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La condanna all'irrilevanza

L’asse tra Mosca e Washington si rafforza, ma che cosa ci guadagna l’Ue? Un girotondo di opinioni, tra vasi di terracotta e un “sottosopra” che conviene

14 Dicembre 2016 alle 14:08

nato

Una riunione della Nato (foto LaPresse)

Il dialogo esclusivo tra Mosca e Washington sancisce in modo definitivo l’irrilevanza dell’Unione europea. Finché c’è stato Obama, che pure ha moltissime responsabilità nella creazione di questo nuovo assetto, s’è mantenuta la prospettiva dell’alleanza atlantica, non sempre solidissima, ma l’Europa non ha mai smesso di contare sul fatto che l’America le avrebbe coperto le spalle. La Nato, in fondo, è questa cosa: la salvaguardia di un interesse reciproco tra Stati Uniti e Unione europea. Con l’arrivo di Donald Trump, pare sempre più chiaro che l’Europa smetterà di essere nel cuore dell’America: basta pensare che al momento l’unico leader europeo che il presidente eletto ha incontrato è Nigel Farage, il cantore inglese della distruzione del progetto europeo. Nell’indifferenza di Trump, l’Europa perderà ogni ambizione di ritagliarsi un ruolo, anche nei confronti della Russia, che pure sui confini est dell’Ue è molto belligerante: possiamo scordarci ogni avanzamento di dialogo sull’Ucraina, le sanzioni alla Russia saranno ridotte se non eliminate e i Baltici continueranno a tremare sempre più.

Quel che è più grave, per l’Europa, è che la capacità di attrazione di questa parte di mondo nei confronti dell’est è definitivamente esaurita: con la caduta del Muro, l’Ue, alleata dell’America, ha giocato un ruolo straordinario di calamita, per il suo stile di vita, per il modello che proponeva, di democrazia liberale, per il fatto, e allora era importantissimo, che garantiva sicurezza. I paesi dell’est Europa non ambivano che a partecipare al progetto occidentale. Ora questo slancio si è esaurito, e nella dialettica tra Trump e Putin l’Ue non potrà che fare da spettatrice, sempre più debole. Potrebbe questa essere un’opportunità di rilancio, dopo la distruzione? Non credo, l’occasione di ritagliarsi un ruolo internazionale è molto costosa, e l’Europa non si è mai posta il problema di pagare qualcosa per la propria sopravvivenza.

Pierluigi Battista è editorialista del Corriere della Sera

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