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Non ci sarà l’inchiesta “russo inglese” sul caso Skripal

Sul rapporto degli esperti del laboratorio militare di Porton Down nel Regno Unito la disinformazia lavora a pieno ritmo

5 Aprile 2018 alle 09:02

Non ci sarà l’inchiesta “russo inglese” sul caso Skripal

Roma. Gli esperti del laboratorio militare di Porton Down nel Regno Unito hanno analizzato la sostanza usata un mese fa per il tentato omicidio di un disertore dell’intelligence russa e hanno scritto in un comunicato che “non possiamo identificare la fonte di produzione precisa, ma abbiamo dato le informazioni scientifiche al governo, che le ha usate assieme ad altre fonti per arrivare alle conclusioni che conoscete”. Inoltre hanno confermato che era novichok (un agente nervino di grado militare inventato dagli scienziati dell’Unione sovietica che volevano creare un’arma difficile da rilevare per la Nato) e che è una sostanza molto complessa da produrre, al punto che “è molto probabile che sia stata prodotta da uno stato”. E di nuovo: “Non è il nostro lavoro dire dove sia stata prodotta”.

 

Subito la fanfara della disinformazione di Mosca ha distorto il comunicato, come se fosse una smentita delle accuse del governo inglese e come se il fatto che il novichok non avesse scritto sopra “Made in Russia” fosse una prova d’innocenza. I soliti canali della disinformazione – gli stessi che nelle scorse settimane insinuavano che proprio il laboratorio di Porton Down avesse prodotto il veleno – da due giorni ne rilanciano le dichiarazioni come se scagionassero Mosca.

 

Se il primo ministro britannico è riuscito a convincere sedici paesi a reagire contro l’operazione russa con la ritorsione più grande della storia è perché ha in mano il rapporto del controspionaggio – quello che i russi vorrebbero vedere e che non gli sarà dato. Il presidente russo, Vladimir Putin, sperava che l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) – in riunione ieri, all’Aia – accettasse un’indagine congiunta, Regno Unito e Russia. Ma la proposta è stata bocciata. E’ un contrappasso. A fine ottobre la Russia mise il veto al prolungamento di un anno della commissione d’inchiesta Opcw sulle stragi con armi chimiche in Siria, di fatto azzerando le indagini che accusano il regime siriano, alleato di Mosca. Forse perché in quel caso l’agente nervino sarin era molto più facile da identificare e apparteneva alle scorte proibite di Damasco.

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Commenti all'articolo

  • Paolo da Genova

    06 Aprile 2018 - 09:09

    Se esistono "le fanfare della disinformazione di Mosca", per logica devono esistere anche le "le fanfare della disinformazione di Washington", e più numerose delle prime, essendo gli USA più potenti della Russia. Al Foglio ne sapete qualcosa?

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  • Giovanni

    05 Aprile 2018 - 09:09

    L'Unione Sovietica è crollata ormai quasi 30 anni fa e sappiamo tutti il grande marasma, lassismo e mancanza di disciplina che si diffuse nel paese. Al punto che i paesi occidentali erano oltremodo preoccupati che qualche capitano dell'esercito potesse vendere uno o più ordigni nucleari a stati o gruppi terroristici. Fu il periodo di Yeltsin, ubriaco dalla mattina alla sera e controllato a vista dagli americani. E' dunque possibile qualsiasi ipotesi: che alcuni contenitori contenenti il Novichok, ad esempio, siano stati rubati o ceduti in quell'epoca di grande disordine oppure che la formula del gas nervino vecchia ormai di circa 40 anni sia stata replicata da qualcuno e naturalmente è possibile anche la tesi della responsabilità russa dichiarata dalla May. Tuttavia onestamente quest'ultima mi sembra la meno probabile per vari motivi il più importante dei quali consiste nelle grandi difficoltà politiche interne ed esterne del governo May. La conferenza di ieri ha aggiunto altri dubbi.

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