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E’ morto Guido Westerwelle, ex vicecancelliere tedesco

Cinquanta quattro anni compiuti lo scorso autunno, Westerwelle si era ammalato di leucemia poco dopo aver lasciato l'incarico di governo in quella che è stata per ora l'unica parentesi di centro-destra nei tre gabinetti di Angela Merkel (2009-2013).

18 Marzo 2016 alle 18:20

E’ morto Guido Westerwelle, ex vicecancelliere tedesco

Guido Westerwelle (foto LaPresse)

La Germania è in lutto per la morte di Guido Westerwelle, ex leader del partito liberale tedesco ed ex Ministro degli Esteri e Vicecancelliere. Cinquanta quattro anni compiuti lo scorso autunno, Westerwelle si era ammalato di leucemia poco dopo aver lasciato l'incarico di governo in quella che è stata per ora l'unica parentesi di centro-destra nei tre gabinetti di Angela Merkel (2009-2013).

 


Guido Westerwelle con Angela Merkel nel 2009


 

Nato a Bonn nel 1961, Westerwelle aveva studiato giurisprudenza ed era entrato giovanissimo nella FDP, affascinato dalle figure di Otto Graff Lambsdorff e Hans-Dietrich Genscher. Quest'ultimo sarà il suo mentore fino alla fine della sua avventura politica, conclusasi in un primo tempo nel 2011, anno nel quale lasciò la presidenza di un partito in forte crisi di consenso e poi definitivamente nel 2013, con la fine dell'esperienza di governo dei liberali. Diventato segretario dell'FDP a trentatré anni, l'assemblea generale del partito lo elesse presidente sette anni dopo.

 

L'era Westerwelle è stata segnata da grandi successi, ma anche da clamorose sconfitte. A seguito della mozione di sfiducia costruttiva nei confronti del Cancelliere Helmut Schmidt e all’emergere di una quarta formazione sullo scacchiere politico tedesco (i verdi), il partito liberale degli anni Novanta aveva ormai svoltato nettamente a destra, diventando la spalla fondamentale della CDU/CSU e abbandonando il ruolo di junior partner della SPD. Westerwelle agevolò questo riposizionamento del partito, facendone una forza a difesa del libero mercato e dei diritti civili.

 

Accanto al successo elettorale del 2005 (9,8 per cento) che rese l'FDP la prima forza di opposizione e al travolgente risultato del 2009 (14,6 per cento), il miglior nella storia del partito, la guida di Westerwelle è stata segnata anche da battute d'arresto e sconfitte pesanti, una all'inizio (2002) e l'altra alla fine della sua carriera (2013). Nel 2002, quando Gerhard Schröder sfidò Edmund Stoiber per la Cancelleria, Westerwelle lanciò il “Projekt 18”, una campagna che avrebbe dovuto consacrare l’FDP come terzo grande partito popolare tedesco con almeno il 18 per cento dei suffragi. L’obiettivo era di coinvolgere maggiormente i giovani nelle vicende politiche del paese attraverso una cosiddetta Spaßwahlkampf, una campagna elettorale divertente e situazionista. Il tentativo di trasformare l’FDP in un partito di protesta fu tuttavia disastroso: l’FDP non superò il 7,4 per cento e subì un gravissimo danno di immagine. Lo stesso Westerwelle ne uscì pesantemente indebolito. L’eco di quella fallimentare esperienza è riemersa di tanto in tanto nel dibattito politico tedesco, quando si è trattato di screditare il leader dell’FDP. Molto più tragico l'epilogo del 2013, quando l'FDP uscì dall'esperienza di governo con la signora Merkel con le ossa rotta. Incapaci di imporre una riforma del fisco così come promessa agli elettori quattro anni prima, i liberali rimasero di poco sotto la soglia di sbarramento (4,7 per cento).

 

Leader energico, provocatore consumato, oratore scoppiettante, Westerwelle fu criticato a sinistra per battute che rimarranno negli annali della storia politica tedesca e che fanno senz'altro onore a un leader liberale. Da Ministro degli Esteri, criticando l’assistenzialismo in voga nella Repubblica federale, parlò del sistema di welfare come esempio di “decadenza tardoromana” (spätrömische Dekadenz). In un'altra occasione, difendendo uno degli slogan che resero popolare l'FDP disse: “Se in Germania si viene attaccati per aver detto che colui che lavora deve guadagnare di più di chi non lavora, allora siamo in pieno socialismo”. La sua verve e la sua incredibile forza polemica andò tuttavia persa una volta diventato Ministro degli Esteri. A quel punto, come peraltro capitato ad alcuni leader socialdemocratici prima e dopo di lui, fu oscurato e neutralizzato dalla Cancelliera.

 

Dopo la sua uscita di scena, nel pieno della malattia, aprì una fondazione a metà tra un think-tank e una agenzia di marketing (Westerwelle Foundation) e scrisse un libro (“A metà tra due vite”), la cui presentazione ufficiale è stata ospitata dal settimanale Der Spiegel a Berlino lo scorso autunno. In quell'occasione Westerwelle, accompagnato e sostenuto dal suo compagno, Michael Mronz, riapparve in pubblico visibilmente dimagrito e provato dalla chemioterapia. Questa mattina l'annuncio.

 

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