Haya bint al Hussein a Londra (LaPresse)

Viva le principesse ribelli

Redazione

La moglie dello sceicco di Dubai è più attiva e attivista del #MeToo

Meno male che i femminismi sono tanti, milioni di milioni, e che non tutti discettano su cosa sia abuso e cosa no, su come disintossicare e rieducare i maschi, su chi epurare e chi santificare. E ci sono femministe che non si professano femministe e però fanno più di molte manifestazioni di Non una di meno. Un esempio? La principessa Haya bint al Hussein, stupenda cavallerizza e figlia dell’ex re di Giordania Hussein e moglie (una delle sei) dell’emiro di Dubai Mohammed bin Rashid al Maktoum, che ha chiesto all’Alta corte di giustizia d’Inghilterra e del Galles di intervenire affinché i suoi figli non siano costretti a contrarre matrimoni combinati. Diversi mesi fa, la principessa era scappata a Londra insieme al figlio settenne e alla figlia undicenne, chiedendone la custodia. Non molto tempo prima, Amnesty International aveva denunciato che Sheikha Latifa, una delle figlie dello stesso sceicco, era stata imprigionata per aver tentato di fuggire dalla casa (per dir così) paterna.

   

Un quadro famigliare rabbrividente, che è lo specchio di una società concretamente sessista, segregazionista, illiberale, insomma insopportabile, che però molto di rado entra nelle preoccupazioni battagliere dei movimenti di emancipazione femminile occidentali, gli stessi che le principesse le avversano simbolicamente, e pensano moltissimo a come destrutturarle, distruggerle e sostituirle nell’immaginario delle bambine del futuro, che vogliono ribelli per forza.

  

E invece poi capita che proprio una principessa in carne e ossa si occupi e preoccupi delle libertà (da culture oppressive e ruoli e predestinazioni affoganti) delle bambine proprie, e in prospettiva anche degli altri, in quella parte di mondo che non è occidente ma neanche davvero oriente, e che immaginiamo come un ibrido intoccabile di privilegio e morbosità. Viva le principesse, ribelli pure senza lo statuto onorario del femminismo.

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