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Manafort si consegna all’Fbi e si dichiara non colpevole

Le accuse di Mueller all'ex manager della campagna elettorale di Donald Trump. Ecco i primi arresti nell'ambito dell'inchiesta sul Russiagate

30 Ottobre 2017 alle 14:50

Russiagate, Manafort si consegna all'Fbi

Paul Manfort

A Paul Manafort, ex manager della campagna elettorale di Donald Trump, è stato chiesto di consegnarsi alle autorità americane nell’ambito delle indagini sul Russiagate. Le accuse sono state mosse dal procuratore speciale Robert Mueller e coinvolgono anche l’ex socio del manager, Rick Gates. Delle fonti riferiscono alla Cnn che Manafort e Gates erano stati accusati venerdì, ma i capi d’imputazione erano stati secretati dall’Fbi solo oggi: secondo l'accusa sarebbe colpevole di cospirazione contro gli Stati Uniti, di riciclo di denaro, di non essersi registrato come agente di uno stato straniero, di aver fatto dichiarazioni false e fuorvianti, di riciclaggio e omessa denuncia di conti su banche straniere.

 

Nell’ambito del Russiagate questo segna un punto importante, anche se i capi di imputazione non sono direttamente correlati alle elezioni presidenziali e al ruolo che avrebbe avuto la Russia in queste. Si tratta comunque di una nuova fase nelle indagini di Mueller, volte a testimoniare la possibile collusione tra il governo russo e i membri del team di Donald Trump.

 

Secondo quanto riportato dalla Cnn, Manafort ha accolto la richiesta dei procuratori federali e oggi si consegnerà volontariamente alle autorità. Un portavoce della Casa Bianca ha riferito alla Cnn che “l’amministrazione Trump potrebbe non avere nulla da replicare” riguardo alle accuse. Il Bureau si è limitato a confermare che Manafort si è consegnato alle 8.15, ora locale, e non ha fornito altre indicazioni. L’atto di accusa contro di lui, probabilmente, verrà diffuso in giornata. Secondo quanto rivelato nei giorni scorsi, tra le imputazioni potrebbe esserci anche quella di riciclaggio. Finito subito nel mirino degli investigatori di Mueller per i suoi sospetti contatti di consulenza con l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, l’ex manager, in precedenza, aveva negato ogni irregolarità nei pagamenti ricevuti da Kiev, o nei conti aperti in paradisi fiscali off shore o nelle diverse transazioni immobiliari. A compromettere la sua posizione sarebbero state proprio delle transazioni immobiliari. Emerse da un libro paga, da subito  hanno attirato l’attenzione dell’Fbi, e provano come la società di consulenze di Manafort ha ricevuto oltre 12 milioni dal partito filorusso dell’ex presidente ucraino tra il 2012 e il 2014.

 

Paul Manafort e Rick Gates, però, dopo essere comparsi davanti al giudice federale di Washington per la formalizzazione dell'incrimanazione nell'ambito del Russiagate , si sono dichiarati non colpevoli per nessuno dei capi d'accusa e sono attualmente agli arresti domiciliari. 

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    30 Ottobre 2017 - 20:08

    Ma assomiglia di più alla pagliacciata di Mani Pulite o siamo ad una imitazione delle purghe staliniane? Povera America, come è caduta in basso.

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  • Ferny55

    30 Ottobre 2017 - 15:03

    Tutte cose note da anni così come da anni si conoscono i legami tra Manafort e Podesta' sugli affari con l'Ucraina. L'accelerazione si Manafort sembra legarsi alla vicenda Uranio One nel quale è coinvolto lo stesso Muller. Rimane il peccato originale di tutta questa vicenda: un dossier falso costruito da pezzi delle agenzie USA in combutta con pezzi importanti della vecchia amministrazione per ottenere prima un'autorizzazione ad intercettare Trump e poi per nominare un Procuratore speciale.

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