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Ricordate i sindaci dell’est Europa contro i populisti? Quello di Varsavia oggi fa tremare il suo presidente

Rafal Trzaskowski si era già fatto conoscere quando assieme ad altri prima cittadini aveva deciso di mostrare a tutti l’altra Visegrád. Adesso sfida Duda e ha trasformato una sconfitta certa in una gara

28 Giugno 2020 alle 06:12

Ricordate i sindaci dell’est Europa contro i populisti? Quello di Varsavia oggi fa tremare il suo presidente

Rafal Trzaskowski (foto LaPresse)

Roma. L’idea di convincere il maggior partito di opposizione in Polonia, Coalizione civica (Ko), a cambiare candidato per le elezioni presidenziali era stata caldeggiata e suggerita da Donald Tusk. Per l’ex presidente del Consiglio europeo, ci voleva qualcuno in grado di riacciuffare i voti di sinistra, qualcuno con esperienza amministrativa, qualcuno iperattivo, giovane, veloce, convincente, capace di togliere al partito quella patina di stanchezza, di battaglia persa, quella nomea di rappresentante di una Polonia che non esiste. Il suo appello è stato ascoltato, Ko ha cambiato candidato e per le elezioni del 28 giugno ha presentato Rafal Trzaskowski, sindaco di Varsavia, ex parlamentare europeo, figlio di un compositore e con una piccolissima esperienza televisiva: da bambino ha recitato in una serie per ragazzi.

  

Si era già fatto conoscere quando assieme ai sindaci di Budapest, Praga e Bratislava, Trzaskowski aveva deciso di mostrare a tutti l’altra Visegrád, quella europeista e liberale, pronta a creare un ponte ideale che collegasse le capitali a Bruxelles. Per Varsavia e per Budapest quest’unione aveva la forza della resistenza ed era piena di voglia di dire a tutti: non guardate soltanto i Kaczynski e gli Orbán, le nostre nazioni sono fatte di altro e siamo qui per dimostrarlo. I quattro sindaci erano andati anche a Bruxelles con i loro progetti e qualche richiesta, decisi a mostrare a tutti, anche ai loro governanti, quanto fosse solida e importante quest’altra faccia di Visegrád. Nessuno meglio di Rafal Trzaskowski, quindi, avrebbe potuto sfidare il candidato del PiS, il partito che governa la Polonia dal 2015, alle elezioni presidenziali e se fino a qualche settimana la vittoria di Andrzej Duda, il presidente uscente, sembrava scontata e anche semplice, con l’arrivo del sindaco di Varsavia qualcosa è cambiato, e Duda e il PiS non erano pronti a gareggiare.

 

Trzaskowki è riuscito a ottenere le firme necessarie alla sua candidatura con una velocità che neppure il suo partito si sarebbe aspettato, in quattro giorni ha superato le centomila firme necessarie e ne ha ottenute più di un milione e mezzo. Poi ha iniziato la campagna elettorale vera, è sempre in giro, arriva ovunque, sa di non dover cercare il sostegno soltanto delle città più grandi, la sfida è rappresentata dalle campagne, dai villaggi più piccoli che rimangono la roccaforte del PiS, con parole d’ordine chiare: fiducia, trasparenza, democrazia, Europa. La battaglia che si sta combattendo in Polonia durante queste elezioni è importante: togliere al partito nazionalista la presidenza vorrebbe dire avere un sistema di contrappesi che darebbe la possibilità di bloccare i progetti di legge più controversi, le riforme della giustizia che ledono lo stato di diritto e per le quali la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione; vorrebbe dire proteggere la libertà di stampa dai progetti del PiS, che è riuscito a creare un suo esercito di media filogovernativi, ma ne rimangono ancora molti durissimi nel giudicare l’operato del governo. Trzaskowski sa quanto è importante per la Polonia questo voto e si è presentato con una motto deciso, “un presidente forte. Una Polonia per tutti”, è riuscito in poco tempo a recuperare l’attenzione dei più giovani che alle elezioni amministrative di ottobre avevano votato partiti più a sinistra di Ko e adesso sono stati catturati da una campagna elettorale inaspettata, vitale e piena di speranza.

 

Tutti gli occhi adesso guardano Duda e Trzaskowski – degli altri candidati si parla poco o nulla ormai. Il primo è il riflesso delle manovre del PiS, che ha dalla sua l’uso dei media governativi ma non ha carisma, anche se rimane il favorito. Il secondo invece ha riabilitato una corsa che sembrava già persa e ha messo sotto sopra i piani del governo, che avrebbe voluto far votare i polacchi a maggio, durante la pandemia, perché temeva che, posticipando il voto, la gestione sanitaria e le conseguenze economiche si potessero trasformare in un’arma per gli oppositori. Il sindaco di Varsavia ha trasformato una sconfitta in una gara. I sondaggi danno Andrzej Duda in vantaggio, un vantaggio che si assottiglia di giorno in giorno e che lascia aperta la possibilità di un secondo turno se nessun candidato riuscirà a ottenere il 50 per cento questa domenica.

Neppure un secondo turno era previsto, è una sorpresa, un effetto Varsavia, la capitale che assieme a Danzica, la città “in cui è nata la libertà” come recita la scritta sui cancelli dei suoi vecchi cantieri, custodisce la voglia di democrazia di tutta la nazione e ci tiene a far sapere al mondo che la Polonia ha anche un altro volto e non assomiglia per niente a quello che ha mostrato in questi ultimi cinque anni.

Micol Flammini

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