La bella addormentata inglese

Il “complotto” di Soros anti Brexit e il tempo sospeso che spegne il Regno

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

9 Febbraio 2018 alle 06:08

La bella addormentata inglese

Roma. L’uomo che ha rovinato la Banca d’Inghilterra con le sue speculazioni, l’anima nera della sovversione democratica, qualsiasi cosa voglia dire, è tornato sulle prime pagine dei giornali britannici, ultima testimonianza dell’umore del Regno Unito, che non sa fare i conti con se stesso, e reitera tic antichi. George Soros ha “un piano segreto” per far fallire la Brexit, titolava gigante ieri il Daily Telegraph, broadsheet britannico da ultimo un po’ annebbiato dalla lotta ideologica sul divorzio europeo. Di segreto, nel piano di Soros, non c’è niente: il ricco filantropo, persona non grata nell’Ungheria che cede all’illiberalismo, ha un progetto fin troppo chiaro di sostegno alle democrazie europee e delle cause europeiste.

 

Può non piacere, può costituire un’ingerenza eccessiva (ci si dovrà intendere, un giorno, su questo tema dell’ingerenza), ma certo non è misterioso, e infatti sappiamo che Soros ha dato 400 mila sterline a un gruppo che sostiene un secondo referendum sulla Brexit, e chi spera in un ripensamento inglese ne è anche contento. L’aggravante di questo complottismo che fuoriesce dai titoli dei tabloid e dalle risacche meno verificate della rete è che a firmare l’articolo c’è anche Nick Timothy, l’ex guru della premier, Theresa May, l’autore del programma del Partito conservatore per le elezioni del giugno dello scorso anno, lo stratega di quella campagna elettorale decisamente sfortunata. All’indomani del voto, molti chiesero la testa di Timothy, in modo forse esagerato, ché gli errori allora furono molti e di molti, ma il fatto che ora lui sia finito a firmare un articolo in cui si grida al complotto sorosiano anti Brexit mostra ancora una volta che qui, in questo paese in crisi identitaria, il tempo è come sospeso. C’è un timer che va, implacabile, attivato con l’articolo 50 ma nel frattempo l’Inghilterra si è travestita da bella addormentata: il sonno è cominciato il giorno dopo il referendum del 2016. Le dinamiche sono le stesse: il partito europeista contro quello divorzista, i conservatori spaccati e tormentati che pianificano golpe che non arrivano mai, il Labour che si adagia nel lusso dell’ambiguità, i catastrofisti di qui e i ce-la-faremo-anche-da-soli di là. Qualche effetto della Brexit c’è stato, ma ancora i danni per il futuro sono difficilmente quantificabili, e il negoziato con Bruxelles sta diventando ancora più contorto e incomprensibile di quello che condusse David Cameron, che pareva la salvezza degli europeisti e ne fu la condanna. Se si va a vedere chi ha accusato Soros di complottare segretamente per rovesciare la volontà del popolo britannico si ritrovano, tutti in fila, i leader della Brexit.

 

Dall’altra parte, tra quelli che applaudono l’ingresso dei soldi di Soros nel campo anti Brexit, c’è un grande fermento. Si moltiplicano associazioni e testimonial, che ieri ringraziavano sarcastici il Telegraph per la pubblicità: è iniziata una campagna grassroot per spiegare che cosa è davvero un altro referendum – una valutazione dell’accordo che il governo negozierà con Bruxelles – e saggiare la voglia degli elettori di andare ancora una volta alle urne. Pure se, dopo molti mesi, quelli che dicono che alla fine questa Brexit non si farà sono molto ringalluzziti, il tempo è sospeso anche per loro. Il sonno coglie tutti, e il rischio di ripetere gli stessi errori del 2016 è alto, perché gli strumenti retorici che si utilizzano sono rimasti uguali – la paura della solitudine. Con un pericolo nuovo: la Brexit vista da vicino non è bella, su questo un po’ tutti sono d’accordo, ma se il risveglio dal sonno dovesse avvenire con il secondo referendum non è affatto detto che poi ci saranno feste, un principe salvatore, e il lieto fine.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    09 Febbraio 2018 - 10:10

    Gentile signora, Soros impiega i suoi soldi, come li ha impiegati ad esempio per i fatti di piazza Maidan, certo per il suo grande amore per l'Europa. Un'Europa in cui il presunto liberalismo coincide sempre più spesso con quell'equivoco così chiaramente spiegato da Isaiah Berlin nel ripercorre il pensiero delle grandi menti degli ultimi tre secoli. Soros ha gioco facile, sono solo una minoranza gli europei che istintivamente si oppongono a quello che si configura ormai come un regime con le sue brave leggi antirazziali; che non ha bisogno di lager reali, essendo ampiamente sufficienti quelli virtuali (finanziati spesso da Soros) dentro i quali tenere gli intellettuali dissidenti. Se fossi Forattini disegnerei Hitler e Stalin su una nuvoletta che guardando in giù si danno di gomito, e a chi mi facesse notare la mancanza, finora, di orrori e violenze, ricorderei come sia ormai nelle corde del progresso la schiavitù con i soli mezzi della persuasione. Una lieta schiavitù.

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