Il Muro lo faccio da me

Luciana Grosso

Texani cocciuti vogliono costruirsi da soli la barriera con il Messico, con molti fondi e molti impedimenti

Milano. I texani si sa, sono gente spiccia. E se vogliono una cosa, prendono e se la fanno da soli. Così, visto che da quelle parti (almeno per ora, in futuro chissà) l’idea del muro trumpiano che tenga i messicani lontani dagli Stati Uniti va forte e visto che, al contrario, l’iter per la sua costruzione va piuttosto a rilento (solo una minima parte, circa 50 chilometri, è sul binario per la realizzazione, e per di più in Arizona) alcuni di loro hanno ben pensato di fare da soli. Così, alcuni privati cittadini texani si sono messi insieme e hanno creato l’associazione We Build The Wall, allo scopo di raccogliere fondi per iniziare la costruzione del muro.

 

Una società, certo, apartitica, ma che un partito (anzi un presidente) nel cuore ce l’ha. E che, come se non bastasse, è anche sostenuta dalla benevola consulenza esterna dell’onnipresente Steve Bannon e da Kris Kobach, il controverso politico del Kansas: un tizio di cui forse non avete sentito parlare ma che vanta sul suo curriculum l’aver lavorato per espungere dalle liste elettorali del Kansas 20 mila elettori (tutti con la pelle un po’ scura), svariate condanne per frode elettorale e, soprattutto, una candidatura in pectore a una carica ancora inesistente che però Trump ha descritto come quella di “Zar dell’immigrazione”, ossia il responsabile di tutte le politiche migratorie del governo federale.

 

A guidare l’operazione di We Build the Wall è il veterano della guerra del Vietnam Brian Kolfage che, sul sito, scrive: “Prendo molto sul serio la sicurezza del popolo americano. E per questo che mi ritrovo a costruire un muro al confine meridionale. Siamo stanchi di guardare i politici di entrambe le parti che ostacolano il piano del presidente Trump di costruire un muro sul confine. Ci stiamo riunendo per costruire segmenti del muro di frontiera su proprietà privata, al fine di integrare il piano del presidente Trump e aumentare la nostra sicurezza. Troppi americani sono stati assassinati da immigrati clandestini e troppi clandestini stanno approfittando dei contribuenti. Non c’è più tempo da perdere”.

 

Il gruppo procede con alterne fortune. Nella colonna dei successi, possiamo mettere che fin qui, con il crowdfunding, hanno raccolto circa 25 milioni di dollari. Poi, il fatto che un pezzettino (ino ino: meno di un miglio) di muro, in realtà, lo hanno già costruito: in New Mexico, nella fattoria privata di un sostenitore del gruppo. “Il proprietario – spiegano da Build the Wall – è un veterano del Vietnam di 85 anni, costretto a vivere nella paura ogni singolo giorno nella sua stessa proprietà, perché più di 100 messicani la attraversavano ogni giorno. Ora il suo incubo è finito”. Efficace o meno che possa essere un muro di poco più di un chilometro, l’esperimento è piaciuto, e i “Builders” hanno provato a replicarlo in Texas. Qui però sono cominciati i dolori. Con uno stanziamento di circa 3 milioni di dollari, il gruppo ha cercato un pezzo di terra privata di un proprietario compiacente. Dopo averlo trovato (immaginiamo non sia stato difficile) hanno contattato la Fisher Industries, una azienda salita all’onore delle cronache qualche mese fa per aver vinto il contratto da 268 milioni di dollari per costruire 50 chilometri di muro in Arizona. A questo punto, per i volonterosi costruttori di muri, sembrava fatta. C’erano i soldi, c’era la terra, c’era il costruttore. Quel che mancava però era la legge. Intervenuta sotto forma di ingiunzione del procuratore di stato del Texas meridionale (il repubblicanissimo Ryan Kelley) che ha fermato tutto.

 

La ragione sarebbe non politica, ma geografica, perché la zona scelta per costruire il pezzo di muro è troppo vicina al Rio Grande e potrebbe erodere il suolo dell’argine, alterare potenzialmente il corso del fiume e, soprattutto, limitare l’area di esondazione del fiume, di fatto provocando alluvioni e frane in Messico. Non solo. Anche se l’area in cui si costruisce il muro è privata, le sponde del fiume appartengono al governo e, per giunta, una serie di trattati internazionali, applicata dall’International Boundary and Water Commission, proibisce agli Stati Uniti e al Messico di costruire strutture che potrebbero causare danni alla nazione confinante.

E dunque, almeno per ora, il Texas sembra destinato a rimanere senza muro. Per volere di un procuratore repubblicano.

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