In Polonia ha rivinto Duda

Micol Flammini

La nazione è divisa a metà: est vs ovest, nazionalisti vs europeisti, anziani vs giovani. Lo sfidante Rafal Trzaskowski è arrivato a un soffio dalla linea di frattura, ma non l’ha superata

“Sappiamo che non sappiamo nulla”, ripetevano analisti e commentatori dopo la pubblicazione degli exit poll che davano Andrzej Duda, il candidato del partito nazionalista PiS, al 50,4 per cento e il suo sfidante, il sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski, al 49,6. La Commissione elettorale, vista la distanza ridotta tra i risultati dei due candidati ha detto che non avrebbe diffuso i risultati parziali, ma che avrebbe dato l’annuncio soltanto con il numero dei voti definitivo tra le mani, ma i risultati iniziavano a cambiare rapidamente e questa mattina con lo spoglio al 99 per cento la situazione era così: Duda 51,21 - Trzaskowski 48,79 e la Polonia percorsa da un confine. 

 

 
Duda a est e Trzaskowski a ovest, Duda votato dai più anziani e Trzaskowski dai più giovani, Duda voluto dagli uomini e Trzaskowski dalle donne, Duda scelto dalle zone rurali e Trzaskowski dalle città, anche se il sindaco di Varsavia è riuscito ad aumentare i consensi anche nei paesi più piccoli dove il suo partito, la Piattaforma civica (Po) prima e la Coalizione civica (Ko) poi, aveva sempre perso negli ultimi anni. Questo confine è sempre esistito, c’è sempre stato, questa divisione tra le due Polonie è stata per anni alla base dell’alternanza tra il Po e il PiS, ma questa volta aveva assunto tutto un altro significato: che la Polonia di Trzaskowski riuscisse a vincere sulla Polonia di Duda sembrava indispensabile per fermare le riforme illiberali del governo e riavvicinare Varsavia a Bruxelles. 

 

 

 

Il PiS ha vinto le ultime elezioni amministrative, il 13 ottobre dello scorso anno, ottenendo la maggioranza alla Camera, ma non al Senato, dove l’opposizione era riuscita ad avere un seggio in più. Quel giorno era ricomparsa in Senato la bandiera europea, che il partito nazionalista aveva tolto nel 2015 e questo seggio in più si è rivelato decisivo per fermare, ad esempio, il progetto di riforma della legge elettorale, proposto dal PiS durante il lockdown. Europeisti e liberali per quel seggio in più e quella bandiera rimessa al suo posto, vicino al bianco e al rosso della Polonia, avevano tirato un sospiro di sollievo ed erano rimasti in attesa, aggrappati alla campagna elettorale vivace ed energica di Trzaskowski, che è stato in grado di raddoppiare i consensi per il suo partito in meno di un mese. La lotta per la presidenza era la lotta per una garanzia, per la tutela della democrazia. Duda ha sempre firmato tutte leggi proposte dalla maggioranza, anche quando erano in contrasto con lo stato di diritto. Da qui il soprannome: dlugopis, penna, ha sempre firmato, tranne una volta nel 2017. 

 

 

Durante la nottata di ieri, Trzaskowski era su un palco lungo il fiume Vistola a Varsavia. L’atmosfera cambiava lentamente, dall’euforia dei primi exit poll alla tenacia della seconda proiezione durante la notte. “I democratici hanno detto no!”, scriveva Jaroslaw Kurski, il direttore del maggior giornale di opposizione, Gazeta Wyborcza. Dall’altra parte, sempre a Varsavia, Duda invitava il suo sfidante a raggiungerlo al palazzo presidenziale. Chiedeva scusa per le sue parole, se avevano offeso qualcuno, e precisava che però erano esattamente quello che pensava e non aveva intenzione di pentirsene. La Polonia “saggia, giusta, ospitale, sorridente e per tutti” che aveva promesso il sindaco di Varsavia non ci sarà. La Polonia, dopo queste elezioni, rimane divisa a metà, da un confine. Da una parte la nazione europeista, democratica e liberale, Dall’altra il paese nazionalista, reazionario e conservatore. Trzaskowski però ha vinto nella circoscrizione di Jaroslaw Kaczynski. Il leader del PiS aveva chiamato i giornalisti per farsi riprendere mentre lasciava cadere la scheda nell’urna. Ma gli si è affiancato un uomo mascherato, aveva sul volto una maschera di Kaczynski, che gli ha rubato tutta la scena. Ha vinto Duda, ha vinto il PiS, ma la Polonia democratica ha ancora tanta voglia di combattere.