Il partito polacco Wiosna e una domanda sul futuro del populismo

Micol Flammini

Intervista al suo leader, Robert Biedron, innamorato dell’Ue e simpatizzante del M5s. Meglio tenere d’occhio questa Primavera

Roma. E’ un programma innamorato quello che Robert Biedron propone agli elettori polacchi. Innamorato dell’Europa, in una campagna elettorale in cui ormai parlar male dell’Europa è fuori moda, ma si discute molto su come cambiarla: “Molti europei ancora non sanno cosa accade a Bruxelles, sentono che la loro voce non ha importanza – dice al Foglio Biedron, sindaco polacco della città di Slupsk – C’è bisogno di una nuova comunicazione, devono crescere le forze di coesione, ci vuole un nuovo approccio all’economia e alle politiche sociali”. Biedron qualche settimana fa ha fondato un movimento nuovo, Wiosna, Primavera. Lo ha fatto durante un comizio che sembrava una festa, pieno di giovani, di bandiere polacche ed europee. Nel suo discorso era tutto un parlare di Ue, di lotta alla povertà e di superare i partiti tradizionali. I giovani si sono innamorati. “La società polacca è più liberale della sua politica”, dice Biedron che però in fatto di economia ha un programma molto assistenzialista e propone delle misure, in Italia già sentite e già viste, molto simili al reddito di cittadinanza voluto dal Movimento 5 stelle che invece sull’opposizione all’Europa, sull’odio contro i “burocrati di Bruxelles” ha raccolto i suoi consensi.

 

 

Eppure Biedron li definisce “una sorpresa della politica europea” e spera che “altri movimenti come il M5s forniscano un input creativo alla politica del continente”. Non è facile immaginare di quali input possa trattarsi e Biedron cerca di chiarire: “L’aumento della partecipazione in politica, spero che lo spirito di protesta e di critica che sono alla base della nascita dei Cinque stelle diventino voci costruttive all’interno del grande dibattito sull’Europa che dobbiamo portare avanti”. I pentastellati però si presenteranno alle europee con altri polacchi – o perlomeno ci stanno lavorando – con l’ultradestra del partito Kukiz’15 guidato da un ex cantante punk, Pawel Kukiz, gemellato anche con Forza Nuova. Biedron non pensa alle alleanze, per ora, né in Polonia né all’estero. Si oppone al PiS, ma anche al Po, con il quale ammette di condividere le preoccupazioni legate al partito di governo “per il bene delle polacche e dei polacchi”, ma Biedron dice di aver promesso “alle polacche e ai polacchi – l’uso di questo binomio reiterato non è da sottovalutare nella sua campagna elettorale – una nuova qualità nella politica e devo mantenere la mia parola, non posso andare alle elezioni con un partito vecchio che rappresenta per molti un fallimento”. Qualcuno, parlando di lui, lo ha paragonato al presidente francese Emmanuel Macron, e Biedron non ne è entusiasta: “Le metafore sono ispiratrici ma hanno i loro limiti”.

 

Qualcuno ha definito Wiosna la versione varsaviana della “Terza via” e questo paragone piace di più a Robert Biedron: “Negli ultimi quindici anni ci hanno governato due fazioni di vocazione conservatrice. Ciò ha portato a un’enorme polarizzazione che divide la società”. La riunificazione sociale dovrà passare anche attraverso una nuova Ue. Spiega Biedron che per i polacchi l’Unione ha rappresentato la fine di molte paure e nonostante quattro anni di governo nazionalista continuano a essere molto entusiasti dell’Europa. Anzi, forse ora più di quattro anni fa: “A tutti gli euroscettici consiglio di venire in Polonia: venite, parlate con le persone, guardate come può funzionare l’Ue”. Robert Biedron piace molto, soprattutto ai giovani, i giornali ne parlano, senza esagerare con l’entusiasmo, ma è famosissimo sui social. Ha una ricetta contro i populisti che potrebbe essere definita psicologica: “I politici radicali attirano le persone verso il ‘lato oscuro’, dobbiamo risvegliare le buone emozioni”. Robert Biedron rimane ancora un personaggio da capire, secondo i sondaggi potrebbe ottenere circa il 16 per cento alle elezioni europee. Wiosna è una forza strana, una Primavera da tenere d’occhio che fa sorgere una domanda: e se i nuovi populisti fossero europeisti?

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