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Il fact-checking pubblico sulle nostre cialtronissime adolescenze, l’incubo diventa realtà

Il giudice Kavanaugh con i compagni di scuola faceva il campione e oggi in tivù va a dire che era vergine

28 Settembre 2018 alle 14:19

Il fact-checking pubblico sulle nostre cialtronissime adolescenze, l’incubo diventa realtà

Cara Annalena,

il giudice americano Brett Kavanaugh è nei guai perché Donald Trump lo ha nominato alla Corte suprema ma sono uscite su di lui brutte storie di violenze e di molestie che risalgono a più di trent’anni fa, quando era ancora uno studente. Oggi c’è il voto sulla sua conferma, i giornali americani non parlano d’altro. Martedì sera il giudice consigliato dal suo team di esperti d’immagine è andato a farsi intervistare da Fox News e a un certo punto ha detto: “Sono rimasto vergine fin dopo il college” (22-23 anni), come se questo risolvesse la faccenda.

  

E’ un caso curioso, perché il New York Times ha scoperto che il futuro giudice si era firmato in latino “Renate alumnius” sotto la foto dell’annuario scolastico del liceo cattolico che frequentava, come altri compagni di classe. Insinuavano di essere “alunni di Renata” – quindi di essere stati tutti con una certa Renata loro compagna – assieme ad altre vanterie, tipo la capacità di bere tantissimo alcol. Insomma, Kavanaugh con i compagni di scuola faceva il campione e oggi in tivù va a dire che era vergine.

   

Il bello è che questa Renata Schroeder è stata rintracciata dal New York Times e pochi giorni fa aveva firmato una lettera assieme ad altre sessantaquattro ex ragazze del liceo in cui assicurava che il Kavanaugh che conosceva lei era un ragazzo per bene che rispettava le donne. Quando i giornalisti le hanno riportato la storia di “Renate alumnius” si è comprensibilmente infuriata. Un’avvocatessa del giudice ha tentato di spiegare che il Kavanaugh liceale aveva scritto così tanti anni fa perché c’era stato un bacio dopo una partita di football. Renata dice di no, zero, nemmeno il bacio. Ancora non si sa se le violenze sono vere, ma intanto queste storie di ordinario cialtronismo adolescenziale sono finite su giornali letti in tutto il mondo. Il giudice che voleva andare alla Corte suprema ha visto materializzarsi uno dei più grandi incubi di tutti: i giornalisti migliori del paese – e forse arriveranno pure gli agenti dell’Fbi – che si dedicano a tempo pieno a indagare e fare fact-checking sulle storie che raccontavi ai compagni di liceo.

  

Daniele Raineri, New York

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    28 Settembre 2018 - 21:09

    Il giovane Kavanaugh e` diventato un serial sex offender e uno stupratore profesionista e un alcolizato cronico. Tutto senza prove. Ma dever essere lui a provare la sua innocenza. La signora Ford non ricorda la localita` dove la presunta ecc. ecc. e` avvenuta. Non ricorda come c`e` andata e non ricorda come e`tornata a casa. Non ricorda con precisione ne` il giorno ne` il mese.Forse ci siamo con l`anno ma ci sono dei dubbi. Le accusa debbono essere provate non solo raccontate molto bene. Che garantisti questi giornalist antiTrump. La colpa di Kavanaugh e` quella di essere stato scelto da Trump e di essere un moderato. Peggio che con Bork e Clearence Thomas. Al peggio non c`e` mai fine.

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  • albertoxmura

    28 Settembre 2018 - 17:05

    Non si deve dire che non si sa se le violenze sono vere. Si deve dire che si sa benissimo che le pretese violenze non sono suffragate da prova alcuna. L'onere della prova ricade sempre in chi accusa. E le accuse (come il racconto della signora Ford) non sono prove, bensì ciò che deve essere provato. L'accusato non è tenuto a trovare le prove a sua discolpa, come avveniva tristemente nei processi staliniani. Lo standard di prova può essere diverso a seconda del contesto, ma il principio che l'onere della prova ricade su chi accusa è un cardine di civiltà giuridica che non dovrebbe in nessun caso essere rovesciato. Qui invece, a sentire i senatori democratici e a leggere i giornali liberals, sembra che sia l'accusato a dover provare la propria innocenza e che l'onere della prova ricada su chi è accusato. Dicono: "Si è discolpato? Non del tutto. Il dubbio rimane". Vergogna!

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