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I greci sono tornati, come Ulisse, e adesso sì che possono farci la lezione

Tsakalotos ha sostituito Varoufakis alla guida dell’economia: ha una sua modestia e competenza ficcate nello sguardo, si è caricato il debito e alla fine, contro ogni pessimismo, riuscirà, a moderarlo senza strafottenza. Anche Tsipras ha sostituito sé stesso.

29 Maggio 2016 alle 06:24

I greci sono tornati, come Ulisse, e adesso sì che possono farci la lezione

Euclides Tsakalotos con Alexis Tsipras (foto LaPresse)

I greci sono tornati. Hanno fatto come il generale Ulisse, si sono attaccati a ogni tipo di zattera, hanno depistato le più clamorose e insidiose lusinghe del Mediterraneo, hanno fatto fuori qualche Ciclope o Dinosauro, infine hanno toccato terra a Itaca. Euclides Tsakalotos ha sostituito il per niente antipatico ma farlocco Yanis Varoufakis alla guida dell’economia. Basta guardarlo in faccia, Euclide (e che nome per un postliceale come me!). Non ha l’aria di uno che voglia mangiarsi la finanza olandese in un boccone, non si comporta come un lupo ideologico, ha una sua modestia e competenza ficcate nello sguardo, credo abbia anche lui uno zainetto ma non la moto, non la grintaccia dell’uomo di mondo sostenuto dai mille uomini di mondo che giocano oggi al socialismo redivivo: no, Euclide è uomo greco, non fa accademia contro il Minotauro globale, non brinda al debito con la bella moglie a favore di camera, vista Partenone. Magari è consapevole di una certa supremazia sui barbari, ma si guarda bene dall’ostentarla. Euclide non ha schiaffeggiato i modesti e operosi creditori del nord Europa, si è caricato il debito e alla fine, contro ogni pessimismo, ancora di rigore, riuscirà, lui e quelli come lui, a moderarlo senza strafottenza, a incanalarlo con grazia in una filiera di pagamenti dovuti e di abbuoni necessari, nel frattempo facendo qualcosa di utile alla patria. Lo spero, lo spero intensamente, perché la faccenda mi aveva messo dalla parte dei crucchi contro i greculi, e non sarebbe antropologicamente la mia parte, ne soffrivo. Ci vorranno ancora molti sforzi, la pelle dell’orso non può ancora essere venduta. Ma siamo intanto sulla buona strada.

 

Anche Tsipras ha sostituito sé stesso. Mentre l’amabile vecchietto Sanders dà la scalata al cielo, lui ha rimesso i piedi per terra. Strappi, referendum, provocazioni, piagnistei umanitari: tutto è alle sue spalle. Sopporta con decenza il malessere sociale e la protesta, vorrei vedere, che ostacolano consapevolmente riforme complicate e costose per il popolo. Si conferma il tipo di leader che la stampa della City di Londra aveva individuato per tempo: quello che fa la voce grossa, si agita e ha coraggio anche nella ribellione, ma sa che la dimensione del governo si combina meglio con il calcolo delle probabilità, delle forze in campo, delle ragioni anche dell’altro. E non mostra di avere quella tigna coatta della sinistra lulista brasiliana, ancora impegnata nella diffusione del mito del golpe contro la presidenta, quando tutti i volenterosi capiscono dove stia il vero imbarazzo dopo la lunga parabola di una classe dirigente rivoluzionaria, diciamo così, che non ce l’ha fatta. O che l’ha fatta grossa.

 

Gli inglesi alle prese con la Brexit e gli americani che stanno consegnando la presidenza a Trump, a forza di delegittimarlo nel modo sbagliato e di usare violenza alla loro futura candidata, la Clinton, dovrebbero guardare alla parabola-esempio dei greculi trasformati di nuovo in greci: composti, negoziatori, riformatori quel che si può, una classe dirigente che mette di lato, almeno per adesso, le troppe ubbie che hanno dannato il paese tra i più belli del mondo, la sua gente. Qualcuno nel mondo ha imparato che le banche non devono essere distrutte e rimpiazzate da non-si-sa-che-cosa, devono essere finanziate, garantite, e regolamentate in modo da farne quel formidabile strumento di crescita e di riduzione delle diseguaglianze e delle povertà del mondo che è il loro vero titolo di merito, dopo il fallimento dei Gosplan e dello stato onnitutore. Insomma: la lezione greca ha avuto un sapore, ora ne ha un altro, vivaddio.

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