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La sinistra e il terrore

“In Siria bombardare non basta. Ora servono boots on the ground”. Intervista con Peter Mandelson. “Sono molto amareggiato per la posizione di Jeremy Corbyn. Non è un pacifista, lui si considera anti-imperalista o anti-Occidente".

4 Dicembre 2015 alle 06:27

La sinistra e il terrore

Il leader del partito laburista inglese Jeremy Corbyn (foto LaPresse)

Roma. “Sono molto amareggiato per la posizione di Jeremy Corbyn. Non è un pacifista, lui si considera anti-imperalista o anti-Occidente. Potrà trovare tutti i modi che vuole per giustificare abilmente la sua posizione, ma il suo approccio è totalmente irresponsabile e motivo di imbarazzo per il Labour”. Lord Peter Mandelson, l’architetto del Labour ai tempi di Tony Blair, ha seguito il dibattito parlamentare di mercoledì sui bombardamenti in Siria, nel corso del quale il suo partito si è spaccato. Il leader laburista, Jeremy Corbyn, dallo scorso settembre alla guida del partito, ha votato contro la proposta del governo di David Cameron di estendere i bombardamenti in Siria.

 

“Nessuno pensa – dice Mandelson al Foglio – che la situazione sia semplice o lineare in Siria, ma la coalizione internazionale contro l’Isis deve essere fatta funzionare e ciò richiede il pieno coinvolgimento della Gran Bretagna. C’è così tanto in gioco. L’Isis è un chiaro e presente pericolo per noi in Europa. Hanno portato il loro terrore nel nostro continente e noi non possiamo restare in disparte a non far nulla. Estendere gli attacchi aerei è solo una parte della strategia”.

 

Il Labour intanto è nel caos: sessantasei deputati hanno votato a favore dei bombardamenti e l’ex sindaco di Londra Ken “Il Rosso” Livingstone ha detto che i dissidenti non dovrebbero essere ricandidati alle prossime elezioni politiche. “Questo fa parte della tattica di Corbyn; fare un restyling del Labour e trasformarlo in uno strumento dell’estrema sinistra, eliminando quei deputati del Labour che non sono d’accordo con questo scopo e allo stesso tempo rimettendoli al loro posto. Ma sempre più deputati laburisti stanno prendendo coscienza di cosa sta succedendo e stanno respingendo l’attacco. C’è una reazione crescente contro i metodi usati dai supporter di Corbyn e anche se ci vorrà tempo per far tornare di nuovo mainstream il Labour, questo deve essere il nostro obiettivo”. Ma l’attuale Labour può vincere contro i Conservatori? “Con questo leader, il Labour non può battere i Conservatori. Non ci riprenderemo mai finché non saremo di nuovo al centro della politica inglese. Dobbiamo modernizzare le nostre policies, renderci rilevanti di nuovo e mettere radici organizzative fresche nel Paese. Io non so quanto tempo ci vorrà ma l’Inghilterra deve avere di nuovo un centrosinistra responsabile alternativo ai Conservatori”.

 

[**Video_box_2**]Mandelson ha molto apprezzato l’intervento di Hilary Benn, ministro ombra degli Esteri, contro “i fascisti” dell’Isis. “Benn ha parlato a nome di tutto ciò che c’è di sano, rispettabile e internazionalista nel Labour Party. Ero orgoglioso di quel discorso, orgoglioso del fatto che abbia parlato in quel modo. Il Labour non dovrà mai diventare un partito isolazionista che ignora il terrore nella speranza che esso non si muova nella nostra direzione. Non puoi ignorare il comportamento barbaro dell’Isis contro donne, cristiani, gay e tutti coloro che si oppongono alla loro ideologia. Potrebbe essere una lunga battaglia per distruggere l’Isis, ma non abbiamo alternativa se non combattere”. Quando il premier era Blair, la Gran Bretagna era in prima linea nella cosiddetta Guerra al Terrore, insieme con il presidente americano George W. Bush e alla coalizione guidata dagli Stati Uniti. Che cos’è successo in questi anni? Com’è cambiato il ruolo della Inghilterra? “Il ruolo della Gran Bretagna – dice Mandelson al Foglio – non dovrebbe cambiare, ma la strategia internazionale per combattere il terrore è diventata più sofisticata e solida. Gli errori, quelli onesti, sono stati fatti in passato, ma ciò non rappresenta una motivazione, per noi, per diventare passivi di fronte al terrore”. Quindi bisogna reagire e combattere. Già, ma come? I bombardamenti possono essere sufficienti o servirebbe un impegno sul campo? “I bombardamenti non saranno sufficienti. C’è bisogno dei ‘boots on the ground’. La domanda è di chi saranno e di che tipo di persone c’è bisogno per riempirli”.

 

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