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Eurosocialismo vs liberoscambismo

Dopo Gabriel, anche Hollande silura il Ttip. L’eccezione Renzi.

31 Agosto 2016 alle 10:18

Eurosocialismo vs liberoscambismo

Bruxelles:manifestazione di attivisti contro i negoziati TTIP (foto LaPresse)

Bruxelles. Dopo il socialdemocratico tedesco Sigmar Gabriel, vice cancelliere della sempre più conflittuale grande coalizione guidata da Angela Merkel, ieri è toccato al socialista francese François Hollande, presidente che registra un record di impopolarità, cercare di infliggere un colpo mortale al Ttip. L’accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti “non può essere concluso” prima della fine del mandato di Barack Obama, ha detto Hollande: “Il negoziato si è insabbiato, le posizioni non sono state rispettate, il disequilibrio è evidente”. Per come stanno le cose “la Francia non potrà approvare un accordo”, ha avvertito Hollande. Il suo sottosegretario al commercio, Matthias Fekl, ha annunciato che in settembre Parigi chiederà alla Commissione di sospendere i negoziati con Washington. “Non c’è più il sostegno politico della Francia a questi negoziati”, ha spiegato Fekl: “Serve uno stop chiaro, netto, definitivo” perché “gli americani non concedono nulla se non delle briciole”.

 

C’è molta politica interna nella deriva anti Ttip di gran parte del Pse, che sta cadendo in quello che l’ex premier finlandese, Alexander Stubb, definisce “irresponsabile populismo”. In Europa il Pd di Matteo Renzi, che si ostina ad appoggiare le trattative condotte dalla commissaria Cecilia Malmström, è una rara eccezione. In Francia, Hollande si lancia nella campagna per le presidenziali del prossimo aprile con una nuova piroetta a sinistra e ha bisogno di un feticcio globale contro cui scagliarsi per unire il suo partito. In Germania, in vista delle elezioni federali dell’autunno 2017, Gabriel cerca al contempo di distinguersi da Merkel, grande madrina del Ttip, e di assicurarsi il sostegno della sua Spd per il Ceta, l’accordo commerciale concluso da Ue e Canada che deve essere ancora ratificato dai parlamenti nazionali. In Belgio i socialisti francofoni hanno schierato il Parlamento della Vallonia, dove hanno la maggioranza, contro tutti gli accordi commerciali che potrebbero essere ratificati da quello nazionale, in mano ai liberali.

 

Lo spagnolo Pedro Sánchez e il britannico Jeremy Corbyn hanno fatto del Ttip una bandiera per arrivare alla leadership del Psoe e del Labour e da usare in campagna elettorale per far concorrenza agli altri populisti.

 

Secondo diversi sondaggi, il libero commercio e gli Stati Uniti sono sempre più impopolari in Germania, in Francia e in altri paesi. Ma cavalcare l’onda dell’opinione pubblica è un gioco ad alto rischio per i socialisti europei. Nelle urne il populismo istituzionale anti Ttip non si è tradotto in voti, ma ha contribuito ad alimentare il sentimento anti europeo e il successo di movimenti e partiti anti establishment. Il pericolo è una ripetizione del 2005, quando la campagna dei socialisti in Francia contro “l’idraulico polacco” spinse i francesi a votare “no” al trattato costituzionale europeo.

 

Oggi “chiedere di seppellire il Ttip” significa “inseguire Donald Trump”, spiega Stubb. Alcuni sostenitori del Ttip ritengono che, nell’èra del dopo Brexit, l’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti rappresenti la migliore chance per l’Ue di riprendersi politicamente ed economicamente. “Non è solo un accordo commerciale: è un progetto politico per affermare gli standard occidentali”, spiega una fonte comunitaria. Malmström è passata alla controffensiva, organizzando una teleconferenza con l’americano Michael Froman per discutere del prossimo round. Una ministra socialdemocratica ha alzato la voce contro Hollande e Gabriel: “No, il Ttip non è morto”, ha detto la svedese Ann Linde. Ma, secondo diversi osservatori, se Renzi non userà la sua influenza per rimettere in riga i compagni del Pse, il Ttip è condannato.

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