Domandine a Di Maio

Daniele Raineri

Chi ha pagato il ponte aereo dalla Russia (almeno mezzo milione di euro)? E altre questioni che non tornano

Questa è una richiesta cortese di chiarimenti al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, rappresentante carismatico di un partito che ha fatto campagne “a favore della trasparenza” e contro “lo spreco di denaro pubblico”. La sera di domenica 22 marzo il ministro era all’aeroporto militare di Pratica di Mare, poco a sud di Roma, per accogliere il primo di nove voli militari provenienti dalla Russia con a bordo un carico di soldati, di mezzi e di aiuti sanitari. Il quotidiano La Stampa sostiene che il ponte aereo è stato pagato dall’Italia mentre Sputnik, che è un organo di informazione del governo russo, quel giorno scrisse che “le operazioni di invio degli aiuti russi all’Italia sono a carico del Ministero della Difesa russo”. Si trattava di nove aerei da trasporto Ilyushin-76 che partirono nel primo pomeriggio dall’aeroporto militare Chkàlovsky di Mosca, seguirono una rotta anomala per non passare sopra all’Europa orientale e quindi volarono sopra Turchia, Grecia e Albania prima di arrivare in Italia. Almeno cinque ore di volo all’andata e altrettante al ritorno. Secondo gli esperti sentiti dal Foglio, il costo dell’operazione è superiore al mezzo milione di euro almeno (e stiamo prendendo per buona la più bassa delle stime perché, appunto, non ci sono dati pubblici).

 

E’ possibile sapere chi ha pagato quel mezzo milione di euro? E se la cifra non è esatta, quanto è stato il costo reale? 

  

C’è da notare che una settimana dopo l’Albania ha mandato in Lombardia una squadra di trenta medici e infermieri – lo stesso numero mandato dai russi – e si è fatta carico di tutti i costi, come risulta da un atto ufficiale del governo albanese del 27 marzo 2020.

  

Seconda domanda. I militari russi operano in Lombardia e sono alloggiati nell’aeroporto militare di Orio al Serio, dove gli aerei Ilyushin-76 possono atterrare. I militari russi invece sono atterrati nel Lazio e poi il giorno dopo sono partiti in convoglio verso il nord del paese con le bandiere al vento – ci sono ragioni logistiche specifiche oppure l’aeroporto di Pratica di Mare vicino a Roma era considerato una cornice migliore per l’arrivo degli aiuti, che fu trasmesso in diretta?

  

Terza domanda, che rischia molto di essere retorica. La parte più pesante del carico dei nove aerei russi erano i mezzi militari della missione, che possiamo dividere in tre categorie. Camion telonati per il trasporto truppe, camion con uno shelter di alluminio – probabilmente per contenere i laboratori – e autobotti per le procedure di disinfezione. In Italia non ci sono abbastanza autobus per trasportare 104 militari russi a destinazione? E non ci sono autobotti a sufficienza – al punto che dobbiamo importarle dalla Russia con aerei cargo? Gli asset militari spostati con grande movimento di mezzi da Mosca a Roma non sono già a disposizione in gran numero in Italia?

  

Quarta domanda. La sera di sabato 21 marzo l’agenzia russa Tass raccontò della telefonata fra il presidente russo Vladimir Putin e il premier italiano Giuseppe Conte. Il russo secondo il testo della Tass confermò la propria disponibilità ad aiutare l’Italia. Il comunicato specifica che la telefonata fu chiesta “dalla parte italiana”: volevano che si capisse che c’era stato un invito ufficiale da parte dell’Italia. Ma il giorno dopo nel primo pomeriggio all’aeroporto Chkàlovsky si vedono i camion salire a bordo degli aerei e hanno già gli adesivi con il logo della missione e lo slogan “Dalla Russia con amore” tradotto in tre lingue. E’ come se la missione fosse stata preparata dai russi con molto più anticipo di quel che sappiamo in via ufficiale ed è come se la notizia della richiesta al telefono di Conte fosse soltanto una formalità necessaria – del resto nove aerei militari russi si preparavano ad atterrare in Italia, ci voleva un assenso netto. Da chi è partita la proposta di mandare una missione militare russa con scopi umanitari in Italia? Da Mosca oppure dall’Italia?

  

La pandemia ha travolto la vecchia idea di normalità, ma un convoglio militare russo che atterra nel Lazio per dirigersi nel nord dell’Italia è un fatto spettacolare e anomalo – e non si è visto in nessuno degli altri paesi europei colpiti dal virus. Così spettacolare da rischiare di diventare un’operazione di propaganda politica, perdipiù a spese nostre, in particolare mentre il paese ha un rapporto difficile con l’Europa e l’idea stessa di Unione europea è messa in crisi dalle conseguenze pesantissime delle misure adottate per frenare il virus. Per questo occorre capire bene i contorni dell’operazione – grazie alle risposte che eventualmente arriveranno, in nome della trasparenza.

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  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)