Tutto sul SuperTuesday

Luciana Grosso

Oggi si vota in 14 stati. Sondaggi, attese, strategie dei candidati rimasti in corsa

E così anche questo supermartedì è arrivato: 14 stati, tra i quali California e Texas, i più grandi e popolosi dell’intera unione, sceglieranno il loro candidato democratico alla Casa Bianca. Il che, in soldoni, significa che mercoledì mattina, inizieremo a capirci qualcosa e, anche se non potremo sapere con definitiva certezza il nome dello sfidante Dem alla Casa Bianca, almeno potremo fare qualche previsione con meno azzardo. 

  

  


La situazione aggiornata delle primarie democratiche

Per quelli che stanotte vogliono farci compagnia davanti al monitor della CNN consiglia di fare attenzione a alcuni dettagli:

 

1. Texas e California: non tanto chi vince, ma chi arriva secondo

Texas e California, sono i due stati più popolosi, e dunque mettono in palio il maggior numero di delegati (228 e 415, rispettivamente, su un totale di 1.344 che si assegnano stanotte). Il favorito, in entrambi gli stati (specie in California) è Bernie Sanders. E fin qui tutto bene. Ma c’è un dettaglio. Il numero totale di delegati spetta a chi arriva primo solo se chi arriva secondo non supera la soglia del 15 per cento. In quel caso i seggi vengono suddivisi in modo proporzionale.
Questa cosa potrebbe verificarsi in entrambi gli stati, attutendo di molto l’effetto benefico che una vittoria qui potrebbe avere (il sistema è complicato, ma lo spiega qui, in modo molto semplice, Vox).

 

2. Cosa succederà negli “stati di Biden”?

È cosa nota che la campagna di Joe Biden è partita in modo decisamente mediocre e si è ripresa solo di recente, con il secondo posto in Nevada e un ottimo primo posto in South Carolina. Ma le incertezze dell’inizio hanno fatto sì che, oggi, Biden non possa permettersi di sbagliare un colpo. Ergo deve andare benissimo in tutti gli stati considerati ‘suoi’, ossia quelli come Alabama o North Carolina, ad alta presenza di elettorato nero. Questo non solo perché Biden è stato il vice di Barack Obama e quindi, inevitabilmente, raccoglie le simpatie dell’elettorato afroamericano. Ma anche perché tendenzialmente, l’elettorato nero è un elettorato centrista, che evita (per evidenti e comprensibili ragioni) lo scontro diretto di classe e di poteri. Ergo, un elettorato perfetto per il conciliante Biden.

Se i numeri dovessero confermare i sondaggi e Biden dovesse andare bene nei ‘suoi’ stati la campagna sarebbe ancora decisamente aperta (il solo North Carolina mette in palio 110 seggi).

 

3. Dove andranno gli elettori di Klobuchar e Buttigieg

Il ritiro dei due (ex) outsider era nell’aria da un po’, ma è arrivato solo ieri. Entrambi si sono ritirati a un passo da super tuesday e, entrambi convinti sostenitori del ‘Never Bernie’, hanno indirizzato i loro elettori su Joe Biden, probabilmente per permettergli di raggiungere, per le ragioni che spiegavamo poco sopra, il fatidico 15 per cento in California e Texas.

Gli endorsement però non sono vincoli giurati e gli elettori fanno un po’ quello che gli pare. Non è detto confluiscano tutti su Biden. Anzi. Dal fronte Klobuchar ci potrebbe essere qualche defezione verso Sanders o Warren, e da quello di Buttigieg, qualcuno potrebbe essere attirato dalle sirene di Bloomberg. Vedremo.

 

 

4. Cosa sta facendo Elizabeth Warren?

Niente di buono, ahilei. La sua campagna non sta andando gran che e, probabilmente la senatrice punta a vincere nel suo stato, il Massachussets (cosa tutt’altro che scontata), segnare il punto della bandiera e poi sbaraccare. Sarà un peccato vero. Per la terza volta consecutiva il candidato migliore su piazza è una donna, e per l’ennesima volta viene rispedito a casa. Peccato.

 

5. L’esordio di Bloomberg

Finalmente, stanotte, Mike Bloomberg esce dalla realtà immaginata dei sondaggi e entra in quella vera dei voti.
Ad oggi è verosimile pensare che non andrà granché bene, a dispetto del fiume di soldi (più di 400 milioni di dollari) che ha speso per la sua campagna monstre di pubblicità televisiva e social.

Ma il personaggio è quello che è e, per di più, le sue performance in tv sino ad ora sono andate molte male. A quel che sembra non vincerà in nessuno stato, neppure nel suo. Difficile dire cosa abbia in mente se non di fare incetta di più delegati possibile per poter pesare e contare nella prossima convention, nel malaugurato caso dalle primarie non esca un vincitore 

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