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La bara portata da un dissidente è l’ultimo sgarbo di McCain a Putin

Ora la Russia ha perso uno dei suoi nemici, uno dei bersagli preferiti della propaganda del Cremlino

30 Agosto 2018 alle 06:00

La bara portata da un dissidente è l’ultimo sgarbo di McCain a Putin

Una bandiera sopra la Casa Bianca sventola a mezz'asta in onore del defunto senatore americano John McCain, il 26 agosto 2018 (foto LaPresse)

Roma. Lo spiazzo che a Washington interrompe Wisconsin Avenue e si estende di fronte all’ambasciata russa si chiama Boris Nemtsov Plaza. Un segno di pace imposto dal Congresso degli Stati Uniti e accettato dai diplomatici russi, non avrebbero potuto fare altrimenti, opporsi sarebbe stato un’ammissione delle responsabilità del Cremlino nella morte del politico. A promuovere la legge fu John McCain e ad aiutarlo fu Vladimir Kara-Murza. Il senatore repubblicano dell’Arizona e il giornalista e regista dissidente russo, oppositori tutti e due di Vladimir Putin. McCain per il suo funerale aveva previsto tutto, i presenti e gli assenti, aveva dato disposizioni, dettagli, incombenze. Sapeva che sarebbe stato un evento seguitissimo, soprattutto il corteo funebre che è la parte della cerimonia che le televisioni coprono con più cura. Il senatore aveva deciso di farne uno show carico di messaggi. Molti a Donald Trump e tanti anche a Vladimir Putin. Tra i nomi designati da McCain per portare la bara fino alla Washington National Cathedral, oltre all’ex vicepresidente democratico Joe Biden e all’ex senatore Russ Feingold, c’è anche quello dell’amico Vladimir Kara Murza. Il giornalista ci sarà: “Sono rimasto senza parole – ha detto al sito Politico – Ho già detto di sì, certo, sarà l’onore più straziante al quale qualcuno potesse pensare”. Il giornalista sarà lì a omaggiare l’amico e a incarnare con la sua presenza un messaggio contro Trump, troppo morbido nei confronti del Cremlino, e contro Putin.

  

 

Per più di sette anni, McCain e Kara-Murza si sono sostenuti a vicenda nelle battaglie contro il Cremlino, avevano collaborato affinché venisse approvato il Magnitsky Act nel 2012 e, per il senatore, il giornalista era il simbolo della resistenza. Kara-Murza è stato avvelenato per due volte – “Alla terza non sopravviverai”, gli hanno detto i medici – ma tra partenze e ritorni, tra Washington e Mosca, non ha mai smesso di opporsi a Putin. Per McCain era “un esempio di coraggio, altruismo e idealismo”. Putin, che ai simboli è sempre molto attento, noterà quella presenza, poi probabilmente si ripeterà la stessa frase con la quale la televisione statale russa, Rossiya 1, ha annunciato la morte di McCain: “E’ morto il principale simbolo della russofobia”.

  

Anche Oleg Morozov, deputato della Camera alta del Parlamento ha detto: “Il nemico è morto, che Dio riceva la sua anima oscura e ne determini il futuro”. Ma alla Russia, che dei nemici – veri o immaginari – ha sempre bisogno, quel nemico mancherà. E mentre ministri, politici e televisioni da Mosca si affrettano a rilasciare commenti sprezzanti, nel comunicato stampa dell’agenzia ufficiali Ria Novosti si leggeva “E’ scomparso il capo dei russofobi”, le nazioni dell’est, dalla Polonia alla Georgia, dall’Ucraina all’Estonia lo hanno pianto come un difensore della democrazia, il simbolo di tutto ciò che i paesi che uscivano dal comunismo pensavano fosse buono: “La decenza, la fede nella libertà, nei diritti umani e in un ordine mondiale liberale”, ha scritto in un necrologio l’ex presidente estone Toomas Hendrik Ilves.

     

Ora la Russia ha perso uno dei suoi nemici, uno dei bersagli preferiti della propaganda del Cremlino e soprattutto in un momento in cui Putin deve fronteggiare un calo di consensi senza precedenti – ieri ha dovuto promettere che la riforma delle pensioni sarà ammorbidita –, mentre l’economia bersagliata dalle sanzioni americane si prepara a un periodo difficile, Mosca ha un bisogno disperato di qualcuno che le si opponga, di qualcuno che possa essere definito russofobo, in sostanza di John McCain. L’uomo che anche dopo la morte è riuscito a dare una stoccata alla Russia scegliendo che a portare la bara fosse un dissidente russo, per giunta ex consigliere di Boris Nemtsov. L’ultima beffa di McCain al Cremlino, che lo amava come nemico, anche Putin lo scorso anno di lui aveva detto: “Mi piace per il suo patriottismo e la coerenza nel difendere gli interessi del suo paese”. Ora Mosca dovrà trovare un altro nemico, un altro capo dei russofobi.

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