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Ingerenza laicista in Georgia

Una pattuglia di aziende militanti legifera al posto dei rappresentanti

30 Marzo 2016 alle 06:18

Ingerenza laicista in Georgia

Nathan Deal

Appelandosi a un non meglio definito spirito dello stato, lunedì il governatore repubblicano della Georgia, Nathan Deal, ha messo il veto sul Religious Freedom Restoration Act, legge sulla libertà religiosa approvata a vasta maggioranza dal Congresso dello stato. Il testo della legge tutela il diritto delle istituzioni religiose e degli esercizi commerciali a non officiare, celebrare, magnificare o soltanto partecipare a cerimonie che sono contrarie al credo religioso dei titolari, come ad esempio i matrimoni gay, ma esplicitamente vieta che queste protezioni siano concesse nel caso si tratti di una palese forma di discriminazione. E’ una delle molte leggi negli Stati Uniti che cercano di trovare un punto di equilibrio fra la libertà religiosa garantita dal Primo emendamento alla Costituzione e l’uguale protezione dei cittadini di fronte alla legge, il principio legale su cui la Corte suprema si è appoggiata lo scorso anno per legalizzare il matrimonio gay. Esiste un compromesso per garantire la libertà religiosa senza che questo determini una situazione di discriminazione?

 

Questo è il dilemma che la legge in questione risolve garantendo protezione a chi non vuole partecipare in attività che ledono il suo credo. Nel dubbio, una pattuglia di oltre 300 aziende, capitanate da Coca-Cola, Delta e Apple si sono unite nel contrastare la legge, minacciando di lasciare lo stato se il governatore avesse firmato il decreto già approvato dai rappresentanti del popolo. Va notato che le suddette aziende non riceverebbero alcun danno economico dal passaggio della legge, dunque la loro iniziativa di lobbying non le vede coinvolte in quanto parte della comunità commerciale dello stato, ma in veste di agenti morali che attraverso lo strumento della minaccia vogliono determinare il processo legislativo al posto dei rappresentanti regolarmente eletti. A parti invertite la chiamerebbero ingerenza. E’ appena comprensibile che di fronte all’idea di perdere un’enorme fetta di business, Neal abbia fatto un passo indietro, rivendendo pubblicamente l’abdicazione di fronte alla minaccia dei pezzi grossi della moralizzazione pubblica come gesto di altissimo valore morale nella lotta perenne contro la discriminazione.

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