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Cosa non torna nel video sull'incendio agli aiuti umanitari in Venezuela

Testimoni sentiti dal Foglio smentiscono la versione del New York Times, che incolpa un oppositore al regime. E intanto l'attenzione generale viene distratta dai crimini di Maduro

12 Marzo 2019 alle 10:23

Cosa non torna nel video sull'incendio agli aiuti umanitari in Venezuela

Uno dei camion che trasportavano medicine e cibo in Venezuela (foto LaPresse)

Il New York Times accusa: “Un video contraddice la versione degli Stati Uniti che sia stato Nicolás Maduro a bruciare il convoglio di aiuti”. “Non è vero”, dicono al Foglio due testimoni che si trovavano proprio sul Ponte Internazionale Francisco de Paula Santander, il 23 febbraio. Due venezuelani che erano venuti come volontari a accompagnare il convoglio di aiuti umanitari, che poi sono stati tra coloro che hanno provato a mettere in salvo il carico del mezzo in fiamme, affermano che sarebbero stati uomini con la divisa della Polizia nazionale bolivariana a provocare l’incendio. Williams Daniel Dávila Barrios, deputato di Mérida che è stato anche indicato come possibile vicepresidente del governo Guaidó, ammette al Foglio che sarebbe necessaria una indagine dettagliata, ma usa l’immagine del “falso positivo”, come si dice in spagnolo. Una falsificazione che distrae l’attenzione generale nel momento in cui il Venezuela è in ginocchio per un interminabile black-out che Maduro imputa al sabotaggio degli Stati Uniti e l’opposizione invece all’inevitabile conseguenza di cattiva gestione e ruberie.

  

 

In effetti, il New York Times non dice che l’opposizione ha dato fuoco agli aiuti in modo intenzionale. E l’articolo ammette anche che Maduro è sostanzialmente un mascalzone. Però, spiega, c’è un filmato in cui si vede che sarebbe stata una bottiglia Molotov lanciata da un anti-madurista ad appiccare l’incendio del camion. Nel video l’immagine dell’antimadurista che tira una Molotov appare più o meno attorno a un minuto e 40 secondi. E il fuoco si vede a 1 minuto e 50 secondi. Insomma, un incidente, ma colpa di una eccessiva familiarità degli anti-Maduristi con un certo tipo di ordigni.

 

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Nel pubblicare il video, il Nyt ha attaccato il vicepresidente americano Mike Pence, che aveva accusato Maduro, il “tiranno di Caracas che danzava” mentre i suoi scagnozzi “bruciavano cibo e medicine”. Secondo l’autorevole quotidiano, insomma, contestare Trump in tutti i modi è più importante di quanto accade in Venezuela. Conseguenza: i media di tutto il mondo parlano di “fake news” e la propaganda pro-Maduro spiega che “perfino il New York Times” riconosce come contro il regime bolivariano sia in corso una campagna di disinformazione.

 

“Noi ricordiamo un’altra sequenza”, testimonia al Foglio Maritza Agena, venezuelana, 50 anni, sposata a un cittadino statunitense e residente in Pennsylvania, arrivata in Colombia il 22 febbraio come volontaria per partecipare all’operazione Valanga Umanitaria. Maritza si trovava nell’ultimo dei quattro camion che provò a passare per il ponte. “Ogni camion portava 30 tonnellate di aiuto tra cibo e medicine”, ricorda. “La descrizione esatta non la so ma c’era un misto tra cibo e integratori nutrizionali che erano destinati a bambini in stato di denutrizione. E c'erano anche medicine per persone che soffrono di cancro, di problemi renali e di cuore”. “Non appena siamo entrati in territorio venezuelano i militari venezuelani hanno iniziato a sparare: pallini, bombe lacrimogene, bombe stordenti. Una amica che veniva con me è svenuta, un bambino di due anni vicino a me è stato ferito a un braccio accanto alla madre”. “Nel primo camion il conduttore è stato ferito gravemente da bombe lacrimogene sparate a bruciapelo. Si sono presi il camion e lo hanno portato via. Il secondo e il terzo camion hanno preso fuoco. Noi volontari non abbiamo potuto far niente col secondo, ma siamo stati in grado di salvare metà del carico del terzo, passarlo al quarto camion e muoverlo verso il territorio colombiano”.

  

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Nella sequenza che Maritza ricorda, “i poliziotti hanno lanciato tre bombe incendiarie. Questo è stato prima che i ragazzi cominciassero ad armare le Molotov. In precedenza stavano lanciando pietre”. Proprio il poliziotto che attorno ai 3 minuti e 30 secondi del filmato del Nyt continua a gridare “vamos a cesar” secondo lei avrebbe tirato la prima bomba incendiaria. “Il poliziotto che gli stava vicino ha lanciato la seconda. E ce ne è stata una terza che è caduta nel fiume. Queste hanno innescato l’incendio. Effettivamente nel video del Nyt si vede una Molotov, ma in questo momento l’incendio era già acceso”.

 

L’altro testimone è Orlando Mantilla, 36 anni, venezuelano anche lui andato in Colombia ad accompagnare l’aiuto umanitario, e ora costretto all’esilio. “Sono diventato un perseguitato politico”, racconta al Foglio. “Sono apparso nei video di vari canali tv e in Venezuela mi hanno riconosciuto. Sono venuti a casa mia, hanno picchiato mia moglie e le mie figlie, alla mia figlia più grande hanno puntato una pistola in bocca dicendo che mi dovevo consegnare perché se no le ammazzavano. Dicono che sono un obiettivo militare”. La sua testimonianza al Foglio: “E' stata la Polizia Nazionale Bolivariana a tirare bombe incendiarie contro i camion. Ne hanno sparate tre. Due hanno colpito i camion, l’altra è caduta nel fiume. Io stavo lì. Io l’ho visto”. E l’immagine della Molotov? “I tir erano già incendiati”. “Poi è arrivata Iris Varela”, ministro del Servizio penitenziario, “a far portar via tutte le prove che c’erano”. Attività per cui avrebbe impegnato i detenuti. “Proprio il poliziotto che ripeteva ‘calmatevi tutti, calmatevi tutti’ è stato quello che ha tirato la prima bomba incendiaria. Quell’altro poliziotto che aveva la camicia grigia ha tirato le altre due”. Mantilla ricorda che una bomba gli è scoppiata davanti alla faccia e che alcuni pallini lo hanno ferito alla gamba.

 

Testimonianze a parte, ci sono altri video registrati dalle telecamere di sicurezza. Uno di questi è un montaggio di immagini con commento.

 

 

 

Anche qui si vede il lancio della Molotov: dal quarto minuto del filmato, alle 13,32. Ma si spiega che questo incendio si è spento subito. Infatti, alle 13.38 non si vedono più fiamme. Alle 13,52 c'è l’intervento della Guardia Nazionale Bolivariana e alle 13,53 l’incendio del primo camion. Il video del Nyt si riferisce alla situazione delle 13,56. Un altro video ancora è questo (basato sulle stesse immagini, senza commenti, ma anch’esso con possibili interruzioni).

 

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri" e, per ultimo, "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    12 Marzo 2019 - 16:04

    Era ora che il NYT si schierasse con i nemici della democrazia. Ormai è tradizione.

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