L'Unione sui Balcani

Redazione

A Berlino per parlare di allargamenti a est, fra tensioni e timori (Italia assente)

E l’Italia non era nemmeno a Berlino. Il conto degli eventi ai quali i leader italiani non vengono invitati abbiamo smesso di tenerlo, eppure lì, in quei dissidi balcanici, in quelle storie di confini, e di cicatrici lungo le frontiere l’Italia aveva avuto un ruolo importante. A Berlino, per il vertice ospitato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel per parlare dei paesi che vorrebbero entrare nell’Ue nel 2025, non c’era nemmeno l’Austria, non c’era nemmeno Alexis Tsipras, il primo ministro greco che pure, dopo l’accordo sul nome con la Macedonia del nord, è diventato un personaggio chiave di questo possibile allargamento a est. L’incontro di ieri è stato un’idea della Merkel per capire cosa bisognerà fare con i Balcani, se farli entrare o lasciarli fuori dall’Ue, è una delle sfide imminenti e sarà anche il tema di molti litigi. Emmanuel Macron, il presidente francese, pensa sia meglio rimanere in ventotto, per ora, e semmai pensare a un’Europa a due velocità, e aggiungere altre nazioni a velocità ridotta non è nei piani del presidente. L’allargamento a est è stato uno dei temi principali del mandato di Federica Mogherini, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza. L’obiettivo principale dell’incontro era parlare di Serbia e Kosovo, le due nazioni che cercano di trovare una soluzione per porre fine ai loro conflitti. La scorsa estate sembrava che Belgrado e Pristina stessero per fare pace, si parlava anche di un accordo per ridisegnare i confini tra le due nazioni su base etnica. A questa opzione la Germania si era opposta con forza e nella speranza di fare un po’ di ordine ha deciso di organizzare l’incontro di ieri sera. Anche gli Stati Uniti erano favorevoli a rimodellare le frontiere, ma secondo la Merkel potrebbe creare un precedente che nei Balcani è meglio non creare. Inoltre i problemi tra Serbia e Kosovo non si riducono all’aspetto territoriale, lo scorso anno Pristina ha fondato un esercito, l’idea a Belgrado non è piaciuta. La Serbia vuole che il Kosovo metta fine a un regime tariffario punitivo e il Kosovo vuole essere riconosciuto dalla Serbia. Ai leader europei servirà unione per venirne fuori, l’incontro di ieri è solo un primo passo.