La telefonata tra Xi e Putin è solo la conferma di un asse antioccidente

Giulia Pompili

Il capo della seconda potenza del mondo dice al presidente russo: le tue preoccupazioni sono legittime. Ancora una volta vuole mostrarsi come un leader responsabile, ma l'obiettivo è un altro: cambiare l'ordine mondiale a guida americana

Il presidente cinese Xi Jinping ha avuto un'altra conversazione telefonica con il presidente della Federazione russa Vladimir Putin. Sin da quando la Russia ha invaso l'Ucraina, Xi non ha mai parlato con il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, ma già il 25 febbraio – un giorno dopo l'inizio dell'invasione – aveva parlato con Putin.

  

Durante la conversazione, come riportata dal ministero degli Esteri cinese, il presidente della seconda potenza economica del mondo si è congratulato per i successi del rapporto tra Mosca e Pechino: "Le relazioni Cina-Russia hanno mantenuto un buon ritmo di sviluppo. La cooperazione economica e commerciale tra i due paesi aumenta costantemente e il ponte autostradale Heihe-Blagoveshchensk è stato aperto al traffico, aprendo un nuovo canale di comunicazione tra i due paesi". Solo alla fine del comunicato si fa un riferimento "alla situazione in Ucraina" (non alla "guerra", secondo la prassi linguistica adottata dalla Cina, la stessa della Russia), e Xi avrebbe sottolineato ancora una volta, come già fatto dai funzionari della leadership cinese, che Pechino vuole giudicare la situazione in modo indipendente: "Tutte le parti dovrebbero spingere per arrivare a una soluzione adeguata della crisi ucraina in modo responsabile". Quello che è chiaro, almeno dalla comunicazione di quest'ultima telefonata, è che la Cina non ha nessuna intenzione ancora né di allontanarsi dalla Russia economicamente, né di isolare e condannare l'instabilità provocata da Mosca. Anzi: la guerra d'invasione russa aiuta Pechino nel suo obiettivo, quello di cambiare l'ordine mondiale guidato dall'America e dai paesi democratici occidentali. 

   

Secondo la versione russa della telefonata infatti, come riportato da Ria Novosti, Xi avrebbe detto a Putin che "sono legittime" le azioni della Russia "volte a proteggere gli interessi nazionali di fronte alle sfide esterne alla sua sicurezza". Curioso che questa conversazione avvenga nello stesso giorno in cui in Cina entra in vigore una legge sulle “operazioni militari diverse dalla guerra”, che consente di inviare le Forze armate cinesi all'estero per salvaguardare "le sfide esterne di sicurezza". 

 

Gli amici “senza limiti” non sono propriamente alleati. La Cina di Xi Jinping, da quando è iniziata l’invasione russa dell’Ucraina, ha mantenuto un certo distacco dalle vicende considerate “regionali”, ha sfruttato come poteva l’economia russa (soprattutto sul petrolio), si è sfilata laddove poteva avere dei problemi (soprattutto nel settore tecnologico), e ha usato strategicamente la crisi per rilanciare la propaganda russa anti-americana. Ma Cina e Russia hanno un nemico comune, l’occidente, che in questo momento sembra più unito e invincibile che mai. Si avvicina infatti un importante momento che spaventa sia Mosca sia Pechino: il 29 giugno, al summit Nato di Madrid che sarà ri-fondativo dell’Alleanza, si parlerà di Russia e di Cina, e per la prima volta parteciperà un primo ministro giapponese.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.