Come aggiustare le disparità tra nord e sud? Ecco la proposta inglese

Paola Peduzzi

Il governo “del popolo” di BoJo vuole rivedere le regole di investimento per rafforzare le aree più povere (che ora votano per i Tory)

Milano. Il Regno Unito ha un problema simile a quello italiano: la differenza tra nord e sud. Lì la disparità è ribaltata, il sud è più ricco del nord, ma secondo un documento pubblicato da esperti dell’Università di Cambridge e di Manchester questa disparità interna è “estrema” stando ai parametri medi dei paesi sviluppati. In questi tre anni di continue consultazioni, sondaggi e visite “sul campo”, la causa di questo malessere è stata individuata con precisione: le regole del cosiddetto “Green Book” del Tesoro britannico fanno sì che, detto in modo spiccio, chi è ricco e produttivo riceva sempre più fondi, chi è povero e poco produttivo meno – inevitabilmente i percorsi di crescita continuano a divergere. Questo sistema disfunzionale si è saldato su una dinamica ben nota in occidente, che è la frattura tra città e campagne e che nel Regno Unito diventa il sud della metropoli londinese e dei servizi contro il nord (che non è poi così a nord) industriale e post industriale, negletto.

 

Il governo “del popolo” inaugurato da Boris Johnson vuole provare ad aggiustare questo problema: lo slancio tattico è dato da chi ha determinato la vittoria elettorale, quella cintura di circoscrizioni nel centro-nord del Regno che ha abbandonato la tradizione laburista affidandosi ai Tory. Ma il cosiddetto “localismo” è uno dei temi più cari ai riformatori britannici e lo è ancora di più oggi che il “popolo” si sente sempre meno considerato dalle politiche nazionali, ed è furibondo. In particolare questo progetto del governo del popolo è una delle (tante) ossessioni di Dom Cummings, guru di BoJo e di un populismo conservatore ancora da definire (sappiamo con certezza soltanto che è euroscettico), oltre a essere la risposta necessaria a un cambiamento radicale dell’elettorato dei Tory che ora proviene dalle zone più povere del paese dove la parola “recovery” suona insultante. La promessa elettorale di BoJo è chiara – più investimenti diretti in infrastrutture – e ora stanno emergendo i dettagli: il Times scrive che tra le proposte in vista del budget di primavera c’è il ricalcolo del valore degli investimenti in infrastrutture per i trasporti, sviluppo imprenditoriale e nuove iniziative come i porti franchi. Per la prima volta, “le decisioni di investimento non saranno legate alla crescita nazionale ma i fondi saranno allocati per migliorare il benessere del nord e ridurre la divergenza con il sud”. Il prossimo anno saranno istituite nuove agenzie governative fuori dalla capitale: non si tratta soltanto di dislocare risorse esistenti, ma di crearne di nuove. Il compito di organizzare questo investimento regionale sarà assegnato con tutta probabilità al sottosegretario al Tesoro Rishi Sunak, che è considerato l’astro nascente della politica conservatrice (e cresce a grande velocità).

 

Il metodo di Bojo prevede quindi: nuove regole, un ministro-leader, zone specifiche da rafforzare. Le premesse sono buone, ha scritto ieri il Financial Times in un editoriale, basta che il governo “non pretenda di riscoprire la ruota”: la concretezza è decisiva, così come l’occhio oltre il domani, sui prossimi dieci anni almeno.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi