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Senz'acqua e luce, a Caracas decine di disperati bevono dalle fogne

Dopo il blackout di giovedì molte zone della capitale venezuelana sono rimaste senza acqua corrente e c'è chi riempie le taniche nell'inquinatissimo fiume Guaire

11 Marzo 2019 alle 21:48

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Decine di cittadini di Caracas da lunedì hanno deciso di raccogliere l'acqua del fiume Guaire, destinazione delle fogne della città. Non stanno più ricevendo acqua corrente nelle proprie case a causa del blackout che ha colpito il Venezuela giovedì scorso. Foto e video diffusi in rete mostrano numerose persone, con secchi e taniche, che fanno la fila in uno sbocco sul fiume, all'altezza di San Agustín, per raccogliere l'acqua inquinata.

 

 

“Da quattro giorni siamo senza acqua, senza luce, senza nulla [...] abbiamo bisogno almeno dell'acqua”, ha detto una testimone all'agenzia Efe. La capitale si è risvegliata lunedì con un parziale ripristino dell'energia dopo il massiccio blackout che ha lasciato al buio Caracas e 22 dei 23 stati del Venezuela. Il governo di Nicolás Maduro ha cercato di attribuire il blackout a un sabotaggio. Numerose fonti hanno spiegato invece al Foglio che la causa è il guasto della turbina nel Bacino di Guri, a sua volta provocata dalla “mancanza di manutenzione”. Il sistema elettrico del paese è fragile per via della dipendenza dall'idroelettrico e per lo stato degli impianti, pagati a peso d'oro anche se obsoleti. In alcune zone della città le interruzioni elettriche sono intermittenti, mentre in altre il servizio è ancora interrotto dalle cinque di giovedì pomeriggio. Come se non bastasse, alcune delle aree in cui il servizio era stato ripristinato, come nel comune di Baruta, sono state in seguito colpite dall'esplosione dei trasformatori.

    

Il Guaire, uno degli affluenti del fiume Tuy, prima del ventesimo secolo era anche la principale fonte di approvvigionamento idrico per tutti gli abitanti di Caracas. Poi il governo del presidente Antonio Guzman Blanco, che ha dotato la capitale di fognature e canali di scolo, ordinò che il fiume diventasse la principale via di drenaggio delle acque reflue della città. Insomma, il fiume è oggi la fogna di Caracas. Lungo il suo corso c'è un odore nauseante e le poiane banchettano tra le montagne di spazzatura galleggiante. Il rischio di epidemie è altissimo: secondo i virologi, "tetano, leptospirosi o epatite virale sono alcune delle malattie che si trovano nel Guaire”. Un anno fa il giornalista di Afp Esteban Rojas aveva puntato l'obiettivo della sua fotocamera sul Guaire dove ogni giorno decine di giovani “minatori”, come si chiamano tra loro, si immergono nell'acqua fino alle cosce in cerca di metalli perduti da rivendere. Trovare gioielli e oro è la loro illusione, ma un può bastare un pezzo di filo di rame per alleviare la fame. 

   

Durante il governo Chavez, venne organizzato un piano di risanamento. “L'anno prossimo facciamo il bagno a Guaire”, promise il presidente nel 2005. L'anno successivo furono stanziati 772 miliardi di bolivares e nel 2007 il ministro per l'Ambiente Jacqueline Faria disse che il “processo rivoluzionario” di bonifica si sarebbe chiuso nel 2014. Fino al luglio 2016, la Banca interamericana di sviluppo ha erogato 83,6 milioni di dollari per ripulire il fiume. Quello stesso anno il Comitato permanente per la gestione e i servizi della Assemblea Nazionale, insieme alla commissione per l'ambiente e le risorse naturali, denunciava che erano già stati spesi 77 milioni di dollari per la bonifica ma che l'esecuzione del progetto era ferma al 26 per cento. Secondo Juan Bautista González, professore all'Università Centrale del Venezuela che ha coordinato il “Proyecto de Saneamiento” sono stati investiti 14 miliardi di dollari, secondo lui in gran parte rubati. Il destino dell'investimento del progetto oggi è sconosciuto. Intanto molti cittadini, assetati e disperati, fanno la coda per raccogliere l'acqua infetta del fiume. 

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