Così Elon Musk ha preso la via complottista contro il virus

Eugenio Cau

Il fondatore di Tesla ha sempre cercato di ridimensionare l'impatto dell'epidemia ed è convinto che riaprire le fabbriche, specie la sua, sia un atto di disobbedienza civile contro un sopruso

Milano. Elon Musk non ha mai creduto davvero al coronavirus. Il capo di Telsa e di SpaceX ha trascorso tutto marzo e parte di aprile attaccato a Twitter a sminuire la più grande crisi sanitaria mondiale da un secolo a questa parte ed è stato uno degli ultimi ad abbandonare la teoria del “è soltanto un’influenza”. Ha combattuto strenuamente per evitare la chiusura della sua fabbrica di Tesla a Fremont, in California, e ha ceduto soltanto quando era chiaro che anche i suoi stessi impiegati erano terrorizzati dal contagio. Rimasto con poco da fare, Musk si è riattaccato a Twitter e ad altri canali per combattere il lockdown e per riaprire l’America il prima possibile, poco importa se le condizioni sanitarie non sono ancora adeguate. “Ridate alla gente la sua libertà!”, twittava il 29 aprile, seguito da un “FREE AMERICA NOW”. Il giorno dopo pubblicava una tabella secondo cui “gli ospedali della California sono mezzi vuoti”, dando credito così ai gruppuscoli complottisti che sostengono che la crisi da coronavirus sia un fake tirannico per privare gli americani della loro libertà (da circa un mese va abbastanza forte l’hashtag #FilmYourHospital, usato da sciroccati che vanno a fotografare i parcheggi mezzi vuoti degli ospedali per “provare” che in realtà non c’è nessuna emergenza). Ancora a fine aprile Musk ha sostenuto che il numero dei morti per coronavirus negli Stati Uniti è fortemente esagerato (e un paio di giorni fa, quando un fan gli ha segnalato su Twitter un video di Vittorio Sgarbi – sì, Vittorio Sgarbi – che andava in escandescenza in Parlamento e diceva che i numeri dei morti da coronavirus in Italia sono stati gonfiati, Musk ha risposto dicendo: “Ha ragione”). La settimana scorsa, Musk si è preso una pausa per assistere la sua fidanzata Grimes nella nascita del suo primogenito, il piccolo X Æ A-12 Musk (nota fonetica: Musk sostiene che Æ si pronunci “Ash”. Spiegazione del nome, fornita da Grimes: X è la “variabile sconosciuta”, Æ è la pronuncia di amore in elfico, A-12 è il precursore di un aeroplano molto veloce che piaceva sia a Elon sia a Grimes. Semplice, no?). Ma negli ultimi giorni l’imprenditore ha ricominciato la sua lotta contro il lockdown.

 

Musk è convinto di combattere per la libertà, e che riaprire le fabbriche, specie la sua, sia un atto di disobbedienza civile nei confronti di una misura “fascista”. Così, già a partire dallo scorso fine settimana, dapprima ha minacciato di spostare la sua fabbrica dalla California al Texas se non gli avessero consentito di riaprire, poi ha cominciato in segreto a riaprire l’impianto di Fremont contro le regole imposte dalle autorità californiane. Ma i giornalisti se ne sono accorti e allora lui si è giocato la carta del martirio: “Tesla ricomincia oggi la produzione contro le regole della contea di Alameda. Sarò in catena di montaggio con tutti gli altri. Se qualcuno dev’essere arrestato chiederò di essere soltanto io”. A partire da venerdì scorso Gavin Newsom, il governatore della California, ha consentito la riapertura di alcune attività produttive, ma ha lasciato la valutazione finale alle singole contee. L’amministrazione della contea di Alameda ritiene che la crisi sanitaria sia ancora troppo acuta, e per questo ha impedito alle fabbriche come quella di Tesla di riprendere la produzione ancora per un po’. Questo ha fatto andare Musk su tutte le furie. Secondo un funzionario che ha parlato con i media americani, la contea e Tesla erano molto vicini a concordare una riapertura della fabbrica di Fremont per il 18 maggio, ma Musk ha fatto saltare il negoziato perché voleva tutto e subito.

 

Le reazioni alla guerra di Musk contro il lockdown hanno galvanizzato molto una certa parte dei suoi sostenitori online e gliene ha fatti guadagnare di nuovi: complottisti, estremisti, antivaccinisti. Ma settimane di campagna contro le autorità sanitarie e in ultima analisi contro la scienza hanno fatto perdere a Musk la sua aura mitologica di inventore e uomo di tecnologia vulcanico e fenomenale, e l’hanno trasformato in un imprenditore-celebrity capriccioso ed egoista. La politica di sinistra Lorena Gonzalez, che siede nel Congresso locale della California, due giorni fa ha twittato: “F*ck Elon Musk”.

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  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.