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La politica estera europea è un ossimoro

Divisioni, poche idee, un’altra conferenza. L’Ue decide di non contare

16 Aprile 2018 alle 20:29

La politica estera europea è un ossimoro

Una riunione tra i ministri esteri dell'Unione Europea oggi a Lussemburgo (foto LaPresse)

La politica estera europea è diventata un ossimoro. Che sia sulla Siria e la guerra che dura da sette anni, sulla Russia e la sua sfida all’occidente, sull’Iran e la sua offensiva egemone in medio oriente, un’Unione europea minata dalle sue divisioni interne non riesce a esprimere una posizione chiara e coerente sulle grandi questioni della geopolitica. Nemmeno quando due suoi stati membri (Francia e Regno Unito) sono impegnati in una operazione mirata (al fianco degli Stati Uniti, il più vecchio tra gli alleati degli europei) per fare in modo che la linea rossa sull’uso di armi chimiche (un crimine di guerra e contro l’umanità) abbia ancora un minimo di significato.

 

Sulla Siria, dopo una riunione a Lussemburgo, i ministri degli Esteri dell’Ue lunedì hanno pubblicato una dichiarazione di undici pagine senza esprimere il sostegno esplicito ai missili di sabato notte, ma ribadendo quanto già detto negli ultimi 7 anni un’infinità di volte, senza mai far nulla di deciso e decisivo. “Non può esserci soluzione militare al conflitto siriano”. “Una soluzione al conflitto richiede una transizione politica genuina”. “La situazione attuale deve essere usata per rinvigorire il processo per trovare una soluzione politica”. L’Alto rappresentante, Federica Mogherini, ha annunciato che una conferenza a Bruxelles la prossima settimana dovrebbe contribuire a rilanciare i negoziati sotto l’egida dell’Onu. Ma organizzare una conferenza – la seconda in dodici mesi – non è una politica. Sulla Russia si ritrovano le stesse estenuanti discussioni e divisioni. Austria, Grecia e Cipro, e in seconda battuta l’Italia, impediscono un’attitudine più dura nei confronti di Vladimir Putin.

 

Lunedì i 28 hanno espresso una “valutazione comune delle sfide”, ha detto Mogherini. Nonostante l’attacco di Salisbury sono stati ribaditi cinque princìpi fissati due anni fa. Ma ipotizzare più Erasmus nell’Ue per gli studenti russi – come ha fatto l’Alto rappresentante – non è una politica. Lo stesso vale per l’Iran, dove l’Italia e altri hanno obiettato alle sanzioni proposte da Francia, Germania e Regno Unito per convincere l’Amministrazione Trump a salvare l’accordo sul nucleare. Mogherini non può far molto se i 28 bisticciano. Ma l’Alto rappresentante ha una parte di responsabilità: il dialogo a tutti i costi con Russia e Iran, il rifiuto dell’hard power, l’onuizzazione dell’Ue sono tra i pilastri della dottrina Mogherini, che ha rivendicato la “piena unità” degli stati membri dietro la sua linea. Ma l’unità sul minimo comune denominatore non è una politica estera. E’ una perdita di tempo.

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Commenti all'articolo

  • perturbabile

    16 Aprile 2018 - 23:11

    Qualche tempo fa, in un fondo del Corriere, Angelo Panebianco contestò che la UE difettasse di una politica estera comune. E portò l'esempio dell'atteggiamento critico, se non ostile, verso Israele e della adesione, o raramente l'indifferenza, verso le espressioni di condanna e i tentativi di umiliazione di quello Stato da parte dell'ONU. C'è, dunque, almeno un aspetto di politica estera solidamente comune, che rende affiatati i Paesi UE.

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