La destra in Francia si chiede: come essere liberali e non macroniani?

Elezioni tra i Républicains. Favoritissimo l'identitario Wauquiez, ma il vero dibattito è intorno al presidente francese

10 Dicembre 2017 alle 06:12

La destra in Francia si chiede: come essere liberali e non macroniani?

Laurent Wauquiez (foto LaPress)

Parigi. Questa domenica, si terrà il primo turno delle elezioni per la presidenza dei Républicains (Lr), il partito della destra post gollista in Francia, e forse non ci sarà bisogno di un secondo, il 17 dicembre, perché Laurent Wauquiez, ex ministro degli Affari europei, è il superfavorito per diventare il successore di Nicolas Sarkozy (i sondaggi lo danno al 60 per cento). A sfidarlo ci saranno due outsider, Florence Portelli, sindaco di Taverny (Val d’Oise) ed ex portavoce di François Fillon, e Maël de Calan, il giovane di cui tutti dicono un gran bene a Parigi, cofondatore, nel 2012, del think tank liberale La Boîte à idées. Quest’ultimo ha appena incassato l’endorsement di Alain Juppé, sindaco di Bordeaux, di cui è stato consigliere per le questioni economiche durante la campagna per le primarie del 2016, e rappresenta l’unica speranza della corrente liberale di Lr, che non vuole abbandonare il partito all’identitarismo di Wauquiez. “Sei mesi fa credevo anch’io nelle sue possibilità. Ma ora è dura, perché sul piano dell’economia, Wauquiez ha allineato il suo discorso a quello del Sarkozy del 2007: liberalismo in economia e conservatorismo nelle questioni sociali”, dice al Foglio Alexis Vintray, caporedattore di Contrepoints, sito di riferimento della galassia liberale francese.

 

Vintray, come quasi tutti i liberali di Francia, è convinto che Macron abbia “rubato” il discorso liberale alla destra. “I liberali, attualmente, non possono avere nulla di meglio di Macron nell’immediato. L’attuale presidente ha già avviato le riforme, e i Républicains, che in qualche modo dovranno cercare di differenziarsi da lui, difficilmente lo faranno sul piano economico dicendogli che ‘è troppo poco liberale’. Siamo pur sempre in Francia, dove il liberalismo non è visto bene”, spiega il caporedattore di Contrepoints, prima di aggiungere: “Visti gli attuali membri di Lr, il rischio è che accada l’esatto contrario, ossia: ‘Dobbiamo essere più protezionisti, Macron è troppo liberale’”. Anche per Étienne Gernelle, direttore del settimanale Point, “l’arrivo di Macron e la maggioranza che ha creato con il primo ministro, Edouard Philippe, fa sì che molti liberali di destra si ritrovino nel suo discorso, compresi quelli che hanno votato François Fillon al primo turno delle elezioni presidenziali”. “Molti militanti di Lr non hanno rinnovato la tessera e non la rinnoveranno perché si riconoscono nel programma dell’attuale inquilino dell’Eliseo. Macron, in realtà, aveva già rubato il discorso liberale alla destra prima ancora delle presidenziali, quando sedeva a Bercy, al ministero dell’Economia, sotto la presidenza Hollande. Il fatto è che ora, alla destra, ha rubato anche l’azione, perché ha già lanciato delle riforme liberali che il primo Sarkozy non aveva nemmeno tentato di fare, dice al Foglio Gernelle. Il direttore del Point sottolinea, tuttavia, che molti militanti liberali se n’erano già andati dall’Ump (oggi Républicains), quando nel 2012 Patrick Buisson, l’intellettuale della destra sovranista, aveva spinto Sarkozy a indurire il suo discorso, puntando sulla retorica identitaria e anti immigrati. “La base di Lr ha iniziato a muoversi da quel momento. Nathalie Kosciusko-Morizet (ex ministro dell’Ambiente di Sarkozy e notoriamente liberale, ndr) ha raccontato che quando ha voluto presentarsi alle primarie di partito, ha avuto difficoltà a trovare le firme di patrocinio, perché i militanti liberali non avevano rinnovato la tessera”. Cosa succederà dunque a Lr dopo queste elezioni? “Ci sono varie strategie in seno alla destra – dice al Foglio Gernelle – Alcuni sono già partiti verso la République en marche, altri come Valérie Pécresse (presidente dell’Île-de-France, ndr) sono indecisi se restare all’interno di Lr o meno. Poi ci sono quelli che dicono: ‘Restiamo minoritari per non abbandonare la macchina a Wauquiez’”.

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