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Gli uomini della Zaslon

Mosca invia a Damasco un’unità segreta russa molto speciale

Il governo russo smentisce la replica del “modello ucraino” in Siria. Ci sono spostamenti di truppe verso l’interno. Gli uomini della Zaslon, la protesta della Nato.

6 Ottobre 2015 alle 20:27

Mosca invia a Damasco un’unità segreta russa molto speciale

Un uomo delle forze speciali russe

Roma. L’ammiraglio russo Vladimir Komoyedov smentisce la notizia che lui stesso aveva dato lunedì e dice che non è vero che volontari russi (quindi non forze regolari) andranno in Siria a combattere assieme ai soldati del presidente Bashar el Assad. Komoyedov è l’ufficiale di collegamento tra il presidente Vladimir Putin e il Parlamento russo e le sue dichiarazioni di lunedì erano state considerate credibili e anche rilanciate sul New York Times. “Non possiamo fermarli”, aveva detto. Altre fonti ben informate parlano dell’arrivo a Damasco di un distaccamento dell’intelligence militare (Gru) ora al lavoro con i colleghi siriani e della presenza delle forze speciali Zaslon (in russo significa “schermo, copertura”) che invece fanno capo ai servizi segreti russi Svr – il settore d’intelligence che si occupa delle operazioni all’estero.

 

La smentita dell’ammiraglio non chiarisce la questione dei volontari e delle truppe di terra in via definitiva. Se il governo russo ha deciso di adottare il recente passato in Ucraina come modello per questa operazione in Siria allora ci sarà ambiguità (del resto: è una guerra). Le reti americane Cnn e Nbc segnalano lo spostamento di truppe e di artiglieria russe dalla costa verso l’interno della Siria, in particolare verso l’ippodromo della città di Hama, ora trasformato in una base.

 

La Nato rifiuta le spiegazioni di Mosca sul doppio sconfinamento di aerei russi nello spazio aereo della Turchia negli ultimi giorni. Secondo il ministero della Difesa russo è successo “a causa del maltempo”, ma proprio quel giorno le previsioni del tempo su una tv russa annunciavano con brio che “il tempo è ideale per i raid aerei sulla Siria” – come molti siti di news in tutto il mondo hanno rilanciato.

 

Alla fine di settembre un report pubblicato dalla Jane’s Intelligence Review (è un sito a pagamento specializzato in notizie militari e nel suo campo è considerato una fonte credibile) ha rivelato che l’intelligence militare russa a Damasco lavora all’interno del palazzo del ministero siriano della Difesa nella centralissima piazza degli Omayyadi e che gli uomini delle forze Zaslon fanno base a meno di cinque chilometri dai colleghi, dentro l’ambasciata russa di via Tishreen. In passato i guerriglieri siriani fuori città hanno preso di mira entrambi i luoghi con colpi di mortaio.

 

[**Video_box_2**]La Zaslon è un’unità creata per agire in segretezza e le informazioni che la riguardano sono da trattare con un minimo di scetticismo. I media parlarono per la prima volta di un’operazione della Zaslon nel luglio 2006 in Iraq, quando il presidente Putin dette l’ordine di “scovare e uccidere” i sequestratori di quattro diplomatici russi rapiti il 6 giugno quasi davanti alla porta dell’ambasciata di Baghdad. I quattro violarono i protocolli di sicurezza e fermarono il loro Suv davanti a un negozio di alcolici appena prima dell’ingresso della Zona verde, l’area più sicura della capitale irachena. Furono rapiti e poi uccisi da un commando di uomini di Abu Mussab al Zarqawi. A quel tempo il terrorista giordano combatteva sotto la bandiera del cosiddetto Majlis Shura al Muahjeddin – cinque mesi più tardi gli stessi uomini, che già allora facevano la spola con la Siria, avrebbero cambiato il loro nome in Stato islamico in Iraq e nel 2014 sono diventati lo Stato islamico. La missione era senz’altro complicatissima nel caos della guerra irachena. Quello fu il primo incontro sul campo tra i servizi russi e il network estremista; oggi, quasi dieci anni dopo, sta diventando un’occupazione quotidiana.

 

Mark Galeotti, professore inglese esperto di intelligence russa, dice che la Zaslon era già a Baghdad nel 2003, prima dell’invasione americana, perché tra le sue varie mansioni c’era anche la distruzione di eventuali documenti compromettenti per Mosca rimasti negli archivi del governo di Saddam Hussein. Galeotti scrive che nel 2013 la Zaslon arrivò a Damasco con un incarico simile, in caso di caduta di Bashar el Assad. Ora si occupa di impedirla.

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