L'ultimo dibattito televisivo tra candidati repubblicani regala ben pochi sussulti

Poca voglia di strafare, solito canovaccio e tanti slogan. Bene Rubio, mentre Jeb Bush continua a stentare.

11 Novembre 2015 alle 08:57

L'ultimo dibattito televisivo tra candidati repubblicani regala ben pochi sussulti

Donald Trump e Jeb Bush durante il dibattito televisivo

“Anche le questioni economiche possono essere emozionanti”, ha concluso Neil Cavuto, uno degli anchorman di Fox Business, simpatico modo per sbertucciare i rivali di Msnbc e il loro modo aggressivo e confuso di condurre l’ultimo dibattito fra candidati repubblicani. L’economia sarà anche emozionante, ma quello di ieri sera a Milwaukee è stato un dibattito di raro pallore, anche per via della triade Cavuto-Bartiromo-Baker che in una serata non elettrizzante ha lanciato molte “softball” ai candidati, dando occasioni insperate di ripetere il solito canovaccio e i soliti slogan. Quando diversi candidati sul palco finiscono le parole prima che sia scaduto il tempo a loro disposizione significa che in sala non c’è proprio voglia di strafare.

 

Chi aveva un disperato bisogno di riscattarsi era Jeb Bush, perdente del dibattito di Boulder e da lì in poi precipitato in una preoccupante sequenza di inciampi, che ha offerto una performance vitale ma non sempre brillante, talvolta perfino legnosa. Fare peggio dell’ultima volta era difficile, ma si è tenuto per lo più alla larga dall’ex protegé e ora rivale diretto, Marco Rubio, che ha avuto un’altra buona serata, ottima se si considera che nel giro di dieci giorni sulla bandiera di queste primarie repubblicane è comparsa la scritta “tutti contro Rubio”. Davanti agli organizzatori di Fox e del Wall Street Journal, garanti giornalistici dell’elettorato del Gop, l’importante era mostrare un impeccabile pedigree conservatore, specialmente in materia economica.

 

Vanno forte, almeno in teoria, le proposte di flat tax di Ben Carson e Ted Cruz. Jeb non ha mancato di sottolineare che il suo piano è stato giudicato dall’editorial board del Wall Street Journal il più “pro crescita” nel panorama repubblicano, e Rubio ha difeso con autorevolezza il suo fianco scoperto a destra: nel suo piano fiscale l’aliquota massima è al 35 per cento (poco meno del 39 per cento attuale) e gli assegni per i figli e altre misure di sostegno alla famiglia non s’accordano perfettamente con i dettami della politica economica più ortodossa del conservatorismo. Quando Rand Paul ha provato a dire che il suo piano non è davvero conservatore, lui gli ha restituito l’accusa sul campo della politica estera, pungendolo sul nervo isolazionista che fa imbestialire chi caldeggia il ritorno della leadership americana globale. Confondere la Siria con l’Iraq quando si parla di no fly zone non ha aiutato Paul a mandare un segnale di credibilità, specialmente su un tema che Rubio mastica meglio di tutti gli altri candidati.

 

[**Video_box_2**]Per il resto John Kasich ha interrotto i colleghi ogni volta che ha potuto, Carly Fiorina ha fatto bella mostra di conoscere personalmente chiunque, da Putin in giù. Donald Trump ha ricordato qualche decina di volte quanti miliardi ha guadagnato e quanti posti di lavoro ha creato, ma perfino lui alla fine sembrava più ansioso di partire per il prossimo evento in New Hampshire che di unirsi al chiacchiericcio post dibattito.

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