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Il fronte anticinese di Trump e la ricerca europea di un nuovo multilateralismo

Il presidente americano vuole aprire il G7 alla Russia. Londra e Berlino contrari (e la Cina trolla)

2 Giugno 2020 alle 06:00

Il fronte anticinese di Trump e la ricerca europea di un nuovo multilateralismo

Un bilaterale tra Vladimir Putin e Donald Trump durante il g20 di Osaka, nel giugno 2019 (foto LaPresse)

Roma. L’ultima mossa dell’Amministrazione Trump per contrastare l’influenza cinese è mettere insieme tutti i paesi che hanno avuto problemi con Pechino negli ultimi anni. Ma l’ipotesi lanciata l’altro ieri dal presidente americano Donald Trump – il G7 è “un’istituzione obsoleta”, e quindi va riformata facendola diventare un G11 – a distanza di ventiquattr’ore ha già ricevuto parecchie critiche, e risulta una strada difficilmente praticabile. Quest’anno la presidenza della riunione delle sette grandi economie del mondo tocca all’America, e il presidente, in un primo momento, aveva insistito sulla necessità di tenere il vertice come di consueto a giugno, nonostante la pandemia. Dopo diverse defezioni (prima fra tutte quella della Germania di Angela Merkel), l’Amministrazione ha accettato di rimandare a settembre il summit, ma ha proposto di aprirlo anche “a Russia, India, Australia e Corea del sud”. Non è così facile.

 

L’India di Narendra Modi sta vivendo un periodo pericolosissimo con la Cina: sia Delhi sia Pechino nelle ultime settimane hanno aumentato le truppe al confine nella regione del Ladakh: la tensione nell’area himalayana è sempre più alta e un incidente, fomentato dalla retorica nazionalista di entrambi i paesi, rischia realisticamente di sfociare in un conflitto militare. L’Australia, tradizionalmente molto legata alla Cina per ragioni geografiche ed economiche, ospita la comunità cinese più grande del mondo. Il primo ministro di Canberra Scott Morrison è stato uno dei primi a chiedere un’indagine internazionale sulle responsabilità della Cina nella pandemia, e ora si ritrova nel mezzo di una guerra commerciale con Pechino.

 

La Corea del sud nel 2017 ha subìto il durissimo boicottaggio cinese per via dell’istallazione dello scudo antimissile americano Thaad sul suo territorio. Solo recentemente la presidenza di Moon Jae-in è riuscita a ricucire i rapporti con Pechino (e anche per questo la Corea del sud è uno dei pochi paesi democratici asiatici a non aver preso una posizione sulla questione Hong Kong). Ma il problema più importante è quello di far tornare la Russia al tavolo dei potenti: Mosca fu esclusa dal vertice annuale del G8 nel 2014, dopo l’annessione della Crimea. Non solo la sua presenza nel ruolo di nemico-amico di Pechino potrebbe essere tutt’altro che utile all’obiettivo di Trump – quello di trasformare il summit in una fronte anticinese – ma sarebbe anche piuttosto controversa. Ieri il portavoce del primo ministro britannico Boris Johnson ha detto che “il Regno Unito si opporrà” al ritorno della Russia nel G7 “finché il paese non cesserà tutte le attività aggressive e destabilizzanti che minacciano la sicurezza dei nostri cittadini”. Anche il Giappone, che fa parte del G7 e sin dalla Seconda guerra mondiale ha un rapporto molto complicato sia con la Russia (per questioni territoriali non hanno mai firmato un trattato di pace) sia con la Cina, ha fatto sapere ieri, tramite il capo di gabinetto del governo di Shinzo Abe, Yoshihide Suga, che “non vi è alcun cambiamento nella nostra posizione: non riconosciamo l’annessione della Crimea da parte della Russia alla luce dell’integrità della sovranità e del territorio dell’Ucraina”.

 

Trump cerca alleati internazionali nella sua crociata anticinese, ma il suo approccio semplicistico alla questione Pechino non convince quasi nessuno. Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha detto ieri che “il mondo non deve essere diviso in sfere d’interesse americane o cinesi. Spetta a noi europei lottare per il multilateralismo”. Per Maas ci sono molte questioni urgenti “da discutere con la Cina, ma deve essere chiaro che l’Europa rappresenta determinati valori e princìpi, che guidano anche i nostri colloqui con la Cina”. L’Europa però su questioni cruciali come quella di Hong Kong sembra tutt’altro che unita: anche dopo la riunione dei ministri degli Esteri venerdì scorso eventuali sanzioni contro Pechino sembrano non essere sul tavolo. Solo il governo di Londra sarebbe disposto a garantire la cittadinanza ai fuggitivi della sua ex colonia.

 

Con il caos in America, Pechino si sente ormai legittimata ad andare avanti nella trasformazione di Hong Kong in “un paese, due sistemi di business”. Ieri i giornali cinesi hanno dato molto spazio alle proteste in America, sottolineando quanto fosse ipocrita, da parte della Casa Bianca, occuparsi dei diritti dei manifestanti nell’ex colonia inglese. Hu Xinijn, falco direttore del Global Times, ha scritto su Twitter di essere quasi sicuro che dietro alle proteste in America ci siano i facinorosi di Hong Kong infiltrati. Trollaggio puro.

Giulia Pompili

Giulia Pompili

Giulia Pompili è nata il 4 luglio. E' giornalista del Foglio dove scrive soprattutto di Asia – nel 2012 ha vinto il premio giornalistico "Umberto Agnelli" della Fondazione Italia Giappone. Recita a memoria i test missilistici di Kim Jong-un, ma pure le canzoni degli Afterhours. E' terzo dan di kendo.

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  • branzanti

    02 Giugno 2020 - 10:28

    Sarebbe deprecabile se il governo italiano non appoggiasse la lunea degli alleati europei per seguire il satrapo alla casa bianca. Chiaramente si dovrà lavorare per un reinserimento della Russia, anche in funzione dell'indispensabile isolamento degli Usa, ma questo potrà avvenire solo nel pieno coordinamento degli alleati europei.

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    • Skybolt

      02 Giugno 2020 - 11:58

      Ah, deprecabile è un aggettivo che porta malissimo.... lei dovrebbe saperlo bene.

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    • Skybolt

      02 Giugno 2020 - 11:57

      ahahahahah, isolamento degli USA.... certo, come con la nebbia sulla Manica. Guardi che la mossa di Trump è quanto di più kissingeriano che c'è. E UK e Germania si oppongono per motivi diversi, UK perchè ritiene la Russia un pericolo, la Germania perchè dipende ormai dalla Cina per le sue esportazioni. Quindi un beato che vogliano reinserire la Russia a modo loro. A proposito, e Macron? Lui sarebbe d'accordo, anche per mettere pressione sulla Germania. E questa sarebbe l'Europa?

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      • branzanti

        02 Giugno 2020 - 14:26

        Oggi mi dedico alle iperboli e mi spingo a dire che fatico a trovare un paragone per gli Usa nell'attuale scenario geopolitico. La loro natura ed il loro desiderio di violenza, morte e distruzione sono assolutamente "originali" ed allora bisogna ricorrere alla fantascienza. Si gli Usa ricordano la "morte nera" dl Darth Vader ed isolarli sarebbe indispensabile. Se l'Europa lo capirà tanto meglio, le nuove alleanze sono come l'intendenza, seguono. Non si può fare diversamente di fronte al grande nemico dell'umanità. Ah deprecabili parlando degli Usa è aggettivo molto dolce.

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        • luigi.desa

          02 Giugno 2020 - 15:22

          Bravo Braz lei sì che è un peperino!

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        • Carlo A. Rossi

          02 Giugno 2020 - 14:50

          Personalmente, Darth Vader e l'imperatore li preferivo all'America di Trump, se non altro perché c'è un progetto dietro. Comunque, Lei dimostra un innegabile involontario senso dell'umorismo, unita ad una perfetta ignoranza di quanto accade nel mondo. Nondimeno, pontifica in maniera ubiqua: complimenti!

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        • Skybolt

          02 Giugno 2020 - 14:38

          Glielo trovo io: eghemon.

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        • branzanti

          02 Giugno 2020 - 15:59

          Gentilissimi colleghi di scorribande sulla tastiera, se non ci fossi dovreste inventarmi. Condivido il punto su Darth Vader.

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        • Skybolt

          02 Giugno 2020 - 16:51

          Ah, ma questa l'avevo già scritta io di Lei in tempi non sospetti, come ora di abusa dire.

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        • branzanti

          02 Giugno 2020 - 17:23

          Confesso il plagio

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