L'ordine internazionale liberale è finito? Washington si porta avanti col lavoro

Pasquale Annicchino

Mary Ann Glendon nuovo capo della Commission on unalienable rights per ridefinire il contenuto dei diritti umani

Ha ragione Vladimir Putin? L’ordine internazionale liberale è davvero finito? Nuovi segnali arrivano dagli Stati Uniti. Proprio ieri il segretario di stato, Mike Pompeo, ha annunciato la costituzione di una Commission on Unalienable Rights interna al Dipartimento di stato che servirà per riorientare la posizione statunitense sul tema dei diritti umani e, nell’intenzione dei promotori, riportarla in linea con quelle che erano le idee dei Padri fondatori. La posizione da cui partire è quella sostenuta dai fautori del cosiddetto “costituzionalismo cattolico” i quali da anni hanno criticato la deriva individualista di alcune posizioni statunitensi (e occidentali in generale) sui diritti umani.

 

Non è un caso che a presiedere la commissione sia stata chiamata l’ex ambasciatrice statunitense presso la Santa Sede Mary Ann Glendon, professoressa presso la Harvard Law School. Come non è un caso che ad annunciare il “fallimento del liberalismo” sia stato un altro intellettuale cattolico vicino al mondo conservatore statunitense come Patrick Deneen con il suo Why Liberalism Failed pubblicato da Yale University Press a inizio del 2018. Non c’è quindi solo Vladimir Putin a dichiarare la fine dell’ordine internazionale liberale, ma un variegato e sempre più composito movimento internazionale. Questo ovviamente non vuol dire che politicamente vi siano delle sinergie o delle interazioni fra le diverse costellazioni di questo composito movimento, ma vi è sicuramente un allineamento sulle critiche all’ordine internazionale liberale.

 

Non sorprende, ad esempio, se oggi numerose critiche alla deriva individualistica dei diritti umani sostenute dalla religious right statunitense possono essere condivise dalla chiese ortodossa russa e dal ministero degli esteri della Federazione russa. In ballo, come hanno sottolineato alcuni autori tra cui Eric Posner, vi è la ridefinizione della concezione globale dei diritti umani e dei rapporti fra stato e individuo. E’ una guerra per la ridefinizione del contenuto dei diritti umani che i movimenti conservatori stanno combattendo su scala globale. Non a caso, sottolinea Posner, sulla base di questo riposizionamento gli Stati Uniti potrebbero arrivare a sostenere che il diritto all’aborto viola i diritti umani.

 

Quella che si sta compiendo oggi è quindi una rivoluzione silenziosa per cui “a ogni organizzazione non governativa progressista si oppone un’organizzazione conservatrice che propone qualcosa di differente nel nome dei diritti umani o dei diritti naturali”. Potremmo arrivare, sostiene ancora Posner, a una situazione in cui gli stessi accademici tradizionalmente favorevoli a un’interpretazione orientata alle norme sovranazionali, siano portati a rivedere la loro posizione. E’ difficile dire se siamo davvero alla fine del liberalismo, ma assistiamo sicuramente a un ridimensionamento sostanziale di alcune posizioni intellettuali che avevano portato a dichiarare la “fine della storia”. La storia bussa alla porta e si ripresenta. A volte presentandoci anche inaspettati compagni di strada.