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Madrid applicherà l'articolo 155 in Catalogna

Scaduto l'ultimatum, Rajoy si prepara a commissariare la regione, ma dilazionando ancora i tempi. Continua la partita tattica e intanto la Guardia Civil perquisisce un commissariato dei Mossos

19 Ottobre 2017 alle 11:25

Madrid applicherà l'articolo 155 in Catalogna

Una manifestazione degli indipendentisti catalani (foto LaPresse)

[Aggiornato alle 15.20] Poco prima delle 10 di stamattina – quando era prevista la scadenza dell'ultimatum imposto dal governo spagnolo – il governo catalano ha inviato alla Moncloa, il palazzo presidenziale di Madrid, la sua risposta scritta sulla validità o meno della “dichiarazione d’indipendenza sospesa” del 10 ottobre. Peccato che la lettera, firmata dal governatore catalano Carles Puigdemont, non chiarisca quasi niente. La dichiarazione d’indipendenza continua a essere sospesa, scrive Puigdemont, ma se continueranno l’assenza di dialogo da parte di Madrid e la repressione dei diritti dei catalani il Parlamento di Barcellona potrebbe, “se lo ritiene opportuno, votare la dichiarazione formale di indipendenza che non ha votato il 10 di ottobre”. Quest’ultima parte ha arrovellato per quasi un’ora gli analisti: Puigdemont sta dicendo che, in assenza di un voto del Parlamento, la dichiarazione d’indipendenza non c’è? Sta avanzando nuove minacce? La risposta più probabile è che il governatore catalano abbia cercato ancora di prendere tempo e di sollecitare una risposta dura da parte del governo, necessaria per galvanizzare la sua base e continuare la mobilitazione di piazza.

 

 

La risposta è arrivata, ma non tranchant come ci si sarebbe aspettato. In un comunicato inviato alle redazioni dei giornali e poi ripetuto testualmente dal portavoce del governo Iñigo Méndez de Vigo, Madrid ha annunciato che, davanti alla negazione di Puigdemont di rispondere al “requerimiento” del premier Mariano Rajoy, il governo continuerà con le misure necessarie per applicare l’articolo 155 della Costituzione. Sabato sarà indetto un Consiglio dei ministri straordinario per approvare le misure necessarie, le quali saranno poi presentate per l’approvazione a maggioranza assoluta davanti al plenum del Senato, che sarà convocato in seguito. Sembra una risposta dura, ma in realtà Rajoy sta ancora una volta giocando di tattica, dilazionando il più possibile l’applicazione delle misure dell’articolo costituzionale.

 

L'articolo 155 della Costituzione del 1978 prevede che nel caso in cui "una comunità autonoma non rispetta gli obblighi imposti dalla Costituzione o da altre leggi o agisca in maniera che attenti gravemente agli interessi generali della Spagna, il governo… potrà applicare le misure necessarie per obbligarla al compimento forzoso dei suddetti obblighi o per la protezione del menzionato interesse generale”. L’articolo è molto generico e non è mai stato applicato, dunque non esistono giurisprudenza e precedenti. Sulla magnitudo delle “misure” che il governo può applicare c’è molto dibattito in corso. Subito dopo la risposta di Puigdemont, Mariano Rajoy si è incontrato con il leader del Partito socialista, Pedro Sánchez, per discutere su come applicare il 155.

 

 

Il rischio maggiore è che le iniziative adottate da Madrid aumentino la rabbia dei catalani, già inferociti per l'arresto dei due leader indipendentisti Jordi Sánchez and Jordi Cuixart. A inasprire ancora di più il clima c'è l'irruzione della Guardia Civil nel commissariato di Lleida, sede dei Mossos d'Esquadra, che sta avvenendo in queste ore. La polizia spagnola vuole sequestrare le registrazioni delle comunicazioni avvenute nel giorno del referendum. 

   

Dall'altra parte, Puigdemont è messo sotto pressione dalle frange più massimaliste del movimento di indipendenza. Fino a poche ore fa, una delle opzioni sul tavolo per Puigdemont era indire nuove elezioni autonomiche in Catalogna, sciogliere il Parlamento e chiedere un nuovo mandato popolare. Il governo di Madrid aveva fatto sapere che nuove elezioni, rimettendo tutto in gioco, avrebbero potuto bloccare l’applicazione del 155, ma è difficile ora che questa possibilità sia ancora a disposizione.

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Commenti all'articolo

  • Carlo Senneca

    19 Ottobre 2017 - 13:01

    Io vivo a Barcellona dal 2007. La società' Catalana e' spaccata in due. La parte 'dominante", quella coi cognomi "catalani" come Puigdemont, Junqueras, Forcadell, che detiene il potere nelle istituzioni e nei mezzi di comunicazione pubblici e' alla deriva indipendentista, in una rotta di non ritorno supportata da 2 milioni di mobilitati (molti giovani grazie al sistema scolastico-universitario vera culla dell'indipendentismo). La per ora maggioranza silenziata/silenziosa, largamente con cognomi "spagnoli" guarda attonita e aspetta trepidante che il governo centrale li venga a salvare da questo nazi-catalanismo ispanofobo e suprematista. Il padre e la madre di tale disastro sono Jordi Pujol e consorte, corrotti fino al midollo come i giudici hanno accertato, che hanno allevato il nazi-catalanismo con la inettitudine di Aznar prima e Zapatero dopo. Ormai e' tardi. Comunque vada, milioni di Catalani soffriranno. Spero tocchi solo a quelli che stanno dalla parte sbagliata della Storia.

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    • manonintaxer

      22 Ottobre 2017 - 05:05

      Anche io vivo a Barcellona da vari anni e confermo ciò che ha scritto Carlo Senneca. E' verissimo ed esatto al 100%. Aggiungo che negli ultimi giorni, soprattutto dopo la ferma presa di posizione del Re (e la conseguente pressione che ha esercitato proprio il Re su Rajoy e su Pedro Sánchez, leader del PSOE, perché si attivi con ampio consenso il famoso articolo 155 della Costituzione), la maggioranza silenziata/silenziosa sta cominciando a prendere coraggio. A me personalmente fa piacere, però lo scontro sarà ancora più duro di quanto si possa pensare.

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