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I giovani arrabbiati di Hong Kong

Una protesta indipendentista scatena le ire di Pechino. Conseguenze

5 Novembre 2016 alle 06:08

I giovani arrabbiati di Hong Kong

A Hong Kong la Rivoluzione degli ombrelli, il movimento pacifico di giovani che chiedeva il rispetto delle autonomie della città da parte del governo di Pechino, è finita da due anni, ma le forze che ha messo in moto non hanno mai smesso di essere attive sottotraccia. Negli anni il movimento di difesa dell’autonomia e della democrazia relativa di Hong Kong – l’ex colonia inglese che dalla sua restituzione nel 1997 gode di un regime speciale definito “one country, two systems” – ha subìto più di un tentativo di repressione, si è fortemente ridimensionato nei numeri, e alla fine ha dato vita a un movimento più vitale e più estremo, che non si limita a chiedere il rispetto dell’esistente, ma vuole l’indipendenza della piccola Hong Kong dal gigante cinese. Il movimento è diventato un partito chiamato Youngspiration, che alle elezioni dello scorso settembre è riuscito a far eleggere due deputati nel Parlamento di Hong Kong – i primi due indipendentisti della storia a entrare nell’istituzione. Già solo la loro elezione è stata vista da Pechino come una minaccia di nuove turbolenze. Ma a peggiorare la situazione hanno contribuito i due neodeputati indipendentisti, Sixtus Leung detto “Baggio” e Yau Wai-ching.

 

Lo scorso 12 ottobre, giorno del loro ingresso in carica, i due, entrambi trentenni o meno, al momento del giuramento hanno indossato una mantella con scritto “Hong Kong non è Cina”, e hanno usato un termine dispregiativo per pronunciare la parola “Cina”. In Parlamento ne è seguita una bagarre che si è ripetuta questa settimana, quando gli scontri nell’Aula hanno provocato dei feriti. Pechino così ha deciso di intervenire. Come comunicato ieri, Pechino userà una speciale prerogativa garantita dagli accordi con il Regno Unito per dare la propria inappellabile “interpretazione” della legge di Hong Kong per dirimere la questione. Probabilmente Pechino ordinerà l’espulsione dei due parlamentari ribelli, che adesso godono tra alcuni dello status di eroi (per martedì è già prevista una “marcia silenziosa” contro le ingerenze cinesi) e tra altri di inopportuni guastafeste: Pechino ha interpretato la legge di Hong Kong solo in altre quattro occasioni, e ogni volta la libertà di Hong Kong si è ridotta drasticamente.

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