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Nel Venezuela della crisi, dove riparare le scarpe costa quattro mesi di stipendio

La campagna sui social di José Ibarra, docente universitario nel paese devastato dall'inflazione. Lezione non richiesta ai sovranisti nostrani

24 Luglio 2018 alle 14:30

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José Ibarra ha 41 anni, è un docente universitario e studia per un PhD, ma non ha nemmeno i soldi per ripararsi le scarpe. Questo è il Venezuela della crisi economica, e Ibarra oggi è un fenomeno social per un tweet che a fine giugno è diventato virale. Aveva fotografato le sue scarpe rotte scrivendo "Non mi vergogno, non ho i soldi per ripararle." Il post è stato ritwittato quasi 10mila volte. E Ibarra ha lanciato la campagna "Le scarpe della dignità": "Ho deciso di scattare una foto e dire ecco, questo è un docente universitario, con i titoli e la formazione, ma con le scarpe rotte: Qui c'è gente che viene a insegnare senza aver mangiato, ci sono docenti che si sono ammalati per colpa della crisi e non possono avere le medicine".

  

Ibarra lavora all'Università centrale venezuelana, la più importante del paese sudamericano, e guadagna 5 milioni e novecentomila bolivar. Nel paese devastato dall'inflazione, basta per un chilo di carne ma per riparare le scarpe servono venti milioni di bolivar. Ali Shalan è un calzolaio: "A volte dico un prezzo, mi dicono che è troppo caro. Qualcuno mi dice che preferisce comprarle nuove, qualcuno me le lascia per ripararle, però sì, le riparazioni sono diminuite". Ibarra è stato sommerso di messaggi e regali dall'Argentina alla Spagna, fra cui 12 paia di scarpe, 9 le ha regalate. Una goccia nel mare. Le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale parlano dell'inflazione a un milione per cento entro la fine dell'anno.

    

La crisi attuale cominciata nel 2013 galoppa per colpa della fragilità strutturale del paese, che dipende al 90 per cento dalle esportazioni del suo petrolio: quando le quotazioni del greggio calano l'economia crolla. Nel paese ora guidato da Nicolas Maduro, rieletto nel maggio 2018 in contestatissime elezioni, sia la sanità che i trasporti pubblici sono al tracollo. Nel 2017 l'87 per cento della popolazione era sotto la soglia di povertà.

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