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Per Maduro la soluzione al disastro economico del Venezuela è l'esproprio socialista

Il governo di Caracas, pressato dal prezzo del petrolio e dalla superinflazione, ha decretato lo stato di emergenza economica, che gli dà il potere di espropriare beni, immobili e imprese privati. Le risposte dell’opposizione

18 Gennaio 2016 alle 16:34

Per Maduro la soluzione al disastro economico del Venezuela è l'esproprio socialista

L'inflazione reale in Venezuela supera il 270 per cento (foto LaPresse)

Il Venezuela affonda nella crisi economica e il governo chavista cosa fa? Si inventa un decreto per espropriare le imprese private.
La Banca centrale ammette ufficialmente che tra gennaio e settembre del 2015 i prezzi sono aumentati del 109 per cento, ma l'inflazione reale supera il 270 per cento. A Caracas, chi non ha dollari in tasca per comprare al mercato nero non riesce a procurarsi nemmeno lo zucchero, il latte, la farina. Il presidente Nicolás Maduro ha riconosciuto che lo stato dell'economia nazionale è "catastrofico". Si è detto vittima di una "impietosa guerra"  contro il socialismo e ha decretato lo stato di "emergenza economica" per 60 giorni.

 

Tra le varie decisioni che il governo potrà prendere d'imperio grazie alla dichiarazione d'emergenza c'è la possibilità di requisire beni e immobili privati. Imprese comprese. Potranno essere requisiti mezzi di trasporto e depositi di merce considerata di prima necessità. Il governo potrà fissare "un limite massimo all'entrata e all'uscita" di moneta e restrizioni a operazioni commerciali e finanziarie.

 

Maduro ha necessità di allontanare lo spettro del default. Lo fa mostrando solo una parte dei conti dello stato. Sbandiera i dati sul debito estero pagato: 27 miliardi di dollari nel 2015. Assicura che nel 2016 potrà pagare altri 14 miliardi. Il tracollo del prezzo del greggio non aiuta. Il Venezuela è un grande esportatore di petrolio e ha una delle riserve di crudo più consistenti del pianeta, ma gran parte dei profitti del greggio sono già ipotecati dai pagamenti degli interessi dei prestiti accordati dalla Cina, che si fa pagare direttamente in crudo.  La produzione di petrolio è crollata dopo la cacciata da Pdvsa, l'impresa pubblica del petrolio, di tutti i quadri e i dirigenti considerati "nemici".

 

[**Video_box_2**]Per la prima volta dall'inizio dell'èra chavista il Parlamento  non è controllato dal governo. Dopo le elezioni di dicembre il partito di opposizione Mud ha ottenuto la maggioranza degli scranni, e adesso avrà otto giorni di tempo per decidere come e se bocciare il decreto presidenziale. In caso di bocciatura il decreto passerà all'esame della Sala Costituzionale del Tribunale supremo, a maggioranza chavista.

 

Bocciare il decreto avrà quindi un costo politico per l'opposizione, che sta trattando con Maduro per un'amnistia nei confronti dei detenuti politici – di cui finora il governo non ha mai ammesso l'esistenza, considerandoli "attentatori all'integrità della nazione".

 

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