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Macron cerca (e forse trova) la terza via tra il passato coloniale e la Françafrique

Nel suo viaggio in Africa tra Burkina Faso, Costa d’Avorio e Ghana, il presidente francese ha voluto comunicare un cambiamento di prospettiva 

30 Novembre 2017 alle 10:53

Macron cerca (e forse trova) la terza via tra il passato coloniale e la Françafrique

Emmanuel Macron e il presidente del Burkina Faso, Christian Kaboré (foto LaPresse)

Roma. Non c’è più una politica africana della Francia, ma una politica francese in Africa. E’ il cambiamento di prospettiva che ha voluto comunicare Emmanuel Macron per il suo viaggio africano, che ha toccato Burkina Faso, Costa d’Avorio e Ghana. Un cambiamento che il presidente può permettersi in virtù del suo passato politico e della sua giovane età. “In questo momento è credibile in Africa. E’ sicuro che non troveremo una sua foto sorridente con un despota. Non è legato ai partiti tradizionali francesi che hanno chiesto, a un certo punto della loro storia, dei sussidi per rimpolpare le loro casse a un ‘amico’ africano”, spiega una fonte diplomatica al Figaro. Insomma Emmanuel Macron ha campo libero per costruire un nuovo rapporto con l’Africa, cosciente che, per quanto abbia evitato di parlare di Françafrique, il passato coloniale non è eludibile.

 

Se la Francia è una potenza mondiale lo deve anche alle sue ex colonie, un ex impero sul quale ha fondato parte del suo peso globale durante la guerra fredda. Persi i possedimenti al di fuori del territorio europeo, i francesi hanno cercato di mantenere la propria influenza nei territori africani francofoni in altri modi. Con la presenza dell’esercito, delle grandi aziende e di capi di stato cooptati. Una rete messa in piedi da Jacques Foccart, il “Monsieur Afrique” di Charles de Gaulle, incaricato, come spiega Jean-Pierre Bat, della fondazione Foccart, nel suo libro La Fabrique des barbouzes, “di fare della decolonizzazione il contrario di una rottura”. Tutti i predecessori di Macron avevano promesso la fine delle ingerenze, nessuno ha mantenuto gli impegni, fedeli alla massima che Jacques Chirac amava spesso ripetere: “Le promesse impegnano soltanto chi ci crede”. Con Macron sarà diverso?

 

Di sicuro è diversa la forma: il discorso del presidente agli studenti dell’università di Ouagadougou, in Burkina Faso, conferma la sua passione per la simbologia. La scelta di rispondere direttamente alle domande degli studenti stranieri è inedita per un presidente francese così come la franchezza e la brutalità delle frasi. L’immagine che si ricava dalle tre ore di scambio è il dialogo serrato tra la società civile africana, rappresentata dagli studenti e dalle studentesse, maggioranza in un continente giovanissimo, e il capo di stato più giovane della Quinta Repubblica. Alla destra di Macron, seduto su una sedia ad ascoltare, Christian Kaboré, presidente del Burkina Faso, mero spettatore. Una messa in scena che fa quasi pensare a un trasferimento di potere tra il capo dello stato africano e i suoi studenti. E un invito a una generazione che non ha ancora conosciuto incarichi politici: “Prendete i vostri rischi”. “In Africa, dov’è coltivata la parola degli anziani, il giovane presidente vuol fare intendere la sua voce. E, se ce n’è bisogno, passare al di sopra dei vecchi coccodrilli per parlare alla gioventù. ‘Voi e noi ci capiamo’, dice agli studenti, ‘è la nostra generazione che ha il pallino del gioco’” scrive Arnaud de La Grange sul Figaro.

 

L’idealismo può ricordare il discorso di Barack Obama al Cairo nel 2009. Ma l’Africa è entrata nella globalizzazione, gli investimenti esteri aumentano sempre di più, soprattutto quelli cinesi. Emmanuel Macron è consapevole che l’influenza francese nella regione è diminuita, e che la stagione in cui Parigi faceva e disfaceva governi africani è terminata. Esistono, tuttavia, ancora degli strumenti, in primo luogo il francese: “Da molto tempo la lingua non è unicamente francese. Anzi, è più africana che francese: ha il suo punto di equilibrio da qualche parte tra Kinshasa e Brazzaville molto più che tra Parigi e Montauban”, ha detto, invitando i giovani africani ad appropriarsene e renderlo la prima lingua al mondo. Piaggeria? Può darsi, ma il presidente non fa altro che registrare la fine di un’epoca, un’inversione dei rapporti. Se Sarkozy nel 2007 a Dakar disse che “l’uomo africano non è ancora entrato abbastanza nella storia”, scatenando polemiche interminabili, Macron ha spiegato che è proprio in Africa che “si proiettano tutte le sfide contemporanee”. Può dirlo anche e soprattutto grazie alla sua data di nascita. “Ma questo stato di grazia non durerà. Avrà presto, anche lui, un passato”, conclude la fonte diplomatica.

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