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"In Francia ci sono cento Molenbeek", dice il ministro. Polemica

Il socialista Patrick Kanner ha detto che ci sono cento quartieri con "similitudini potenziali" a quello di Bruxelles. La reazione scomposta del suo partito e la critica al pol. corr.

28 Marzo 2016 alle 17:27

"In Francia ci sono cento Molenbeek", dice il ministro. Polemica

Patrick Kanner (foto LaPresse)

Parigi. “Ci sono oggi un centinato di quartieri in Francia che presentano similitudini potenziali con Molenbeek (…). Molenbeek è un concentrato enorme di povertà e di disoccupazione, un sistema ultracomunitarista. E’ un sistema mafioso, con un’economia sotterranea. E’ un sistema dove i servizi pubblici sono praticamente spariti, è un sistema dove gli eletti si sono arresi (…). Quando un primo ministro evoca la nozione di apartheid territoriale, sociale, etnico, riconosce che la République non è all’altezza della sua responsabilità in questi quartieri”. Sembra l’analisi lucida e tranchant di un Eric Zemmour, la constatazione brutale di un sociologo che ha studiato da vicino le periferie francesi, e invece è l’intervento coraggioso del ministro della Città, della Gioventù e dello Sport, Patrick Kanner, che su Europe 1 si è spinto lì dove i suoi compagni non avevano ancora voluto.

 

Un atto di coraggio, sulla scia dell’intervento molto discusso del giornalista del Figaro Zemmour, che però è valso rapidamente a Kanner la condanna all’interno del suo partito. Ospite alla trasmissione radiofonica “Grand jury”, Julien Dray, figura storica del Partito socialista, oggi consigliere regionale nell’Ile-de-France, si è dissociato bruscamente da Kanner, invitandolo a non cedere a formule facili che “stigmatizzano” la popolazione delle aree disagiate. Più duro nell’isolare il ministro della Città il segretario nazionale del Ps, Jean-Cristophe Cambadélis: “Non sono d’accordo con questo tipo di discorsi”, ha detto su France 5, invitando Kanner a “non danneggiare la concordia nazionale”. E ancora: “Dobbiamo avere una strategia dinanzi al terrorismo. Non bisogna isolare i musulmani, ma isolare i terroristi”.

 

Certo, ma quali? E’ la solita la gauche che non vuole vedere e mette all’angolo chi, anche nel suo campo, prova a sollevare il velo di una realtà che è lì sotto gli occhi di tutti. E’ quel politicamente corretto che il giornalista del Figaro Ivan Rioufol ha individuato come miglior alleato dell’islamismo, perché impedisce qualsiasi critica della religione maomettana e delle sue zone d’ombra. E’ quella ghigliottina del pensiero che scatta puntualmente quando si pronuncia la parola islam e taglia la testa a chi prova ad aprire un dibattito. Come Kanner appunto. Abbandonato dai suo compagni di governo, il ministro della Città è stato applaudito dai suoi avversari politici, come Hervé Mariton, deputato dei Républicains, che ha salutato la sua “diagnosi lucida su una situazione realmente pericolosa”. Florian Philippot, vicepresidente dl Fn, ha anch’egli elogiato Kanner per le sue dichiarazioni, approfittandone tuttavia per criticare l’ennesima occasione persa dalla gauche per affrontare i problemi: “Per una volta che abbiamo un ministro, Monsieur Kanner, che rimuove il velo che ha davanti agli occhi e alla bocca, che dice una verità, ecco che il Ps gli dà contro”, ha detto Philippot su Bfm.Tv. “E’ lucida e non stigmatizzante” l’analisi di Kanner, ha aggiunto il braccio destro di Marine Le Pen.

 

Venerdì, sul Figaro, Eric Ciotti dei Républicains ha accusato il capo di stato François Hollande di aver “deliberatamente rinunciato a difendere la laicità per adulare un comunitarismo religioso al quale è debitore”. Il Front national, sulla stessa linea, ha pubblicato un comunicato stampa nel quale afferma che la Francia, più del Belgio, è ricoperta di “zone di non-diritto tipo Molenbeek” e bisogna fin da subito “lanciare una vasta operazione di polizia per investire l’insieme dei quartieri a margine della République”. Tra i sostenitori del ministro della Città, figurano anche Amar Lasfar, presidente dell’Union des organisations islamiques de France (Uoif), pilastro dell’islam istituzionale in Francia: “Sono d’accordo, esistono fenomeni di radicalizzazione dappertutto, non solo in un certo numero di quartieri”, ha dichiarato Lasfar. Sulle ragioni dello sviluppo del cancro islamista nei cosiddetti “territori perduti della République”, come lì definì nel 2002 il sociologo Georges Bensoussan, il presidente dell’Uoif concorda in parte con l’analisi di Zemmour sul Figaro Magazine, che nel weekend ha attaccato i benpensanti che continuano a negare l’esistenza di molte Molenbeek in Francia: “Nel corso degli anni, abbiamo lasciato fare. La politica urbanistica del nostro paese è responsabile, da una trentina di anni a questa parte. Abbiamo allertato le autorità su questo genere di fenomeni che si sviluppavano negli anni Novanta”. Ma la gauche pol. corr. continua a vivere nella sua Francia immaginaria e a isolare chi guarda in faccia la Francia reale.

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