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Tra virgolette - di Naftali Bennett

Lo Stato islamico capisce solo una cosa: la forza. A proposito di modello israeliano

Il ministro israeliano dell’Educazione e per la Diaspora, è intervenuto sul Wall Street Journal, per spiegare cosa si può fare contro la minaccia estremista

21 Novembre 2015 alle 06:18

Lo Stato islamico capisce solo una cosa: la forza. A proposito di modello israeliano

Naftali Bennett

Roma. Naftali Bennett, ministro israeliano dell’Educazione e per la Diaspora, è intervenuto ieri sul Wall Street Journal, quotidiano liberale americano, suggerendo che “Europa e Stati Uniti possono seguire lo spartito israeliano per sconfiggere il terrorismo islamico”. Una tesi che abbiamo argomentato, su queste colonne, fin da subito dopo gli attentati di Parigi. La democrazia israeliana è sotto assedio da decenni – ieri tre cittadini sono stati accoltellati a Tel Aviv, due sono morti; altri tre uccisi in Cisgiordania – ma ha mostrato una vitalità ideale e organizzativa ancora sconosciuta in Europa. Salvando così la libertà e molte vite umane. “Il 27 marzo 2002 – scrive Bennett – un attentatore suicida entrò nel Park Hotel a Netanya e si fece esplodere. Trenta persone che pochi minuti prima si stavano sedendo per il rituale Seder di Pesach furono trucidate. Una scena di celebrazione e civiltà fu trasformata in un macello, come a Parigi la scorsa settimana. Quell’attacco arrivò al culmine della Seconda Intifada, un conflitto che alla fine avrebbe causato la morte di 1.000 israeliani”.

 

“Il mio paese, Israele, sembrò paralizzato e la sensazione a livello nazionale era che l’esercito non sarebbe stato in grado di sconfiggere la campagna terroristica. L’unica via per fermare gli attacchi, dicevano molti presunti esperti, era quella che consisteva nell’utilizzo di mezzi politici. Avevano torto. Due giorni dopo quel massacro nell’hotel, il governo israeliano lanciò un’operazione militare chiamata ‘Scudo difensivo’ per bloccare gli attentatori suicidi e riprendere il controllo delle città palestinesi in Cisgiordania. E funzionò. Nel giro di qualche settimana dall’inizio dell’operazione, il numero di attacchi e di vittime israeliane diminuì dell’80 per cento; ci fu bisogno di tempo ma alla fine gli attacchi suicidi furono azzerati. Dimostrammo che il terrore poteva essere sconfitto. L’Europa, gli Stati Uniti e i loro alleati possono sconfiggere i terroristi dello Stato islamico. Il primo passo è decidere di contrattaccare. Il passo successivo è comprendere che i droni e i missili non saranno sufficienti. Occorrono truppe sul terreno”. Bennett a questo punto ricorda lo smantellamento dell’infrastruttura terroristica avvenuto casa per casa tra Nablus, Jenin, Jerico e Tulkarm, cui lui stesso scelse di partecipare da militare, rientrando dagli Stati Uniti dove lavorava come imprenditore nell’hi-tech. “Capisco che l’espressione ‘boots on the ground’ incuta timore e che il mondo occidentale si è abituato a forme di contrattacco sterili. Tuttavia dobbiamo essere onesti: questi attacchi danneggiano l’Isis, ma non lo distruggeranno, Per vincere, il mondo deve andare all’offensiva. Quello che Israele fece nel 2002 è un modello di come il terrore può essere sconfitto. I soldati potranno essere messi in pericolo, ma il numero di civili salvati sarà molto maggiore. L’Europa deve anche condividere l’intelligence dentro e fuori il continente. Israele, su quel fronte, può aiutare”.

 

[**Video_box_2**]“L’occidente ha dimostrato in passato la sua capacità di proiettare la propria potenza e muovere le proprie truppe in luoghi distanti. Quello che Israele dimostrò nel 2002 fu che quando tu sposti il conflitto in territorio nemico, allora il nemico incontrerà difficoltà a portare il conflitto vicino a te”. Con lo Stato islamico non sta andando così. Infine, come Israele, “Europa e Stati Uniti fronteggiano un pericolo terrorista che è appostato anche nelle loro città. Centinaia di giovani occidentali sono stati incomprensibilmente attratti dal culto della morte dell’Isis. (…) Per individuare queste minacce, Europa e America devono rafforzare le loro tecniche di sorveglianza. Libertà, libertà di parola in particolare e diritti umani sono i pilastri delle nostre democrazie, ma in Israele li bilanciamo con le esigenze di sicurezza nazionale”. “Il mondo dev’essere determinato e non esitare quando è sfidato da avversari come l’Isis. Questi terroristi capiscono solo un linguaggio: quello della forza”.

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