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In vantaggio in Libia

Conte incassa l’appoggio di Trump per la regia della stabilizzazione a Tripoli, è una botta per i francesi

31 Luglio 2018 alle 06:00

In vantaggio in Libia

Fayez al Serraj (foto LaPresse)

Roma. Sono lontani i tempi (l’anno scorso) in cui il Movimento cinque stelle chiedeva il ritiro dell’ambasciatore Giuseppe Perrone da Tripoli, in nome dell’ostilità al governo di Fayez al Serraj. Ieri Perrone, che ormai dirige con polso sicuro tutto il viavai del governo gialloverde in Libia (i ministri Salvini, Moavero Milanesi, Trenta nel giro di poco meno di due mesi) era seduto al fianco dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, durante un incontro con il premier Serraj. Hanno parlato di nuove prospettive di investimento nel settore gas e petrolio e anche nel sud del paese – il Fezzan dove il controllo governativo è ancora labile. Da Washington nel frattempo arrivava il sì dell’Amministrazione Trump alla richiesta italiana di una “cabina di regia comune” per quel che riguarda il Mediterraneo e la Libia. In soldoni, l’Italia ottiene che il partner più potente si schieri dalla sua parte e dalla parte di Tripoli contro la Francia che tentava di prendersi la supremazia regionale. Il governo gialloverde corona così il progetto del governo Gentiloni, che aveva sempre cercato l’appoggio esplicito dell’America nella difficile opera di stabilizzazione della Libia e che era rimasto in sospeso dopo la vittoria presidenziale di Trump nel 2016. Washington da tempo trascurava l’area, aveva evitato di sbilanciarsi dal punto di vista delle alleanze e si era limitata a qualche missione antiterrorismo con i droni (dalla base di Sigonella, in Sicilia). Ora ha preso le parti dell’Italia e quindi anche di Serraj, che era sempre stato considerato troppo debole per prevalere sulla scena politica – ma forse sarebbe meglio dire: da gangster – della Libia.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    31 Luglio 2018 - 13:01

    Piano. Il giorno che Macron dovesse parlare a Trump delle stesse cose, Trump gli dirà di sì su tutto. Un giorno dopo potrebbe passare da Washington il re degli eschimesi, quello dopo ancora il capo degli zulù, e Trump farebbe la stessa cosa.

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  • Giovanni Attinà

    31 Luglio 2018 - 11:11

    Su questo "incasso" di Conte ho molto dubbi. Poi alla fine i governati libici saranno accolti a Parigi per gli accordi. Il difetto italico è sempre quello: ovvero considerarsi indispensabili per la Libia, cosa non corrisposta per niente.

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  • andrea.maccarini

    31 Luglio 2018 - 10:10

    Benissimo. Ma il problema è sempre lo stesso: quanto durerà la presa di posizione di Trump? E avrà conseguenze pratiche tangibli? Quando sarà smentita da un tweet? O forse la comunanza percepita con il governo italiano e la volontà di dividere l'Europa - che peraltro fa di tutto per meritarselo - per una volta stabilizzerà, oltre alla Libia, anche il presidente degli Stati Uniti d'America?

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