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L'inerzia frena la guerra al terrorismo

I jihadisti sono sempre più bravi, noi sempre più indolenti. Scrive l’Atlantic

5 Giugno 2017 alle 15:26

L'inerzia frena la guerra al terrorismo

Fiori nel luogo dell'attentato di Londra di sabato 3 giugno (foto LaPresse)

L’attacco terroristico perpetrato alla fine di un concerto di Ariana Grande all’Arena di Manchester, che ha ucciso 22 persone e ne ha ferite 59, secondo l’ultimo conteggio, forse sembra persino più spietato e personalistico di altre recenti atrocità”. Così scriveva all’indomani dell’attentato kamikaze di Salman Abedi, su The Atlantic, Daveed Gartenstein-Ross. “Come ha notato il New York Times, l’obiettivo era ‘un concerto straripante di ragazzine adolescenti o anche più giovani, con la vita davanti, a una serata di divertimento’. Per l’Europa, l’attacco, ora rivendicato dall’Isis, rappresenta la continuazione di uno scenario da incubo: l’insistenza e la mortalità degli attacchi terroristici sul continente ha raggiunto livelli senza precedenti nell’epoca post Undici settembre. L’atroce e il grottesco sono spaventevolmente divenuti parte del quotidiano. Soltanto cinque anni fa, gli esperti potevano contare i maggiori attacchi in occidente post Undici settembre sul palmo di una mano, e sapevano a memoria le date in cui erano stati perpetrati. Erano noti con nomi come ‘3/11’ o ‘7/7’ (con riferimento agli attacchi di Madrid e di Londra, rispettivamente). Negli ultimi tre anni, tuttavia, c’è stata un’esplosione sia nella frequenza, sia nella letalità degli attacchi terroristici contro i paesi occidentali. Dal brutale assalto da guerriglia urbana di Parigi, nel novembre 2015 (130 morti), alle bombe all’aeroporto di Bruxelles e nella metro di Maelbeek (32 morti), dall’attacco del camion sulle folle celebranti il giorno della Bastiglia sul lungomare di Nizza (86 morti) al camion sulla folla al mercato natalizio di Berlino (12 morti), e ora l’attacco al concerto di Ariana Grande. Ci sono tanti altri esempi recenti: il prete sgozzato nel bel mezzo di una messa in Normandia. L’attentatore di Magnanville che uccise una coppia e poi si filmò in diretta live su Facebook mentre minacciava il loro bambino di tre anni. Un bombarolo suicida che assalì la folla all’uscita da un concerto ad Ansbach, in Germania, ferendo 15 persone. (…) Il messaggio sotteso è che non c’è luogo che sia davvero sicuro. Può anche essere un posto familiare, amato da molti, associato con la gioventù e l’innocenza: non importa. (…)

 

I politici europei, al momento, non hanno grandi risposte al problema del terrorismo. Spesso, viene considerato come ‘la nuova normalità’, qualcosa con cui, nei prossimi anni, dovremo semplicemente imparare a convivere, e morire. Ma con lo sviluppo perpetuo della tecnologia – con le stampanti 3d, i droni sempre più versatili, le vulnerabilità ad attacchi hacker in espansione, e tutto il resto – c’è il timore crescente che domani sarà molto peggio di oggi. I terroristi – conclude Gartenstein-Ross – stanno diventando sempre più abili ad ammazzarci. Riusciremo ad eguagliarli in inventiva per salvarci la pelle? O ci ostruiranno la burocrazia, l’inerzia e i fallimenti della nostra stessa immaginazione?”.

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