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Chi è Jimmy “Grillo” Morales, il comico che rischia di diventare presidente del Guatemala

Un attore si candida alle presidenziali e tra battute e slogan ha raccolto più voti di tutti. Ora parte da favorito al ballottaggio.

11 Settembre 2015 alle 15:03

Chi è Jimmy “Grillo” Morales, il comico che rischia di diventare presidente del Guatemala

Il candidato Jimmy Morales (foto LaPresse)

Un Grillo col cognome di Evo Morales. Così si potrebbe riassumere il profilo di Jimmy Morales, il candidato che lo scorso 6 settembre è arrivato in testa al primo turno delle presidenziali in Guatemala, dove il presidente eletto era appena finito in galera. E come il presidente boliviano, già pastorello di lama sulle Ande che raccoglieva le bucce di frutta buttate dai passegeri dei bus per mangiarle, anche Jimmy, nato a Città del Guatemala il 18 marzo 1969, ha avuto un’infanzia difficile. Da ragazzino andava in strada a vendere banane, scarpe e biglietti natalizi e così ha raccolto i soldi per studiare, grazie anche a quell’ambiente delle chiese protestanti in cui la sua famiglia era inserita. Perito contabile in un istituto evangelico, oltre a una laurea in Amministrazione di impresa e a un dottorato in Sicurezza strategica, ha ottenuto anche un’abilitazione da professore in teologia, presso un seminario battista. Imprevedibilmente, però, è poi diventato famoso come comico. “Nito e Neto” si chiama la coppia che lui e il fratello Sammy interpretrano da 15 anni in un programma tv intitolato “Moralejas”. Due vaccari ignoranti dell’est del Guatemala con baffoni e cappelloni di cuoio: un po’ una versione centro-americana di Alex e Franz, incrociati con il Nino Manfredi “barista di Ceccano”. È umorismo di grana molto grossa, spesso accompagnato da quell’insistente suono di marimba che è un’icona del Guatemala più profondo. Una scena che si può trovare su YouTube,  ad esempio, mostra Neto che per fare il macho mangia un peperoncino e poi, quando gli viene da piangere, dice che si è ricordato della mamma. In un’altra, seduto sulla tazza di un gabinetto pubblico, si mette a parlare col “vicino” del bagno accanto, senza capire che l’altro in realtà sta al cellulare. A un certo punto, sull’onda del successo Nito e Neto si sono messi a fare ben sette film. In uno di questi, Neto si metteva appunto in testa di candidarsi alla presidenza. “Un presidente col sombrero” era il titolo.

 

Sembrava uno scherzo e invece è stata una premonizione. Già nel 2011 Jimmy Morales si era candidato a deputato, con un partito di destra. Non è stato eletto, ma ci ha preso gusto e stavolta ha puntato al massimo, con la lista fai-da-te Fronte di convergenza nazionale. Nel frattempo, un micidiale scandalo di mazzette sulle tariffe doganali ha prima falcidiato il governo e infine ha mandato in galera lo stesso presidente eletto, Otto Pérez Molina, un ex-militare che si era fatto eleggere proprio promettendo contro la corruzione “mano dura, testa e cuore”. Sullo sfondo, un’ondata di manifestazioni e proteste che ha spinto qualcuno a parlare di “primavera guatemalteca”. “Né corrotto, né ladro”, è stato lo slogan con cui si è fatto propaganda il comico-economista-teologo-stratega che si presenta anche come scrittore, attore, regista, produttore, imprenditore, docente universitario, comunicatore, accademico, filantropo e politico. Più che districarsi tra tutte queste carriere, la sua difficoltà maggiore è stata quella di farsi distinguere dal fratello. Per questo iniziava tutti i suoi comizi con lo slogan: “Soy Neto, no soy bonito, pero soy coqueto”. (“Sono Neto, non sono bello però sono civettuolo”). E poi: “Sono vent’anni che vi faccio ridere. Prometto che non vi farò piangere”. “La mia aspirazione più alta è che tra cent’anni si dica che sono stato io il miglior presidente della storia del Guatemala”.

 

[**Video_box_2**]In molti dicono che dietro di lui ci siano interessi imprenditoriali e militari poco confessabili ma in realtà il magnate Manuel Baldizón, che all’inizio della campagna elettorale era dato come sicuro vincitore del primo turno e in probabile ballottaggio con la ex first lady Sandra Torres, è ancora più chiacchierato. Alla fine Jimmy Morales ce l’ha fatta ed è arrivato primo con il 25,8 per cento e ora è lui il favorito al ballottaggio, anche se non si sa ancora il nome del suo sfidante a causa di ricorsi e riconteggi che stanno ritardando l’identificazione del secondo concorrente. Secondo gli ultimissimi dati, Sandra Torres è data al 19,74 per cento mentre Baldizón è fermo al 19,65.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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