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Quel legame tra neonazi e servizi tedeschi

Ci sono nuovi membri dell'intelligence tedesca che si dichiarano attivisti per l'AfD. E ci sono anche precedenti illustri. Raccontato punto per punto

20 Settembre 2018 alle 20:39

Quel legame tra neonazi e servizi tedeschi

Hans-Georg Maassen (foto LaPresse)

[Da giorni la Germania discute del “licenziamento” del capo dell'intelligence Hans-Georg Maassen. A spingere Angela Merkel verso questa decisione sono stati i suoi legami con l'estrema destra e con l'AfD. Ma quello di Maassen non è un caso isolato. Ci sono nuovi membri dell'intelligence tedesca che si dichiarano attivisti per l'AfD. E ci sono anche precedenti illustri]

 


 

I precedenti

Di ambigue collusioni fra i servizi tedeschi di intelligence BfV – formalmente l’Agenzia federale per la protezione della costituzione – e l'estrema destra si era già parlato nel 2012. L’allora presidente del principale ufficio di sorveglianza dell’estremismo politico, Heinz Fromm (foto sotto), chiese il pensionamento anticipato dopo dodici anni di servizio per evitare di essere cacciato con infamia. Fromm, un socialdemocratico, fece un passo indietro dopo che venne appurato come il BfV avesse distrutto documenti legati al caso della cellula terrorista di estrema destra (l’Nsu) nel tentativo di insabbiare le indagini.

 

Gli informatori e i neonazisti

Già alcuni anni prima, il ruolo degli informatori aveva fatto dubitare del ruolo dell’intelligence domestica nel caso Nsu, ossia del gruppo di terroristi neonazisti coinvolti in una lunga serie di omicidi a sfondo razzista. Il giornalista Dirk Laabs lo spiega bene nel suo “Heimatschutz” (Protezione della patria): crollata la Ddr, patria di numerosi movimenti neonazi, incluso l’Nsu, i servizi hanno arruolato uno stuolo di informatori per controllare queste frange estreme, finendo da un lato per alimentarle e aiutandole dall’altro a mettersi in rete, cosa altrimenti impossibile ai tempi della Stasi.

 

Le ambiguità dei servizi negli anni Duemila

Perché l’informatore Andreas Temme era sulla scena del delitto nell’internet caffè di Kassel il 6 aprile del 2006 quando i killer del Nsu uccisero il titolare, turco, Halit Yozgat? Perché Temme non li fermò? E perché, anni dopo, rese falsa testimonianza alla commissione di inchiesta del Bundestag? Nel 2001 lo stesso parlamento tedesco si accingeva a mettere fuori legge il partito neonazista Npd ma fu fermato dalla Corte di Karlsruhe 2003: non si poteva dichiarare illegale un partito sulla base delle dichiarazioni rese dai numerosi infiltrati dell’intelligence. Per i giudici costituzionali tedeschi era sostanzialmente diventato impossible distinguere l’accusato dall’accusatore.

 

Il caso Maassen

Più recente è il caso del successore di Fromm, Hans-Georg Maassen (foto sotto). Avvocato in quota Cdu, il partito cristiano democratico di Angela Merkel, Maassen è nell’occhio del ciclone da fine luglio, quando è stato accusato di aver incontrato più volte i dirigenti del partito anti immigrati AfD per consigliarli su come evitare di finire sotto la lente del BfV. Parlare con i leader dei partiti al solo scopo di informarli sui rischi legate alle minacce che a volte ricevono “fa parte del mio lavoro” – e dovrebbe essere materia riservata – protestò Maassen.

 

 

Mettere sotto controllo l'AfD

Giorni fa a Chemnitz (foto sotto), città sassone teatro dell’omicidio di un tedesco attribuito a due rifugiati mediorientali, AfD e l’ultradestra sfilavano prima in cortei separati e poi comuni. Scene che hanno spinto gli altri partiti a chiedere che AfD fosse posta sotto il controllo dei servizi. L’idea nasce a sinistra un lustro fa. Rilanciata dalla Spd nei giorni scorsi e sostenuta anche dai Verdi, la proposta ha fatto breccia anche presso i Liberali e qualche politico della Cdu. Solo il ministro dell'Interno, il cristiano-sociale bavarese Horst Seehofer, si è sempre opposto.

 

La fine del capo dell'intelligence

Nuove nuvole si sono addensate sul capo di Maassen dopo che lo stesso ha messo in dubbio la veridicità dei video sulle violenze xenofobe di Chemnitz, contraddicendo a mezzo stampa la cancelliera Merkel. Quando poi un deputato di AfD, Stephan Brandner, ha svelato che Maassen passava ad AfD i dossier sull’estremismo in Germania prima ancora di renderli pubblici, il governo ha pensato di rimuovere Maassen dalla guida del BfV. Seehofer (foto sotto) ha però ottenuto che il suo protetto fosse promosso sottosegretario all'Interno.

 

 

 

Un nuovo caso dentro la BfV

Maassen non era probabilmente né il primo né l’ultimo politico in seno al BfV con un occhio di riguardo per AfD. Il canale ARD ha svelato che un funzionario di AfD in Sassonia con la delega per la sicurezza interna, Hendrik S., lavora da anni per l’intelligence tedesca proprio nel Land in questione. Intervistato da ARD, l’uomo ha dichiarato che i movimenti identitari sono “intelligenti” e che considera i media “uniformati”, mentre i partiti tradizionali non tengono conto della volontà degli elettori.

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