano di arrivare su un’isola, men che meno questa, e nemmeno gli isolani se l’aspettavano. Ma a dispetto di quel video che circola insistente sulle emittenti conservatrici, l’organizzazione c’è stata: cinquanta letti nella chiesa episcopale di St Andrew,  pasti per tutti, un’area per i bambini, medici, interpreti, solidarietà. Ieri poi i migranti sono stati trasferiti nella base di Cape Cod, in attesa di capire cosa fare.  

 

I democratici hanno risposto come hanno fatto in passato: è un metodo “vergognoso” e “incosciente” di gestire la vita delle persone. Ma tutti gli incontri che si sono svolti alla Casa Bianca, secondo quanto raccontato dall’Nbc, sono stati infruttuosi: la relocation va governata. L’Amministrazione Biden litiga con la cosiddetta “agenda Trump” sull’immigrazione da quando ha preso il potere, smantellando l’idea di una barriera fisica (il muro) ma allo stesso tempo dicendo che devono essere introdotti dei limiti all’ingresso.

 

Il dossier è nelle mani di Kamala Harris, la vicepresidente, che non lo ha gestito bene e anzi a volte, soprattutto nei suoi tour nei paesi d’origine dei migranti, malissimo mischiando un messaggio di accoglienza a uno di respingimento. S’è detto che, essendo una questione irrisolvibile e che crea soltanto impopolarità, Biden l’abbia volutamente lasciata alla sua vice.

 

Tanta malignità non è mai stata confermata, ma la Harris è ora considerata responsabile della crisi umanitaria ai confini dell’America, dai conservatori di certo, ma anche da parte dei democratici. I conservatori ovviamente non si lasciano scappare l’occasione: in questi giorni sono arrivati A Washington 500 migranti illegali sugli autobus provenienti dal Texas e sono stati depositati, sempre senza avvisare nessuno, in un quartiere attaccato a dove c’è la casa di Kamala Harris. 

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi