cerca

L’Australia ha una timida voglia di novità: è arrivata l’ora di Bill Shorten?

Alle elezioni di sabato il Labor potrebbe battere la coalizione di centrodestra per la prima volta dopo sei anni all'opposizione

 

17 Maggio 2019 alle 18:38

Il vecchio Shorten riuscirà a farcela?

Il discorso del candidato del Labor a Sydney (Immagine presa da Facebook)

In Australia l'espressione “It's Time” è dappertutto: nei titoli dei quotidiani, sulle magliette rosse vendute nei gazebo e, soprattutto, nei discorsi Bill Shorten, il candidato laburista alle elezioni parlamentari di sabato. Il leader ha riesumato la colonna sonora (It's Time) delle politiche del 1972, che hanno un valore simbolico nell'album di famiglia dei laburisti: la grande vittoria del leggendario Gough Whitman, un abbaglio di luce dopo 23 anni di governi liberali. Shorten oggi ha la stessa ambizione: spodestare la coalizione di centrodestra e riportare il Labor al governo dopo sei anni. I sondaggi della vigilia gli danno ragione: il centrosinistra ha un vantaggio di 1.9 punti e nove seggi alla Camera sul centrodestra.

 
Shorten si pone come un timido innovatore – ripete le parola “change” all'inizio di ogni suo discorso – ma non si vergogna di guardare ai fasti del passato. Ha onorato la memoria di Bob Hawke, lo storico ex premier laburista morto giovedì scorso, e per l'ultimo discorso della campagna elettorale ha scelto la Browman Hall della città di Blacktown, il tempio sacro dove Whitlam tenne il suo ultimo discorso nel 1972. Shorten ha addirittura usato le stesse parole del vecchio leader: “Dobbiamo respingere le abitudini e le paure del passato e abbracciare le sfide e le opportunità del futuro”. Dietro di lui una folla di ragazzi in magliette rosse gridano: “Vote for Change”.

 

Il faccia a faccia in televisione tra Bill Shorten e Scott Morrison (Foto LaPresse)

 

I rivali di centrodestra (The Coalition), guidati dal premier uscente Scott Morrison, si sono fatti quattro risate: ma quale cambiamento? Vedono nel nuovo corso laburista un pericoloso ritorno al socialismo. Shorten è un ex cattolico che viene dai sindacati, e ha puntato la sua strategia elettorale sulla redistribuzione: investimenti sulla scuola, istruzione, aumento dei salari minimi e tasse sui redditi alti. “Shorten invaderà il vostro portafoglio”, ha detto Morrison, che invece promette una rivoluzione fiscale per tagliare 302 miliardi di tasse entro i prossimi dieci anni. La sfida tra le due coalizioni si gioca tutta sull'economia. Il centrodestra accusa Shorten di essere un irresponsabile socialista, che farà saltare i conti pubblici a forza di misure assistenzialiste. “Avrebbe dovuto onorare il ricordo di Hawke e Paul Keating (ex premier laburisti, ndr), che hanno abbracciato le aspirazioni dell'australiano medio”, scrive Chris Kenny, editorialista del quotidiano Australian, arcicritico nei confronti Shorten: “Loro hanno liberalizzato l'economia, anziché tornare indietro alla lotta di classe e alla ridistribuzione”. E l'Australian non è l'unico giornale a sostenere questa tesi: tutti le emittenti della famiglia Murdoch tranne il tabloid NT News si sono schierate con Morrison.


Il leader del Labor cerca di intercettare l'elettore medio; si pone come un socialista pragmatico, un quieto pacificatore (uno dei suoi slogan è “end the chaos”). Shorten ha unito le diverse anime del suo partito, e ci tiene a sottolinearlo. Il suo discorso a Blacktown è stato introdotto da un video in cui tutti i capi corrente laburisti sostengono la sua candidatura. E il primo messaggio di fiducia è stato di Anthony Albanese, il rivale sconfitto di misura da Shorten alle primarie del 2013.

       

 Bill Shorten (secondo a sinistra) in una foto con alcun ex leader laburisti tra cui gli ex premier Julia Gillard (al centro) e Kevin Rudd (ultimo a destra)

  

I social australiani hanno anche diffuso una foto del candidato premier circondato dalle vecchie glorie del partito, tutti sorridenti. “Dov'è la tua foto, Morrison?”, hanno commentato alcuni utenti sui social alludendo alle lotte intestine nel centrodestra. Due degli ultimi tre primi ministri (Abbott e Turnbull) sono stati sfiduciati dal proprio partito negli ultimi sei anni. Lo stesso Morrison è diventato premier nel 2018 dopo una manovra di palazzo, e questa sarà la sua prima campagna elettorale. Molti australiani hanno perso fiducia nella coalizione di centrodestra e nella politica: il 60 per cento non crede nell'integrità dei politici e il 41 non è soddisfatto di come funziona la democrazia (nel 2013 la stessa cifra era il 72). Questo esercito di elettori delusi non potranno astenersi perché il voto è obbligatorio (la pena è una multa di venti dollari). Voteranno per Shorten?

Gregorio Sorgi

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi