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L’America pro choice adesso scopre il disagio di vedere l’aborto da vicino

La settimana scorsa il dipartimento della Salute americano ha informato il Congresso in merito al gran dibattito su Planned Parenthood. L’associazione, si legge in una lettera inviata ai rappresentanti, non viola alcuna legge quando alcuni dei suoi manager discutono dell’uso di organi e tessuti dei feti abortiti per la ricerca medica.

19 Agosto 2015 alle 06:01

L’America pro choice adesso scopre il disagio di vedere l’aborto da vicino

New York. La settimana scorsa il dipartimento della Salute americano ha informato il Congresso in merito al gran dibattito su Planned Parenthood. L’associazione, si legge in una lettera inviata ai rappresentanti, non viola alcuna legge quando alcuni dei suoi manager discutono dell’uso di organi e tessuti dei feti abortiti per la ricerca medica. Inoltre, “i ricercatori del dipartimento della Salute che studiano i tessuti fetali hanno confermato di averli ottenuti da organizzazioni non profit che hanno fornito garanzie sulla legalità del loro operato”.

 

Con rassicurazioni di natura legale, l’Amministrazione Obama tenta di spegnere una polemica scoppiata con una serie di video con telecamera nascosta girati dall’associazione pro choice Center for Medical Progress, in cui diversi manager di Planned Parenthood discutono con nonchalance dell’uso di tessuti e organi di bambini abortiti per la ricerca medica. Gli attivisti si fingevano ricercatori interessati a ottenere organi, portando gli interlocutori a discutere di procedure mediche per avere organi intatti, arrivando fino a esibire una sorta di listino prezzi che veicola la sgradevole impressione che si trattasse di una compravendita di materiale umano di scarto, come si chiama nella neolingua sterilizzata dell’ambito medico. Da lì è partita la controffensiva politica. Diversi candidati repubblicani hanno promesso di togliere i finanziamenti pubblici a Planned Parenthood (facendo leva su una legge che impedisce di usare fondi federali per gli aborti) e cinque stati hanno diramato ordini esecutivi per chiudere i rubinetti. L’Arkansas è l’ultimo della lista, dopo Louisiana, Alabama, Utah e New Hampshire. L’Amministrazione risponde alle polemiche dicendo che è tutto legale. Certamente l’uso di organi per la ricerca, previo consenso della madre, è consentito dalla legge e la pratica è conslidata in almeno tre branche locali di Planned Parenthood, in California, Oregon e nello stato di Washington.

 

[**Video_box_2**]Appena più scivoloso l’aspetto della compravendita, ma i leader di Planned Parenthood spiegano che dietro non c’è alcuna logica di profitto, si tratta semplicemente un sistema di rimborsi spese per i costi delle procedure eseguite dai medici e il trasporto del materiale. Prelevare tessuti comporta spese aggiuntive, che l’associazione legittimamente trasferisce ai centri di ricerca interessati, che dunque di fatto non sono acquirenti, ma soltanto beneficiari di una donazione. Rimane giusto quella fastidiosa sensazione indotta dalla leggerezza con cui la direttrice medica di Planned Parenthood discute di fegati e cuori di bambini abortiti sorseggiando un bicchiere di vino, ma se si razionalizza la questione, riducendola a una disputa strettamente legale,  l’associazione non ha molto da temere. Nella misura in cui la legge non è stata violata, il conseguente attacco politico è gestibile. Il fatto è che la serie di video non solleva una questione legale, ma una questione che ha a che fare con la moralità dell’aborto. Chi è graniticamente convinto che quel grumo di tessuti nel ventre di una donna non abbia nulla a che vedere con la vita non ha alcun problema con l’uso del materiale per la ricerca medica. Al contrario:  lo scarto umano, inutile per definizione, viene nobilitato da un utile impiego in laboratorio. Per chi invece è a favore dell’aborto, ma appena più incerto sulla solidità delle sue convinzioni, i video possono essere fonte di profonda inquietudine. Un’inquietudine che non ha a che fare con la legalità delle operazioni di Planned Parenthood, ma con la natura dell’aborto.

 

Come ha osservato Sarah Kliff, giornalista di Vox al di sopra di ogni sospetto di intelligenza con il mondo pro life, “quello che questi video cercano di fare è dividere quelli che sono tranquilli quando si parla di aborto da quelli che invece lo sostengono ma con un certo disagio, e che potrebbero inorridire di fronte al fatto che i feti vengono usati per la ricerca medica”. Se guardando le intere dodici ore di registrazione per un attimo viene il dubbio – basta soltanto il dubbio – che ciò di cui si parla sono vite, bambini, uomini non nati e smembrati ancora nell’utero per il bene della scienza, ecco che le cose improvvisamente si complicano. Le sofisticate argomentazioni di Planned Parenthood e le garanzie legali fornite dall’Amministrazione Obama sono efficaci sul terreno del diritto, ma non possono colmare il disagio esistenziale che i video suscitano. E’ questo il cuore del dibattito su Planned Parenthood.
 

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