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Guardare Putin a bocca aperta

Il presidente russo ha sorpreso tutti prima con il suo intervento in Siria e poi, di nuovo, annunciando il (parziale) ritiro delle truppe. Cosa c'è da sapere su quanto sta accadendo in medio oriente e sugli scenari futuri.

16 Marzo 2016 alle 15:01

Guardare Putin a bocca aperta

Il presidente russo Vladimir Putin (foto LaPresse)

Putin, Assad, gli americani, lo Stato islamico e chi lo sta combattendo. Tre analisi per comprendere cosa sta accadendo in Siria e per capire cos'è successo e cosa potrà accadere.

 


 

La differenza tra Erdogan e Putin

di Adriano Sofri

 

Putin ha sorpreso la coalizione a guida americana col suo intervento in Siria, e l’ha sorpresa di nuovo al suo (parziale) ritiro. Se ne può intanto dedurre una decisa inclinazione della coalizione a guida americana a farsi sorprendere. Ieri, dopo conferme di osservatori siriani e iraniani, secondo cui il famoso Omar al Shishani, il ceceno-georgiano capo militare dell’Isis, era ricoverato “in stato vegetativo” in un ospedale di Raqqa, gli americani ne hanno finalmente comunicato la morte. Si può pensare che sia il colpo più duro inferto alla capacità combattente dell’Isis, e il più vantaggioso per Putin, dal momento che i ceceni e gli altri “russi” nei ranghi del Califfato aspettano di tornare a battersi a casa. [continua]

 


 

Storia di un’irritazione molto discreta e recente tra Mosca e Damasco

di Daniele Raineri

 

Il presidente russo Vladimir Putin annuncia il disimpegno militare della Russia dalla guerra civile in Siria, ed è ancora presto per dire se si tratta di un ritiro in piena regola oppure di una semplice riduzione delle forze – almeno fino a quando non si saprà quanti aerei ed elicotteri russi restano in Siria. Ieri il Pentagono ha detto di avere visto “meno di dieci aerei lasciare” il paese, e si tratta di una quantità che non cambierebbe in modo sostanziale la natura e l’efficacia della presenza russa. Molti osservatori parlano di queste manovre militari come di un avvertimento in codice diretto dal leader russo al presidente siriano Bashar el Assad. Negli ultimi mesi il rais di Damasco si sta comportando un po’ troppo da free rider: si gode una rimonta militare trionfale – e insperata – sotto l’ombrello della copertura aerea schiacciante garantita da Mosca ma ne ignora le richieste politiche precise, aderire sul serio ai negoziati di Vienna. Il rapporto tra i due, tra Putin e Assad, non è mai stato investigato, anche per l’opacità che circonda entrambi. Ma dentro la coalizione 4+1, formata da Russia, Iran, Siria, Iraq e Hezbollah, c’è tensione, ed è in aumento a causa di una serie di problemi. [continua]

 


 

I calcoli di Putin in Siria, il futuro di Assad e il ruolo degli occidentali. Parlano alcuni esperti

 

Perché Vladimir Putin si ritira dalla Siria? La notizia ha sorpreso tutti, alleati e non alleati della Russia, così abbiamo chiesto ad alcuni esperti di provare a spiegare le motivazioni di questa decisione, e le sue conseguenze. C’è chi pensa che, uscendo dalle missioni militari in Siria, Putin voglia mettere pressione sul dittatore siriano Bashar el Assad, e c’è chi pensa che invece, dopo sei mesi di campagna russa a suo sostegno, Assad sia molto forte, pressoché inamovibile, in grado di resistere da solo. Intanto però Vladimir Putin ha raggiunto un obiettivo per lui decisivo: diventare un interlocutore al pari degli altri, degli americani, degli europei, uscire dall’isolamento causato dalla crisi ucraina e tornare centrale su molti dossier rilevanti. “Ritirarsi adesso è una ‘win-win solution’ per Putin – dice al Foglio Matthew Kaminski, direttore di Politico Europe – E’ intervenuto sei mesi fa rovesciando i calcoli internazionali, ha condotto una campagna militare che non ha incontrato nessuno degli ostacoli tipici delle missioni a guida occidentale nei media o nell’opinione pubblica, ha chiesto se i target colpiti fossero quelli prefissati, se ci fosse una minaccia alla sicurezza nazionale o le cose che vengono chieste ai nostri leader. Anzi, Putin ha distolto l’attenzione dai problemi economici, dalla sua incapacità di riformare il regime, e ha rilanciato la potenza russa nel mondo. Ora che Assad è sufficientemente forte, grazie alla copertura di Mosca degli ultimi sei mesi, il capo del Cremlino può ritirarsi e giocare sul tavolo della diplomazia alla pari degli altri”. [continua]

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